Milano

Sono 2.248 i profughi ospitati dalla rete ecclesiale ambrosiana

5 Novembre Nov 2016 2235 05 novembre 2016

Il cardinal Scola: “«Sono contento della risposta che le comunità hanno dato all’accoglienza dei profughi e mi auguro che si dilati ulteriormente perché questa forma di ospitalità è già un inizio di integrazione”

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Il cardinal Scola: “«Sono contento della risposta che le comunità hanno dato all’accoglienza dei profughi e mi auguro che si dilati ulteriormente perché questa forma di ospitalità è già un inizio di integrazione”

«Sono contento della risposta che le comunità hanno dato all’accoglienza dei profughi e mi auguro che si dilati ulteriormente perché questa forma di ospitalità è già un inizio di integrazione, di conoscenza, di coinvolgimento, che va ad aggiungersi ad altre occasioni di incontro che già avvengono nei quartieri, negli oratori nelle scuole. Mi ha anche colpito che non poca gente abbia accolto nella propria casa ospiti sconosciuti. Per me questo è un esempio straordinario di cosa significhi voler bene. La carità è una delle dimensioni fondamentali della fede del popolo di Dio e deve riguardare tutti i suoi componenti per questo la Caritas oltre a gestire strutture, ha anche un compito pedagogico».

Lo ha detto l’Arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola, parlando coi giornalisti a latere del convegno diocesano della Caritas Ambrosiana “Non dimenticate l’ospitalità” che ha raccolto in via Sant’Antionio 5 a Milano 700 responsabili parrocchiali e decanali.

A chi gli chiedeva quali soluzioni dovrebbe individuare la politica per affrontare il tema dell’accoglienza dei migranti il Cardinale ha risposto che «certamente è evidente che di fronte a un fenomeno così complesso e inarrestabile bisogna inventare politiche nuove. Avremmo bisogno di un piano Marshall almeno a livello europeo, entro il quale iscrivere anche soluzioni nuove, come ad esempio permessi di soggiorno temporanei».

La richiesta di un intervento legislativo per introdurre un nuovo status per i migrati accolti è stata precisata dal direttore di Caritas Ambrosiana, Luciano Gualzetti: «Dopo l’accoglienza dobbiamo ora pensare all’integrazione. Questa è la nostra prossima sfida – ha detto il direttore di Caritas Ambrosiana Luciano Gualzetti. Noi ci stiamo impegnando su questo fronte, cercando il più possibile di realizzare per ogni ospite un percorso personalizzato. Questo approccio sta dando buoni risultati, sarebbe un errore interrompere il lavoro che stiamo facendo. Per questo insieme alle altre Caritas Lombarde anche Caritas Ambrosiana propone che sia istituito un permesso di soggiorno per ragioni umanitarie a tempo prestabilito, per quelli che sono già accolti e rischiano, se le loro domande di asilo fossero respinte, di ritornare di nuovo a chiederci aiuto ma questa volta da irregolari».

Gualzetti ha anche richiamato i politici alle loro responsabilità: «Non è possibile che vi siano Regioni e Comuni impegnati in modo serio ad altri che erigono muri: questo atteggiamento mi sembra proprio un esempio grave povertà istituzionale».

Monsignor Luca Bressan, vicario episcopale per la Carità della Diocesi di Milano, al termine del convegno ha invitato tutti i partecipanti a pregare per i due clochard morti in poche ore in città e ha spiegato: «Questo ci addolora molto. Milano è seriamente impegnata a condividere la situazione di chi è costretto a vivere per strada. Mentre affidiamo al Signore i due morti e tutte queste persone, leggiamo questo doloroso fatto di cronaca come una provocazione affinché un numero sempre maggiore di cittadini si impegni con le istituzioni a condividere questi bisogni estremi. Caritas Ambrosiana rinnova il proprio impegno e attenzione per i senza dimora mediante l’azione dell’apposita unità di strada, il servizio Sam (Servizio di accoglienza milanese), il Centro Diurno la Piazzetta, il rifugio notturno sotto la stazione Centrale e gli altri centri di accoglienza in Diocesi».

Ad un anno e mezzo dall’appello di Papa Francesco alle parrocchie e dall’invito del cardinale Scola a costruire un piano di accoglienza diffusa, la Diocesi di Milano dispone di una rete di assistenza che ospita attualmente 2.248 profughi. Di questi 663 sono accolti in 108 immobili (in genere appartamenti) messi a disposizione da parrocchie, 722 in 24 strutture di proprietà di ordini religiosi, 226 in 10 centri di accoglienza di proprietà della Curia. Gli altri (249) sono ospitati in 34 proprietà immobiliari di cooperative collegate alla Caritas Ambrosiana o di cui è titolare lo stesso organismo diocesano o (317) in 17 edifici di amministrazioni comunali che hanno affidato a soggetti ecclesiali la gestione dei progetti. 71 profughi sono accolti anche in 17 appartamenti offerti da privati.

Gli ospiti sono inseriti in progetti di accoglienza gestiti da Caritas Ambrosiana attraverso le cooperative e all’interno delle convenzioni con le istituzioni pubbliche, Prefetture e Comuni.

Tra i percorsi di integrazione messi in atto d alla rete ecclesiale tra le buone prassi già avviate c’è “ProTetto”. Il progetto prevede che gli ospiti, accolti generalmente in appartamenti di proprietà della parrocchia, vengono affiancati da famiglie tutor. Da aprile a ottobre 2016 i 14 beneficiari o hanno trovato già un lavoro o sono stati inseriti in tirocini formativi.

Si è concluso con successo anche il corso di formazione per assistenti alla ristorazione che ha coinvolto questa estate 13 richiedenti asilo e rifugiati, donne e uomini provenienti per lo più dall’Africa subsahariana, ospiti del centri della cooperativa Farsi Prossimo di Caritas Ambrosiana: tre volte alla settimana, per un mese hanno appreso le regole base della cucina italiana ed hanno perfezionato la lingua. Tutti hanno iniziato un tirocinio formativo, in particolare 4 in altrettanti store di una nota catena milanese.

«Mettere fuori dal sistema di accoglienza queste persone, vorrebbe dire vanificare gli sforzi fatti fino ad ora: sarebbe assolutamente controproducente», ha concluso Gualzetti

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