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Terrorismo

Pietroburgo; che cosa sappiamo, allo stato attuale, dell'attentato

4 Aprile Apr 2017 1003 04 aprile 2017
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Tra le conseguenze politiche dell'attantato, la più evidente è quella legata all'asse Usa-Russia. Il presidente Trump ha, infatti, avuto la possibilità di esprimere in una telefonata il proprio sostegno a Putin, ricordando che «il terrorismo deve essere sconfitto». Un modo per chiarire che Mosca è un partner geopolitico cruciale e non un imputato da portare a processo per il presunto hackeraggio delle elezioni presidenziali

Esattamente un anno fa, l'11 aprile 2016, la TASS, l'agenzia ufficiale di stampa russa, dava notizia di quattro persone che, nella città di Stavropol, nella Russia sud occidentale, avevano tentato di introdursi un commissariato di polizia. Uno degli assalitori, qualificati come terroristi, venne ucciso dagli agenti. Gli altri tre si fecero saltare in aria. Non si registrarono vittime civili o militari, ma l'attentato - da molti rubricato come terrorismo locale - aveva fatto alzare l'allarme. Tanto era bastato per riaprire una ferita e le controversie, con le dissonanti letture che ne conseguono - sull'attentato in cui, nel 1999, trovarono la morte più di 300 persone.

Sospetti di doppio gioco, di terrorismo di Stato, di tentativo di ricompattare un'opinione pubblica che, in assenza di un nemico esterno (va da sé che Donald Trump, che poco fa ha espresso la propria solidarietà a Putin, non è il duo Obama-Clinton), riemergono dopo che ieri, 3 aprile, verso le 12.40 ora italiana, 14,40 ora locale, un'esplosione su un treno della metropolitana di San Pietroburgo in movimento tra le stazioni Texnologicheskij Institut e Sennaja Ploshad' ha portato a un bilancio provvisorio di undici vittime e di quarantasette feriti. A innestare l'esplosione, secondo le prime ipotesi, 300 grammi di tritolo messi in una valigia abbandonata su un vagone. Un altro ordigno è stato disinnescato presso la stazione Ploshad’ Vostanija.

Mihail Klimentyev/AFP/Getty Images

Per Lucio Caracciolo, l'inchiesta ci consegnerà dei colpevoli, veri o presunti, ma qualcosa già possiamo dire. La Russia, spiega il direttore di Limes, versa in condizioni di insicurezza proprio alla vigilia delle elezioni presidenziali, che si terranno nel 2018, e nel centenario della Rivoluzione d'Ottobre (per ora celebrata, anzi non celebrata affatto). Ma soprattutto, spiega Caracciolo, «la guerra permanente di Putin contro l'islmismo radicale sul fronte interno (Cecenia e Daghestan) e esterno (Siria)» ha posto il Paese al centro delle "attenzioni" del terrorismo internazionale. Ricordiamo che in Russia è forte la preoccupazione per i foreign fighters dell'Isis. Si stimano in almeno 2700 i combattenti stranieri nati nella Federazione, che conta circa 20 milioni di cittadini di religione musulmana, eemigrati tra Siria e Iraq per arruolarsi e combattere per il Califfato. Le autorità russe hanno espresso da tempo la preoccupazione per un "ritorno a casa", soprattutto nel Caucaso, di queste milizie.

A oggi, colpisce la prudenza di Putin che ha affermato che «i servizi di sicurezza studiano tutte le eventualità: accidentale, criminale e, su tutte, quella di un'azione di carattere terroristico». Secondo l'agenzia Interfax, che si richiama a una fonte che dice vicina agli inquirenti che stanno indagando, si profila l'ipotesi di un attentato suicida, con esplosivo collocato in uno zainetto tenuto a tracolla. Sarebbe così accantonata l'ipotesi iniziale della valigetta abbandonata su un vagone.

Sempre secondo la fonte di Interfax, l'attentatore suicida avrebbe poco più di 20 anni, sarebbe legato al radicalismo islamico e proverrebbe dal Kirghizistan. Almeno questo ritengono fonti kirghise, non confermate da Mosca. La polizia russa ritiene comunque che l'attentatore abbia avuto il tempo di abbandonare la valigietta poi disinnescata, prima di farsi esplodere .

Belgrado, 2 aprile 2017: un murales con la scritta "Il Kosovo è Serbia"

Andrej Isakovic/Afp/Getty Images

Tra le conseguenze politiche dell'attantato, la più evidente è quella legata all'asse Usa-Russia. Il presidente Trump ha, infatti, avuto la possibilità di esprimere in una telefonata il proprio sostegno a Putin, ricordando che «il terrorismo deve essere sconfitto». Un modo per chiarire che Mosca è un partner geopolitico cruciale e non un imputato da portare a processo per il presunto hackeraggio delle elezioni presidenziali. Questo sul piano delle relazioni e del consenso internazionali. Sul piano interno, ora, si riapre il fronte della stabilità e del consenso. Le manifestazioni di protesta contro la corruzione degli scorsi giorni sono suonate, per il leader russo e il suo establishment, come un campanello d'allarme. L'attentato di Pietroburgo non fa che alzare il livello di guardia e di preoccupazione.

Immagine in copertina: Il Presidente russo Vladimir Putin posa dei fiori sul luogo dell'attentato, 3 aprile 2017 (STR/AFP/Getty Images)

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