Paolo Sorrentino
Cinema

Paolo Sorrentino, il Venerato supponente

24 Novembre Nov 2016 1207 24 novembre 2016
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Paese strano che siamo, l’Italia può fare a meno di santi, di eroi e persino di navigatori. Ma c’è una figura di Pulcinella cui davvero non sa rinunciare: i Venerati Maestri. Scomparsi Umberto Eco e Dario Fo, in scena è entrato il regista campano, di nuovo in prima pagina per la serie tv The Young Pope. La rubrica “Nel Mirino” di Maurizio Crippa, sul numero di Vita Bookazine in edicola

Beato il Paese che non ha bisogno... Paese strano che siamo, l’Italia può fare a meno di santi, di eroi e persino di navigatori. Ma c’è una figura di Pulcinella cui davvero non sa rinunciare: i Venerati Maestri. Abbiamo bisogno del guru, dell’intellò dal fumoso linguaggio che mette tutti d’accordo appunto perché è fumoso, vien da pensare. Oppure dell’artista che, di riffa o di raffa, tutto d’un tratto passa dal suo onesto lavoro artigiano al riconosciuto ruolo di Creatore della Grande Bellezza. Un passaggio simile a quello in grado di trasformare la Nutella da fantastico prodotto industriale in una Eccellenza Italiana.

Il trailer di The Young Pope


Da nemmeno un anno il Belpaese era rimasto orfano di Umberto Eco, senza dubbio il supremo, nella categoria dei Venerati Maestri. L’uomo che poteva passare dai libri astrusi alle barzellette, alle articolesse indignate perché i baristi, oramai, ti danno del tu. Poi, tragedia delle tragedie, se n’è andato anche l’ultimo dei Venerati Maestri, anche Dario Fo se n’è iuto, e soli ci ha lasciati. Ma l’idolatria popolare, e la credulità intellettuale, non tollerano vuoti. Così, senza nemmeno bisogno di passare da un referendum, ecco fatto: al centro dello schermo, con lento e compiaciuto movimento, con la chioma volutamente spettinata a indicare i sublimi pensieri che covano sotto, con l’indolenza di un Apollo che si degna di scendere dal cocchio a parlare con gli umani, è apparso Paolo Sorrentino.

Il passaggio «da bella promessa a venerato maestro, a solito stronzo» è rapido e soprattutto inesorabile, come insegnava Edmondo Berselli. In tempi di rottamazione giovanilista e di strapotere della satira, la certificazione del passaggio da venerato maestro a solito stronzo, appunto la rilascia Maurizio Crozza. Entrare nell’Olimpo delle suo “Crozza delle meraviglie” è un timbro sulla fronte. I tormentoni della sua imitazione, “Paolo Sonlentino”, sono già oggetto di culto e inquadrano il perso- naggio meglio di una critica dei Cahiers du Cinéma: da «prendo appunti sul taccuino» a «posso fare un film sull’assenza di trama», all’immancabile visione di «una suora nana che fuma».

Maurizio Crozza interpreta il regista premio Oscar


Ultimamente Sorrentino ci ha preso gusto. Interviene su tutto, sicuro di non essere contraddetto. Su Renzi, «apprezzo la sua smodata determinazione a cambiare l’atteggiamento rinunciatario di molti italiani». Oibò! Uomo accorto, cosa voterà al referendum non lo sa ancora: «Mo’ comincio a studiare». Perché un conto è farsi portare da Obama da Matteo Renzi, un conto è farsi nemica la sinistra che conta. Adesso si permette di andare a fare la giuria al “Rischiatutto” di Fabio Fazio. Chi obietterà? Oppure, appunto, di andare a cena alla Casa Bianca in rappresentanza del meglio d’Italia. Ma mentre Roberto Benigni, come sempre, era felice come un bambino, lui, alla domanda di Aldo Cazzullo “da Obama com’è andata?”, risponde: «Come nel titolo del libro di Forster Wallace: Una cosa divertente che non farò mai più». Se temeva di annoiarsi tanto, poteva anche stare a casa. Ma no: essere al centro della scena, e lasciar cadere dall’alto la noia di starci, questo è quel che fa la differenza tra un comune mortale e un Venerato Maestro. O, come diceva Berselli, il solito str...

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