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Il caso

Migranti, da Como ritrasferiti a Taranto?

22 Luglio Lug 2016 1704 22 luglio 2016
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Sono circa 100 i profughi ancora fermi alla stazione di Como San Giovanni. Il numero sarebbe sceso perché sei pullman organizzati alla dogana li avrebbero riportati negli hotspot pugliesi. La prefettura intanto ha fatto sapere che entro oggi monterà una tenda per accoglierli ed evitare che continuino a dormire sul prato

L’hanno chiamata emergenza. Ma quella dei migranti che si sono accampati nei pressi della stazione di Como San Giovanni non può essere definita tale. O almeno l’emergenza c’è nelle condizioni disumane in cui le persone si trovano. Ma non certamente nei numeri, basti pensare che attualmente a Ventimiglia ci sono circa 1200 migranti e a Como, invece, circa cento.

«Tutto è iniziato due settimane fa», spiega Michele Luppi, giornalista de Il Settimanale della Diocesi di Como. «Provano ad andare in Svizzera e poi sono stati rispenditi indietro. Si sono accampati nei pressi della stazione di Como San Giovanni. Ma il massimo a cui siamo arrivati è stato 250 persone circa, non di più. La situazione adesso è più tranquilla; ma ci sono tante donne e minori non accompagnati, non è giusto che debbano essere accolti in questo modo e dormire sul prato del parco nei pressi della stazione».

Eritrei, somali, etiopi, gambiani. Nessuno di loro è registrato e nessuno di loro vuole rimanere in Italia. Voglio superare la frontiera arrivare in Svizzera poi proseguire per la Germania. «C’è un gioco macabro in tutta questa situazione», continua Luppi. «Salgono sui treni e alla dogana di Chiasso sono costretti a scendere. E viene fatta quella che si chiama “riammissione semplice”. Qualche migrate “tenta la fortuna” più di una volta al giorno e non solo in treno: c’è chi tenta di fare a piedi il percorso ferroviario, chi ci prova, sempre a piedi ma percorrendo l’autostrada».

Il numero dei migranti si sta riducendo. «Ipotizziamo che alla dogana stiano organizzando dei pullman – ne sarebbero partiti già sei – per riportarli a Taranto. Pensiamo che ne siano stati trasferiti circa un centinaio». Molti dei migranti fermi a Como, infatti, sarebbero scappati dagli hotspot dove stazionavano prima di concludere tutte le procedure identificative. «Forse li riportano in quei centri per concludere il percorso di registrazione con le impronte digitali; ma nessuno, nessuno vuole chiedere asilo in Italia».

Fino a pochi giorni fa l'accoglienza è stata del tutto in mano al mondo del volontariato. Ad occuparsi dei migranti il Tavolo di Coordinamento dei Servizi per la Grave Emarginazione di Como, di cui fanno parte anche la Caritas Diocesana di Como e la Croce Rossa. Due giorni fa qualcosa si è mosso: «C’è stato un incontro in prefettura», conclude Luppi. «Non si è parlato di “trasporti” ma stando a quello che hanno deciso - comune e prefettura - entro stasera dovrebbe essere montata una tenda – non possono dormire sul prato bagnato. Apriranno le docce del campo sportivo di un collegio vicino alla stazione, il "Gallio", gestito dai padri Somaschi. E un presidio mobile della croce rossa rimarrà nei pressi della stazione, mentre la Caritas, nei prossimi giorni, avvierà una mensa apposita per loro e saranno portati, sempre nelle vicinanze di Como San Giovanni, dei bagni chimici».

Foto di Michele Luppi

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