Terrorismo

Stoccolma: le cose che non sappiamo vedere, le cose che non vogliamo capire

7 Aprile Apr 2017 1708 07 aprile 2017

Un camion si lancia sulla folla a Stoccolma. Terrorismo? Follia? Davvero possiamo distinguere? E perché non cominciamo a interrogarci sul vuoto che chiamiamo impropriamente "Europa"? Prima che sia troppo tardi

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Un camion si lancia sulla folla a Stoccolma. Terrorismo? Follia? Davvero possiamo distinguere? E perché non cominciamo a interrogarci sul vuoto che chiamiamo impropriamente "Europa"? Prima che sia troppo tardi

Che non esistano paradisi in terra è un dato di fatto. Un dato di fatto, ma non un fatto scontato. Per mesi, incuranti di quelle piccole crepe che minano gli assi portanti e i pilastri di una casa, abbiamo sentito blaterare di «indici di felicità» e di «modelli di integrazione» a proposito di Norvegia, Danimarca e, ahinoi, Svezia.

Stoccolma, 7 aprile 2017

Su queste pagine, in verità, e sul bookazine di gennaio si è letto altro (qui). E altro si sarebbe non solo letto, ma capito se con attenzione, non i lettori che attenti lo sono, ma certa «gauche divine» - così la qualificava Jean Baudrillard, il grande profeta di questi giorni devastati e vili, scomparso dieci anni fa - e certi chiosatori di fatti a loro non noti avessero quanto meno sfogliato i libri che di quel «paradiso» oggi ferito a morte hanno dato un impietoso, ma concreto ritratto. Prendiamo solo Presunto terrorista del criminologo e romanziere Leif G. W. Persson, edito pochi mesi fa da Marsilio. Per tacere della sua trilogia sulla "Fine del welfare".

Perché la Svezia? A chi colpisce, forse, importa poco dove e come colpire. Interessa quando colpire. Ma per noi, alcuni luoghi danno la densità del problema, ci fanno capire che nessuno è sicuro. Oggi è la Svezia, domani chissà. Qui in Svezia, però, mentre ancora la città è sotto scacco - corrono voci, ancora né confermate né smentite di spari in altri quartieri - si comincia a pensare a quei 100 e passa foreign fighters, cittadini svedesi partiti per Siria e Iraq e tornati "a casa". C'entrano con quanto sta accadendo? Chi potrà dirlo?

Chi, oggi, muove il cavallo, chi muove il re su questo scacchiere impazzito? Un pazzo? Un terrorista? Entrambi? (Non c'è terrorista che, oggi, non abbia diagnosi pregresse: ma le tiriamo fuori dal cassetto solo quando serve per coprire o enfatizzare). O forse solo il vuoto? Il nostro vuoto: quel nichilismo che, oramai, è la sola radice di questa falsa Europa. L'inferno è vuoto, insegnava il teologo von Balthasar. Se così fosse, allora il paradiso sarebbe sovraffollato di demoni
Oggi non importa. E importa ancor meno aggiungere chiosa su chiosa, a fatti che non sappiamo circostanziare ma la cui nervatura - se abbiamo occhi e nerbo per intendere - non ci può sfuggire: altre morti, altro dolore. Altre parole. Altro chiosare e colare inchiostro codardo sul sangue altrui. Fino a quando rinunceremo a capire?

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