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Mobilitazione

Una staffetta di digiuno per il rilascio di Gabriele Del Grande

19 Aprile Apr 2017 1449 19 aprile 2017
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La compagna del giornalista, Alexandra D'Onofrio, in un video annuncia l'avvio di un digiuno per chiedere che Gabriele venga rilasciato e i suoi diritti rispettati. In tanti ci scrivono per chiedere come partecipare alla mobilitazione: ecco il vademecum di "Io sto con la sposa"

Alexandra D’Onofrio, la compagna di Gabriele Del Grande e madre dei suoi due figli, ha iniziato ieri sera un digiuno in solidarietà con Gabriele, dal 9 aprile detenuto in Turchia. Lo stesso giornalista già ieri, nella prima telefonata che gli è stato concesso di fare alla famiglia, dopo nove giorni di detenzione, aveva annunciato che dalla sera sarebbe entrato in sciopero della fame e invitato tutti a mobilitarsi per chiedere che vengano rispettati i suoi diritti. La staffetta di digiuno continuerà fino a che Gabriele Del Grande verrà rilasciato, è aperta a tutti ed è un modo per sostenere la richiesta che venga rimesso immediatamente in libertà.

In tanti in queste ore ci stanno scrivendo per chiedere come partecipare: il riferimento – come spiega Alexandra nel video – è la pagina facebook Io sto con la sposa. Scrivendo sulla pagina è possibile segnalare la propria partecipazione al digiuno ma anche accordarsi per organizzare mobilitazioni nelle varie città. Si comincia questa sera a Lucca, con una mobilitazione organizzata dalla Caritas diocesana, domani sera a Milano, Torino, Venezia, poi venerdì a Pisa: la grande partecipazione prevista a Milano ha portato ad esempio a spostare il luogo della manifestazione, ora indetta per le 18 nell'area pedonale tra Piazza Cairoli e Piazza Castello (Via Beltrami 1). L’hashtag per condividere sui social qualsiasi forma di mobilitazione è #iostocongabriele.

Sulla pagina di Io sto con la sposa ogni giorno verrà postato un nuovo video di chi raccoglie la staffetta di digiuno, è a disposizione un banner e un vademecum, che chiede di evitare manifestazioni o presidi davanti ai consolati e all'ambasciata Turca, per non creare tensioni in una fase così delicata. La richiesta alle autorità italiane è di far pressione presso le autorità turche perché rilascino Gabriele Del Grande quanto prima, e che immediatamente gli vengano garantiti i diritti minimi quali:

-colloquio con un avvocato
-incontro con autorità consolare
-possibilità di telefonare
-ragione del fermo
-tempo del trattenimento/data prevista per l'espulsione.

Nel pomeriggio è stato presentato al Presidente del Senato Pietro Grasso un appello per la liberazione di Gabriele, di cui pubblichiamo il testo. La prima firma è di Cecilia Strada, presidente di EMERGENCY. È possibile aderire sceivendo a iostocongabrielelibero@gmail.com, sulla pagina facebook Io sto con la sposa l'elenco dei sottoscritori verrà man mano aggiornato.

LIBERTA’ E DIRITTI PER GABRIELE DEL GRANDE
Appello al Parlamento e al Governo Italiano

Gentile Presidente del Senato della Repubblica, On.le Pietro Grasso

Conosciamo Gabriele del Grande da molti anni, abbiamo condiviso con lui viaggi, inchieste, racconti, avendo l'onore e il piacere di apprezzare la professionalità e l'umanità con cui ha sempre condotto le sue ricerche. Il suo contributo alla democrazia del nostro Paese è da anni di enorme valore, grazie alla sua capacità di incontrare, conoscere e capire realtà diverse e complesse, grazie alla sua lucidità nel saper collegare responsabilità politiche a quotidiane ingiustizie subite da uomini e donne delle tante culture che vivono nell'Italia e nel Mediterraneo di oggi. Leggere e vedere le storie raccontate da Gabriele aiuta l'Italia, e non solo, ad essere un Paese più civile. Il suo nuovo progetto sul conflitto siriano è un altro importante tassello di questo lungo percorso di ricerca e civiltà.
E' necessario che le massime autorità del Paese si attivino con urgenza nei confronti delle autorità turche per garantire la tutela dei diritti un proprio cittadino, nonché di un professionista di altissimo spessore e valore civile. Chiediamo che Gabriele torni quanto prima libero e possa riottenere i suoi diritti di cittadino e giornalista.

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