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Scuola-lavoro, per Cgil per 1 ragazzo su 4 percorsi non qualificanti

18 Ottobre Ott 2016 1755 18 ottobre 2016
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Per la segretaria confederale, Gianna Fracassi, "questo primo anno è stato di notevole criticità. Sarebbe utile fare un passo avanti non solo nelle grandi imprese ma nella piccole e medie per garantire ai ragazzi percorsi di qualità"

Qual è la verità sull’alternanza scuola-lavoro, su cui il Governo ha investito tanto nell’ambito della riforma della Buona Scuola?

Quella descritta al Miur e dal ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini che ha parlato di 650mila studenti coinvolti e di aziende-campione? Oppure, quella che, a pochi chilometri, è stata descritta da Cgil, Flc Cgil, Rete degli Studenti Medi e Fondazione Di Vittorio?

"Sono a rischio un gran numero di esperienze di alternanza scuola-lavoro. Un ragazzo su 4 è fuori da percorsi di qualità e vive un'esperienza dequalificata, il 10% ha partecipato solo ad attività propedeutiche, con un picco nei licei e il 14% ha partecipato solo ad esperienze di lavoro in particolar modo negli istituti professionali. E l'80 per cento delle esperienze sono state fatte almeno in parte nel periodo estivo, senza contare che al Sud la situazione è peggiore che al Nord". L'analisi della Cgil, è stata presentata questo pomeriggio ed è il frutto di un attento monitoraggio del primo anno di attuazione della legge 107. Una ricerca che ha coinvolto 205 scuole in 87 province con 180.335 studenti intervistati. La segretaria confederale, Gianna Fracassi, ha sottolineato inoltre che "questo primo anno è stato di notevole criticità. Sarebbe utile fare un passo avanti non solo nelle grandi imprese ma nella piccole e medie per garantire ai ragazzi percorsi di qualità e veramente formativi, mettendo quindi in campo percorsi anche valutativi"

Parole pesanti che vengono dopo che in mattinata il ministro dell'Istruzione Giannini aveva parlato di un successo dell'alternanza scuola-lavoro, già in vigore in molte scuole da anni ma organizzata nella Buona scuola e sovvenzionata con 100 milioni di euro, annunciando 27mila posti disponibili in aziende come Coop e Zara perché gli studenti facciano esperienza.

Per la Cgil la normativa vigente non ha definito criteri e procedure di accreditamento della capacità formativa delle strutture ospitanti, limitandosi ad alcuni requisiti generali e riducendo le competenze richieste ai tutor aziendali esclusivamente all'affiancamento formativo.

Di conseguenza l'accertamento dei requisiti, da parte delle scuole, non può che limitarsi a criterio di tipo burocratico (ad esempio il rapporto tra numero di alunni e tutor aziendali, per altro nonfissato per legge).

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