Giovani E Lavoro
Il caso

L’odissea di Danilo, tra disabilità e abbandono

11 Ottobre Ott 2016 1000 11 ottobre 2016
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Danilo Massimi è un ragazzo disabile della provincia di Roma che ci ha scritto per raccontare l’esclusione lavorativa di cui è vittima nonostante la legge 68 del ‘99 e Garanzia Giovani: «invece sono ancora qui in attesa di una chiamata che non arriva mai e della prossima, inutile, promessa»

Mi chiamo Danilo Massimi, ho 25 anni, abito a Nettuno in provincia di Roma e mi sono diplomato nel 2009 presso Istituto Tecnico Industriale Statale Luigi Trafelli. Vengo subito al dunque: sono un ragazzo che ha problemi disabilità, in quanto invalido civile (al 74%) a causa di un ritardo mentale e problemi di vista. Quando sono uscito dalla scuola, avevo necessità di lavorare, ma, nonostante i tanti colloqui realizzati, mai nessuna azienda mi ha preso in considerazione, anche se le aziende hanno l’obbligo di assumere un disabile (legge 68).

Danilo Massimi

A settembre 2010 inizio a lavorare con una Cooperativa Sociale come assistente disabile nella scuola per un anno con un contratto a progetto, ma è solo un’illusione e a giugno dell’anno successivo, mi mandano via.

Inizia cosi il mio purgatorio: rimango fermo per ben tre anni, fino al 2014, perché nessuna azienda mi considera viste le mie incapacità fisiche. Tutto quello che riesco a fare in tre anni, è un piccolo lavoro socialmente utile, come giardiniere, con il comune di Nettuno per tre mesi.

Poi la speranza. Scopro su internet l’inizio (dal 1 maggio) del progetto Garanzia Giovani attivato anche dalla Regione Lazio, grazie allo stanziamento di fondi europei, così decido di iscrivermi e il mese successivo mi chiama il centro impiego per firmare il patto di servizio promettendomi di trovarmi un impiego nei successivi quattro mesi.

Ma i quattro mesi successivi trascorrono con un solo colloquio dal quale vengo ancora scartato, quindi, stanco di promesse, a novembre 2014 decido di rivolgermi all'agenzia Gi Group per trovare un tirocinio ma in quattro mesi non ricevo nulla, nemmeno una proposta, nemmeno un colloquio. Le aziende mi scartano sempre per la mia disabilità e anche Gi Group mi abbandona.

Non mi sono mai sentito cosi solo, quindi cerco di reagire e a febbraio 2015 chiamo la Regione Lazio sottolineando la situazione. Mi richiama quindi il centro impiego, mi cancella dal precedente patto di servizio e mi riscrive per farmene uno nuovo. Mi propone di andare a fare un colloquio con un supermercato Conad ma anche li vengo scartato per l’invalidità.

Ormai la situazione appare disperata, il centro impiego mi indica Saip Formazione S.r.l. di Latina, con la quale a marzo 2015 comincio un corso di orientamento di otto ore.

Qualcosa sembra muoversi: a giugno 2015 inizio un tirocinio con una cooperativa sociale dentro un parco pubblico che termina però a novembre, sei mesi prima del previsto, a causa del fallimento della stessa cooperativa. A dicembre mi riscrivo con Saip ma nulla. Il problema è sempre lo stesso: sono invalido. Le aziende non vogliono persone come me, non mi vogliono nonostante la legge mi dovrebbe tutelare, non mi vogliono nonostante i bonus di assunzione che potrebbero prendere, non mi vogliono nonostante il mio profilo “alto” dovrebbe consentirmi facilmente di trovare almeno un tirocinio da fare.

E siamo a marzo 2016. Sono ormai sette anni che cerco lavoro, mi sono messo in gioco in ogni modo. Credevo che Garanzia Giovani fosse finalmente un’opportunità concreta per potermi inserire nel mondo del lavoro, invece sono ancora qui, in attesa di una chiamata che non arriva mai e della prossima, inutile, promessa.