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Smart Land, non esistono smart city senza agricoltura 4.0

11 Luglio Lug 2017 1533 11 luglio 2017

Fornire alla pianta ciò di cui ha bisogno, nel momento in cui ne ha bisogno: ecco perché anche il settore più antico del mondo sposa la tecnologia. E cambia il modo di lavorare. E quello di vivere. Anche in città

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Fornire alla pianta ciò di cui ha bisogno, nel momento in cui ne ha bisogno: ecco perché anche il settore più antico del mondo sposa la tecnologia. E cambia il modo di lavorare. E quello di vivere. Anche in città

Essere “smart” non è un’esclusiva cittadina: l’agricoltura del futuro si muove tra droni e sensori, tra big data e irrigazioni programmate da remoto. “Non esiste la Smart City se non ci si occupa della Smart Land”, spiega il sociologo e direttore di Aaster Aldo Bonomi, adattando il vecchio adagio braudeliano: “Non esiste città ricca senza campagna florida”. Non è un caso che il settore agricolo a oggi produca ben 33 miliardi di euro di ricavi: un trend destinato a crescere, anche grazie ai giovani, in piena riscoperta di un settore in grado di offrire buoni guadagni, ma soprattutto la possibilità di innovare e sperimentare grazie alle nuove tecnologie, aumentando così anche la competitività e l’attrattività del territorio.

Droni e big data in particolare sembrano essere i due fattori fondamentali dell’agricoltura 4.0. Agricoltura di precisione significa infatti fornire alla pianta esattamente ciò di cui ha bisogno e nel momento esatto in cui ne ha bisogno, e a questo scopo serve una grande quantità di dati e un’ottima capacita di elaborazione. L’utilizzo dei droni in agricoltura non è una novità dell’ultima ora. Ciò che è interessante è la crescente gamma delle sue possibili applicazioni, che vanno oltre il monitoraggio delle colture e delle mandrie di bestiame. Un nuovo sistema di coltura elaborato dal MIT, ad esempio, basato sull’impiego di droni intelligenti, realizza la semina spargendo sul suolo sottostante sementi specifiche e baccelli ricchi di nutrimenti, in uno scenario molto sci-fi.

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