Sos Villaggi dei Bambini

Sud Sudan, l'odissea dei bambini del Villaggio Sos

6 Settembre Set 2016 1337 06 settembre 2016

I 130 piccoli e ragazzi ospiti dell'organizzazione a causa del conflitto in corso dal 2013 sono in fuga. Sos Villaggi dei Bambini lancia un piano di risposta all'emergenza

  • ...
ISAAC KASAMANI:AFP:Getty Images Juba SUD SUDAN
  • ...

I 130 piccoli e ragazzi ospiti dell'organizzazione a causa del conflitto in corso dal 2013 sono in fuga. Sos Villaggi dei Bambini lancia un piano di risposta all'emergenza

Da cinque anni il Sud Sudan è una nazione indipendente, ma il Paese è in ginocchio. La crisi scoppiata nel 2013, e sfociata in una guerra civile, continua a produrre violenza e insicurezza. A luglio terribili scontri con carri armati, elicotteri e armi pesanti hanno provocato la morte di 300 civili e decine di migliaia di sfollati (che secondo le Nazioni Unite, sarebbero più di 70mila). Alcuni testimoni oculari, hanno raccontato di un attacco efferato, con uccisione di bambini, donne violentate per le strade e sparatorie sui civili, nelle aree intorno a Wau.

Il Villaggio Sos di Malakal

In questo contesto Sos Villaggi dei Bambini in Sud Sudan ha vissuto anni drammatici. Nel febbraio 2014, 100 bambini e 40 ragazzi sono stati evacuati dal Villaggio Sos di Malakal, insieme a 30 collaboratori, per scappare dalla guerra. Nell’agosto dello stesso anno sono stati trasferiti in un villaggio temporaneo a Jebel, nella periferia di Juba. I combattimenti del luglio scorso e il saccheggio del Villaggio hanno costretto a una nuova evacuazione.

«La violenza del mese scorso ci ha costretto ad evacuare di nuovo 86 bambini e 42 ragazzi dal Villaggio Sos di Juba, in una zona più sicura della città. Militari hanno saccheggiato tutte le case del villaggio, portando via cibo, acqua, vestiti, mobili. È terribile per questi bambini», racconta Richard Wani, direttore di Sos Villaggi dei Bambini a Juba.

Un'immagine dal Villaggio Sos di Juba

«Pensate cosa possa voler dire dover passare la vita a fuggire. Abbiamo dovuto infondere sicurezza e protezione. Sono per fortuna tutti in buona salute ma l’accesso alle cure mediche deve essere migliorato. Li abbiamo ora vaccinati contro il colera ma abbiamo bisogno di medici e infermieri. Stiamo tentando di garantire l’accesso alle scuole. Per i più piccoli non è un problema, per i ragazzi sì: alcune università in Sud Sudan hanno chiuso a causa del conflitto e non sappiamo nemmeno se riapriranno. Stiamo valutando altri Paesi come l’Egitto, l’Uganda, il Kenya, per garantire la loro istruzione», continua. «Gli scontri erano vicinissimi al Villaggio e i bambini sono stati traumatizzati dai combattimenti e dalle esplosioni. Quando vedono un uomo in uniforme piangono ancora e non dormono per giorni. Stiamo fornendo supporto psicologico ed emotivo. La zona non è ancora sicura. Non sappiamo quando e se potremo tornare a Juba».

A causa della ripresa delle ostilità, i prezzi dei beni alimentari in Sud Sudan sono aumentati drasticamente, arrivando in alcuni casi a toccare una cifra dieci volte superiore alla media degli ultimi cinque anni. È quanto emerge da un rapporto pubblicato a fine agosto da Famine Early Warning Systems Network, il network creato dall’Agenzia Usa per lo sviluppo internazionale per monitorare i prezzi alimentari. Secondo un recente rapporto del Programma alimentare mondiale (Pam), il Sud Sudan ha raggiunto il più alto livello d’insicurezza alimentare dall’inizio del conflitto nel 2013, complice l'aumento esponenziale dei prezzi degli alimenti.

«Per il momento riusciamo ancora ad acquistare cibo ma non sappiamo cosa accadrà. Sono preoccupato per la sicurezza dei bambini. Senza una soluzione politica, la situazione resterà precaria. Ora dobbiamo sostenere 500 bambini vittima dei conflitti, 300 minorenni non accompagnati e sviluppare linee guida di sicurezza per il Paese e per i nostri beneficiari. Oltre a questo abbiamo lanciato un piano di emergenza e di appello umanitario per consentire di Sos Villaggi dei Bambini Internazionale di partecipare alle operazioni di soccorso umanitario», conclude Wani.

In apertura foto di Isaac Kasamani/Afp/Getty Images

Le tappe del conflitto in Sud Sudan

Luglio 2011 - Sud Sudan diventa uno stato indipendente e diviene membro delle Nazioni Unite; il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite organizza una missione di pace e sicurezza (Unmiss) nel paese.
Marzo 2012 - Sos Villaggi dei Bambini in Sud Sudan si prepara per l’arrivo dei bambini dal Sudan e per riunire i bambini alle famiglie sfollate a causa dei conflitti pre-indipendenza.
Giugno 2012 - Sos Villaggi dei Bambini in Sud Sudan lancia un programma di emergenza per fornire assistenza medica e nutrizionale ai 6.000 bambini rimpatriati in Sud Sudan.
Dicembre 2013 – Scoppiano scontri tra le forze vicine al presidente Salva Kiir e quelle schierate accanto al vicepresidente Riek Machar.
Gennaio 2014 - Circa 100 bambini e 40 giovani accolti nel Villaggio Sos di Malakal, insieme a 30 collaboratori, vengono evacuati. Sos Villaggi dei Bambini lancia un appello che ricorda a tutte le parti coinvolte nel conflitto l’obbligo internazionale di protezione dei diritti dei bambini.
Aprile 2014 - In un viaggio straziante, tutte le famiglie Sos e i collaboratori di Malakal vengono trasferiti in strutture temporanee a Juba.
Agosto 2014 – Viene creato un Villaggio Sos temporaneo a Jebel, nella periferia di Juba.
Gennaio 2015 – Nascono programmi di rafforzamento familiare a Juba.
Agosto 2015 - Il presidente Salva Kiir firma un accordo volto a porre fine al conflitto nel Sud Sudan.
Giugno 2016 - L'Onu denuncia un aumento della violenza contro gli operatori umanitari nel Sud Sudan.
Luglio 2016 - Il Segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon condanna nuovi scontri tra le forze governative e di opposizione e chiede il rispetto dei termini dell'accordo di pace 2015.
Luglio 2016 - Nuova evacuazione dei bambini e ragazzi dal Villaggio Sos temporaneo a case in zone più sicure.

Contenuti correlati