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Emergenze

A Ginevra riprendono i negoziati per la pace in Siria

16 Maggio Mag 2017 1256 16 maggio 2017
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Al via il sesto round del vertice promosso dall’Onu per i negoziati di pace nel Paese martoriato da 6 anni di conflitto. Nel frattempo l’inviato speciale dell’Onu in Siria, Staffan De Mistura risponde ad Assad secondo cui si tratta solo di una “riunione organizzata per i media”…

Siamo arrivati alla sesta sessione dei negoziati sulla Siria, che iniziano oggi a Ginevra, dopo che, la scorsa settimana, l’inviato speciale dell’Onu in Siria aveva sottolineato l’importanza di ritrovarsi per “battere il ferro finché è caldo”, riferendosi all’intesa che sarebbe stata raggiunta nel vertice di Astana (Kazakistan), organizzato da Russia, Turchia e Iran, dove si sarebbe arrivati ad un comune accordo sull’intenzione di creare zone di de-escalation nel Paese.

"Vogliamo collegare per quanto possibile questi risultati con un orizzonte politico. Sappiamo tutti che un cessate il fuoco o una de-escalation non funzionerà mai in assenza di un orizzonte politico a lungo termine", aveva aggiunto de Mistura parlando ai giornalisti, al termine di una riunione del gruppo sull'accesso umanitario in Siria, lo scorso 11 maggio. E per difendere l’importanza di questo nuovo incontro a Ginevra, l’inviato speciale dell’Onu ha ripreso la parola ieri, rispondendo alle insinuazioni di Assad che, in un’intervista aveva definito i negoziati, “nient’altro che riunioni per i media”, dichiarandosi invece più interessato al piano di de-escalation avanzato da Turchia, Iran e Russia.

De Mistura ha insistito sulla necessità di guardare all’incontro di Ginevra come ad un’azione complementare del vertice di Astana, affermando che non ci può essere una soluzione ai 6 anni di conflitto, senza che vi sia anche una soluzione politica. Una cosa che, secondo De Mistura, è chiara anche allo stesso Assad, altrimenti non manderebbe a Ginevra una delegazione dei rappresentanti del governo così nutrita.

Nel frattempo, proprio ieri, alla vigilia del vertice, Stuart Jones, assistente del segretario di Stato per il medio e vicino Oriente degli Stati Uniti, ha lanciato nuove pesantissime accuse al regime siriano, affermando che il governo sta procedendo a esecuzioni di massa di migliaia prigionieri nel carcere militare di Saydnaya, a 30 chilometri da Damasco. Per cancellare le prove dello sterminio, un edificio sarebbe stato trasformato in crematorio. Lo scorso febbraio Amnesty International aveva elaborato la stessa accusa di "sterminio" contro il regime di Damasco, calcolando in 13mila le persone impiccate tra 2011 e 2015 in Siria proprio nella prigione degli "orrori" di Saydnaya.

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