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Rifugiati: integrazione e Prosecco. Il modello Treviso vince ancora

2 Dicembre Dic 2016 1125 02 dicembre 2016
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Nella città veneta si moltiplicano le iniziative che offrono occasioni di lavoro "vero" a richiedenti asilo e italiani economicamente fragili. L'ultima occasione è stata offerta dalla vendemmia del Prosecco: un'azienda lungimirante si è rivolta a Acli e Caritas per trovare i lavoratori che faticava a reperire. E da lì è nato tutto

Continua a Treviso la sperimentazione di un modello di integrazione attraverso il lavoro che riguarda i rifugiati e le aziende e associazioni del territorio. Dopo il progetto “Nuove prospettive di comunità” promosso da un coordinamento tra diverse realtà del terzo settore con il Comune e il CSV, che ha coinvolto oltre 30 giovani richiedenti asilo in diverse attività di formazione lavorativa e di lavori di pubblica utilità, sullle colline del Prosecco si è conclusa una vendemmia speciale.

Gianluca Sossai e Simone Della Giustina della GS snc di Susegana, azienda che si dedica alla gestione di vigneti conto terzi, hanno infatti accettato la proposta di Acli Treviso e Caritas diocesane di Vittorio Veneto e di Treviso: hanno assunto per la vendemmia stranieri richiedenti protezione, ospitati a Treviso, e italiani in difficoltà economica o sociale, residenti tra Susegana, Santa Lucia, Mareno, Vazzola e San Polo. In tutto una quindicina di persone, che per venti giorni hanno lavorato con soddisfazione: propria, di GS che era il datore di lavoro, delle cantine del Prosecco clienti di GS.

“Tutto è nato da un'esigenza – spiega Sossai -: ci serviva personale per la vendemmia e non ne trovavamo. Ci siamo rivolti alle Acli e loro ci hanno proposto, tramite Caritas, di coinvolgere stranieri richiedenti protezione internazionale e persone italiane in difficoltà. Abbiamo chiesto garanzie alle Acli... e ce le hanno date”. Superati i timori è cominciato l'impegno: un lavoro a tutti gli effetti. “Abbiamo assunto queste 15 persone allo stesso modo di tutti gli altri nostri dipendenti:contratto, assicurazione, formazione antinfortunistica e tutto ciò che serve per lavorare in sicurezza”. Ma anche per lavorare in modo radicalmente diverso da chi durante la vendemmia ricorre, pur di abbassare i costi o elevare i profitti, a lavoro nero o caporalato.

“Creare le condizioni affinché si concretizzi il fondamentale principio di uguaglianza sostanziale anche nell’accesso al lavoro: questo è l’atteggiamento con il quale abbiamo accompagnato l’esperienza – spiega Laura Vacilotto, presidente provinciale Acli-. Non si tratta semplicemente di svolgere un’attività di mediazione tra domanda e offerta di lavoro, è molto di più. Si tratta di un processo costante, direi quasi ostinato, di condivisione di obiettivi e valori con tutti i soggetti coinvolti; questo stile di lavoro ci ha consentito di creare le condizioni per far emergere il potenziale di ciascuno”.

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