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Rio 2016

La lezione delle paralimpiadi e la felicità

8 Settembre Set 2016 1212 08 settembre 2016
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Inizia la XV edizione dei Giochi paralimpici con 4500 atleti in rappresentanza di 176 nazioni. La lezione più importante che questi atleti ci danno, secondo l’economista Leonardo Becchetti, è «vedere i vincoli della vita come un dato di fatto e goder di ciò che si ha»

Guardiamo non a torto con un certo sospetto a tutto quanto ci viene propinato in pompa magna dalla grancassa dei mezzi di comunicazione. In questo caso però la novità della copertura crescente dei media per le paralimpiadi presenta aspetti interessanti e positivi.

Leonardo Becchetti

Aiutandoci ad abbandonare l’idea che i non normodotati siano condannati ad una vita di sofferenze e rimpianti e non possano invece godere e gioire di traguardi e successi raggiunti.

La letteratura empirica degli studi sulla soddisfazione di vita sottolinea in modo chiarissimo che il livello di benessere soggettivo delle persone diversamente abili è significativamente superiore a quello stimato dai normodotati che li osservano.

Il motivo è che uno dei meccanismi psicologici più importanti e sottovalutati che possediamo è quello dell’adattamento. In caso di shock negativi che colpiscono la nostra vita l’adattamento abbassa le aspettative ad un livello realistico e raggiungibile sulla base della nostra nuova situazione.

Poiché la felicità dipende da uno scarto positivo tra realizzazioni ed aspettative l’adattamento pone le condizioni perché possiamo essere felici anche nella nuova situazione.

Sono gli stessi meccanismi che, mutatis mutandis, spiegano perché sorprendentemente al crescere dell’età la felicità spesso aumenta anche se opportunità e vitalità possono ridursi dato che l’adattamento e la capacità di godere di ciò che si ha è una dote che si affina con il tempo.

Ma il messaggio ancora più importante delle paralimpiadi è che l’atteggiamento corretto nella vita non è quello di arrovellarci sul perché dobbiamo subire alcuni vincoli ma bensì quello di fare il massimo che possiamo assumendo quei vincoli come un dato di fatto. La vita insomma è una massimizzazione vincolata come direbbero gli economisti e una nota comune delle storie degli atleti paralimpici è proprio quella di essersi dati una missione compatibile con i loro vincoli, missione il cui perseguimento da senso e sapore alle loro vite.

Da Repubblica.it