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Fondazione Don Gnocchi

Don Carlo a fumetti, un "allenatore" che affascina i giovanissimi

16 Febbraio Feb 2017 1205 16 febbraio 2017
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In occasione dei 60 anni dalla morte di don Carlo, la Fondazione Don Gnocchi ha rieditato la biografia a fumetti del suo fondatore, con tavole disegnate dal celebre Sergio Toppi. Il volume sarà in edicola da marzo. E in arrivo c'è anche un disegno animato. «Il nostro obiettivo? Far conoscere don Carlo ai più giovani, perché ha ancora tanto da dire»

I soldatini di carta su Il Corriere dei Piccoli, il Far West e i cavalieri medievali, le storie del Mago Zurlì, poi Linus, Il Giornalino e Corto Maltese. Fra le innumerevoli figure uscite dalla matita di Sergio Toppi c’è anche quella di don Carlo Gnocchi. Don Carlo l’alpino, accanto ai soldati, al fronte, don Carlo papà dei mutilatini. Don Carlo che – per dirla con parole più vicine alle esperienze che i ragazzi possono fare oggi – è «un grande allenatore». A definirlo così è Antonio Conte, che è stato ct anche della nazionale italiana. Lo scrive nella prefazione della nuova edizione di “Don Gnocchi. Una vita spesa per gli altri”, il fumetto che racconta la biografia di don Carlo, in libreria da marzo (edizioni San Paolo, testi di Beppe Ramello).

Una riedizione legata al sessantesimo della morte di don Carlo, realizzata con il contributo di Fondazione Cariplo, che sarà donata agli alunni di tutte le scuole d’Italia intitolate a don Gnocchi. «Gli anni passano ma la figura di don Carlo è sempre in grado di affascinare», spiega Emanuele Brambilla, responsabile della comunicazione della Fondazione Don Gnocchi, che ha seguito il progetto. «Ormai sono pochi quelli che hanno conosciuto don Carlo e sta passando anche la generazione di chi ne ha sentito parlare da chi ha condiviso la sua esperienza. Il nostro compito è tramandare ai più giovani chi è don Gnocchi e cosa ha fatto, per far raccontare questo uomo straordinario anche a chi non lo ha potuto conoscere. La sua storia avventurosa e affascinante, è sempre attuale».

Ecco allora la ricerca di trovare le parole giuste per arrivare ai più giovani. Il fumetto, ma anche un disegno animato, il primo, che è in fase di realizzazione. Le tavole del fumetto sono state animate, montando cambi di campo e di scena, il tutto reso vivo dai dialoghi, dalla voce guida, dagli effetti sonori e dalla musica. La sceneggiatura è quella originale e i testi, presenti nel fumetto, sono diventati il copione per chi ha dato voce ai personaggi. Le registrazioni sono state fatte proprio all’interno del Centro “S. Maria Nascente” di Milano della Fondazione Don Gnocchi, perché i doppiatori hanno voluto essere a contatto con l’opera di don Gnocchi e lasciarsi coinvolgere umanamente con la sua storia... Ci hanno lavorato attori professionisti, giovani studenti del teatro pedonale di Agrate Brianza e alcuni bambini.

«Cari ragazzi, questa è la storia di un grande “allenatore“. La sua squadra era composta da bambini e ragazzi vittime della brutalità della guerra: senza gambe, senza braccia, ciechi... Ogni giorno, per loro, era come giocare la partita della vita. Si affidarono, fiduciosi, al loro amato “maestro“, che li raccolse per l’Italia, li curò nei propri Centri, li fece studiare e insegnò loro un lavoro, perché potessero tornare alle proprie case, formarsi una famiglia e vivere felici. Quell’allenatore si chiamava don Carlo Gnocchi», così scrive Antonio Conte. «Oggi la Fondazione che porta il suo nome opera in 28 Centri in Italia e all’estero, dove continua ad accogliere e curare bambini e ragazzi con disabilità, oltre ad anziani, spesso gravemente ammalati, e persone in condizioni di fragilità. Io sono stato con loro e ho capito che se stiamo vicini alla Fondazione Don Gnocchi questi ragazzi potranno continuare a giocare la loro difficile partita di ogni giorno. E vincerla!».

Una sfida in cui nessuno è spettatore. Anche chi legge gioca, ricorda monsignor Angelo Bazzari: «Don Gnocchi fu un grande prete e un grande uomo, e la Chiesa l’ha proclamato beato. In questo fumetto, vogliamo raccontarvi la sua storia, perché anche voi possiate volergli bene come lui ne volle ai suoi ragazzi. Alla piccola Luisa, un giorno, scrisse sul diario questa dedica: "Cerca di fare tanto bene nella vita e finirai anche per stare tanto bene"».

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