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L’apprendistato? Cala dell’ 8,1%, ma aumenta la formazione

14 Luglio Lug 2016 1758 14 luglio 2016
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La platea dei giovani assunti in apprendistato continua a ridursi. Nel 2015 la variazione dello stock medio di apprendisti è pari a -8,1% rispetto all’anno precedente. Lo rivela l’Isfol, istituto superiore dei formatori, nel XVI Rapporto di monitoraggio sull’apprendistato, realizzato in collaborazione con l’Inps e per conto del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali

Gli apprendisti in Italia ammontano a 410.213 lavoratori, il 13,6% degli occupati della fascia d’età 15-29 anni (contro i 446.227 del 2014, il 15,1% degli occupati 15-29enni).

La platea dei giovani assunti in apprendistato però continua a ridursi. Nel 2015 la variazione dello stock medio di apprendisti è pari a -8,1% rispetto all’anno precedente. Lo rivela l’Isfol, istituto superiore dei formatori, nel XVI Rapporto di monitoraggio sull’apprendistato, realizzato in collaborazione con l’Inps e per conto del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.

Tale trend negativo appare legato all’introduzione dell’esonero totale dal versamento dei contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro per un triennio, concesso nei casi di assunzione con contratto di lavoro a tempo indeterminato (Legge n. 190/2014), che ha evidentemente reso meno appetibile l’apprendistato. Nel 2015 i due tipi di contratto beneficiano di agevolazioni contributive di entità comparabile, ma l’apprendistato si accompagna a obblighi di natura formativa che vengono percepiti come oneri aggiuntivi da parte delle imprese.

In termini di flusso, il numero di apprendisti avviati nel 2015 è pari a 197.388, con una contrazione del 17,7% rispetto al 2014 (quando invece si era avuto un +3,1% rispetto al 2013). Le cessazioni nel 2015 ammontano a 155.355 lavoratori (-4,0% rispetto all’anno precedente). Le trasformazioni segnano invece un forte balzo in avanti, con una variazione del +23,5%, riconducibile agli effetti dell’incentivo offerto dalla L. 190/2014.

Dal punto di vista delle imprese, alcuni ambiti economici in cui in passato la presenza di apprendisti è stata significativa stanno perdendo rilevanza: le imprese di tipo artigiano rappresentano ormai solo un quarto del totale (25,7%), mentre nel 2008 erano il 37,8%; allo stesso modo se nel 2008 il settore delle Costruzioni rappresentava il 17,3% sul totale degli apprendisti, nel 2015 si ferma all’8,3%. Proprio quello delle Costruzioni è il settore in cui lo stock medio di apprendisti subisce la maggiore contrazione nel 2015 rispetto all’anno precedente (-16,5%). Se i settori economici del terziario sono ormai quelli che occupano la maggior parte degli apprendisti (66,1%), sono anch’essi interessati da forti contrazioni nel corso del 2015 (Attività finanziarie -11,4% dello stock medio di apprendisti; Commercio -11,2%).

Rispetto all’utenza dei giovani coinvolti, i lavoratori fino a 24 anni sono diminuiti fra il 2013 e il 2015 dal 53,3% al 47,5%. Parallelamente è cresciuta l’età media dei lavoratori in apprendistato, passata dai 24,5 anni nel 2013 ai 25 anni nel 2015.

Si evidenzia anche un progressivo allungamento dei tempi di permanenza in apprendistato. Nel 2010 i contratti che superavano la durata reale di un anno erano poco più della metà (50,0%). Dei lavoratori avviati nel 2013 invece il 55,4% risultava ancora assunto con la stessa forma contrattuale e nella stessa azienda dopo 12 mesi.

L’analisi longitudinale comparata di due generazioni di lavoratori assunti in apprendistato rispettivamente nel 2005 e nel 2010 conferma le difficoltà del quadro macroeconomico più generale. Nella generazione 2010, a distanza di cinque anni e quindi nel 2015, i non attivi sono il 28,7%; per la generazione 2005 solo il 22,1% risultava inattivo dopo lo stesso intervallo di tempo di cinque anni. Aumenta tuttavia la quota di apprendisti che dopo cinque anni vedono stabilizzato il proprio status con un contratto a tempo indeterminato, passando dal 40,5% della generazione 2005 al 42,0% della generazione 2010.

Delle tre tipologie di apprendistato delineate dalla normativa che si è succeduta a partire dal 2003, la forma professionalizzante è di gran lunga quella più utilizzata, rappresentando rispettivamente il 93% dello stock medio 2014 e oltre il 95% di quello del 2015.

Relativamente alle attività formative, sul totale degli avviati nel 2014 sono stati inseriti nei percorsi di formazione pubblica complessivamente 151.788 apprendisti, di cui il 96,8% con contratto professionalizzante. Il numero di apprendisti coinvolti in attività formative fa segnare un aumento del 5% rispetto al 2013, invertendo il trend di progressiva contrazione dei volumi di offerta. Parimenti sale al 34,1% il tasso di copertura, ovvero il rapporto fra apprendisti formati e occupati: è il valore più alto registrato nel periodo dal 2003 al 2014.

Questo risultato positivo è frutto certamente di una progressiva crescita di capacità attuativa presso le singole amministrazioni regionali/provinciali; ma soprattutto si deve alla specializzazione dell’offerta pubblica su una tipologia di intervento – quello volto allo sviluppo di competenze di base e trasversali – che presenta maggiori possibilità di standardizzazione oltre che una durata media più contenuta. Infatti, gli interventi disponibili nel 2014 nell’ambito dell’offerta regionale sono per lo più interventi che hanno come finalità lo sviluppo di competenze di base e trasversale (88,5%), per un massimo di 120 ore.

La durata media più breve degli interventi di formazione ne favorisce il completamento. Nel 2014 i giovani che hanno completato l’impegno formativo sono stati il 79,8%, con un aumento complessivo di 8,6 punti percentuali rispetto all’anno precedente.

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