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Nasce Storycube, la startup per moltiplicare il tuo talento

24 Maggio Mag 2016 1234 24 maggio 2016
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«La società è piena zeppa di talento, ma il modello attuale di individuare e reperire il capitale umano non riesce a valorizzarlo»: per questo nasce Storycube, una startup innovativa che vuole (anche) cambiare il paradigma della selezione del personale

Si chiama Storycube ed è una startup innovativa che vuole «moltiplicare il talento». Nata a Roma lo scorso marzo, ha per soci fondatori Cristina Nespoli, imprenditrice sociale e presidente di Enzo B e Giorgio Maggi, professionista nel campo del talent assessment, presidente di Homo Talent e autore di un libro dallo stesso titolo.

Giorgio, cos’è Storycube?
È una startup innovativa attiva nel campo del talent engagement, che vuole costruire un nuovo ponte tra la società e l’economia, tra i cittadini e le imprese. Noi partiamo da un assunto: la società è piena zeppa di talento, seppure grezzo. Il talento non è un dono per pochi eletti, ognuno di noi possiede inclinazioni naturali specifiche, ma non tutti ne sono consapevoli. Certo, lo sviluppo del talento dipende dal contesto, poiché il talento è socialmente costruito. In Italia dobbiamo creare le condizioni affinché il talento possa essere sfruttato sia a livello individuale sia a livello di ritorno per la comunità. Purtroppo non lo stiamo facendo. La nostra avventura allora parte da qui, da una domanda chiave: quanto capitale umano ci sta sfuggendo per mancanza di una visione strategica, che tenga conto dei cambiamenti strutturali della società in cui viviamo?

E voi come pensate di “catturare” questo talento?
La nostra mission è estrarre talento dalla storia di ogni persona. Concretamente vogliamo creare un’app indirizzata alle imprese, profit e non profit, per aiutarle ad ingaggiare i talenti. Per farlo occorre rompere il modello attuale di individuare, reperire e valorizzare il capitale umano, basti pensare a come funzionano ancora oggi i centri pubblici per l’impiego e le agenzie per il lavoro. Il modello più diffuso è quello psicometrico, che pone l’attenzione su competenze e titoli, noi invece proponiamo un modello etnografico, che oltre a queste cose considera anche parametri come le attitudini naturali, i valori, le passioni, gli interessi di ciascuna persona…

Perché queste cose contano?
Sono elementi che hanno un impatto significativo sullo sviluppo del talento, non è un discorso etico, sono parametri funzionali a scoprire il talento di una persona e a svilupparlo. Sul nostro sito ci sono già alcuni profili presentati in questo modo, si vede già dalla prima schermata che è un approccio completamente diverso. Dal punto di vista teorico, il modello etnografico tiene conto della complessità della società, è più sistemico, mentre il modello psicometrico isola i fattori e non tiene conto delle innovazioni e dei cambiamenti che sono intervenuti nella società. Il modello antropologico o etnografico è più aderente alla società di oggi, ai cambiamenti della persona e della persona al lavoro. La società postindustriale è basata su asset intangibili, è una società che produce prevalentemente beni e servizi immateriali: informazioni, conoscenza, innovazione, estetica, simboli, valori… Il talento e le attitudini diventano asset fondamentali, il talento è la nuova energia che fa girare il mondo.

Dal punto di vista delle organizzazioni che devono reclutare personale e collaboratori, perché questo paradigma è più funzionale?
Se selezioni una persona che ha valori divergenti dai tuoi, dopo un po' le vostre strade si separeranno, noi invece sensibilizziamo le imprese a fare un discorso più complesso, che tiene conto della totalità della persona. Le aziende non sanno quanto talento stanno perdendo, stiamo buttando capitale umano e questo svantaggia tutti, le imprese come la comunità. Non possiamo rimandare oltre, con una disoccupazione vicina al 50%: serve un nuovo paradigma per identificare il talento perché in questo momento abbiamo una massa enorme di talento non gestito, ma meglio si gestisce il talento, più l’intero ecosistema se ne avvantaggerà, diventando più competitivo e più solidale.

Da quando sarete operativi?
Siamo nati l’11 marzo, stiamo muovendo i primi passi, approcciando alcune realtà sensibili, cerchiamo partner industriali, istituzionali e scientifici che abbiano voglia di creare un nuovo modello. Ma già offriamo una soluzione customizzata per individuare talenti.

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