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Mantova no slot: dal Tar un freno alle macchinette

4 Aprile Apr 2017 1035 04 aprile 2017

Respinto il ricorso di una società dell'azzardo contro il Comune di Mantova. L'amministrazione comunale può sospendere l’attività se non vengono rispettati i limiti orari posti a tutela della salute e della sicurezza dei cittadini: un nuovo tassello nella costruzione di un'Italia senza azzardo

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Respinto il ricorso di una società dell'azzardo contro il Comune di Mantova. L'amministrazione comunale può sospendere l’attività se non vengono rispettati i limiti orari posti a tutela della salute e della sicurezza dei cittadini: un nuovo tassello nella costruzione di un'Italia senza azzardo

Non piace, a chi guadagna sull'azzardo, che un sindaco, la sua giunta e il consiglio comunale facciano ciò che sono chiamati a fare dalla Costituzione: tutelare il bene primario della salute, della sicurezza, della dignità dei cittadini. Ma il diritto è diritto e i ricorsi, che piovono a catinelle, sono presto o tardi destinati a infrangersi contro il muro (per fortuna) invalicabile della Costituzione.

Oggi succede a Mantova, dove il conflitto sorto tra una società che gestisce il Bingo di via Acerbi e il Comune è stato risolto dal Tar. Dal 2015 la giunta ha imposto ai signori dell’azzardo dei limiti orari per mettere in pausa la febbre dei giocatori, agganciandoci pure delle sanzioni in caso di inosservanza. Sanzioni che, con la sua ultima sentenza, il Tar di Brescia ha giudicato legittime.

Come spiega la Gazzetta di Mantova, alTribunale amministrativo la società Invest Gaming, che gestisce il Bingo, si era rivolta «dopo essere andata a sbattere contro il muro del Consiglio di Stato, che aveva riconosciuto al sindaco il potere di ordinare lo spegnimento delle slot nelle ore centrali della giornata per contrastare la ludopatia: il tentativo successivo è stato quello di smontare l’ordinanza disinnescandone le sanzioni. Non tanto quelle pecuniarie (poca roba rispetto ai guadagni attesi), quanto la sospensione dell’attività da 1 a 5 giorni in caso di recidiva. Come quella in cui è inciampata la società del Bingo. Il primo round era andato ad Invest Gaming, che dal Tar aveva ottenuto il congelamento della sanzione».

«Una novità di valenza nazionale» aveva subito esultato l’avvocato della società, argomentando che «le sale vengono aperte con l’autorizzazione del questore e non del sindaco». A spegnere tanto entusiasmo è arrivata la sentenza pubblicata ieri: dopo aver ribadito «che è indubbio il potere del Comune di regolamentare gli orari di esercizio delle sale giochi autorizzate e del funzionamento degli apparecchi con vincita in denaro», i giudici amministrativi di Brescia richiamano «una condivisa interpretazione giurisprudenziale» secondo cui l’articolo 10 del Testo unico delle leggi sulla pubblica sicurezza (circa la revoca e la sospensione delle autorizzazioni di polizia in caso di abuso) è utilizzabile anche dall’amministrazione comunale «per sanzionare ipotesi di abuso delle licenze di somministrazione di alimenti e bevande».

Come dire che «la sanzione della sospensione irrogata a seguito dell’accertata reiterata violazione delle disposizioni e prescrizioni relative agli orari di funzionamento degli apparecchi con vincita in denaro trova adeguata copertura in fonte di rango primario». Ricorso infondato e critiche rispedite al mittente. Sentenza, questa del Tar, che come ricorda la Gazzetta potrebbe orientare il Tribunale di Mantova, al quale si è rivolta la società Allstar di Bolzano (gruppo Novomatic, marchio Admiral), seguendo la strada altra del procedimento contro le pretese sanzionatorie della pubblica amministrazione.

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