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La piattaforma antispreco del volontariato milanese

4 Agosto Ago 2017 1006 04 agosto 2017
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Si chiama “Ghe n’è minga 
de ruera” l’iniziativa che si propone di creare un coordinamento stabile e un’estensione cittadina della raccolta del fresco, a vantaggio degli indigenti. «Sosterremo i commercianti che parteciperanno e aiuteremo le organizzazioni nel lavoro di distribuzione», sottolinea il responsabile, Francesco Aurisicchio

È una legge che crea una certa sensibilità, o è la norma a recepire qualcosa che è già cambiato nella mente delle persone? La domanda rimane spesso senza risposta, e probabilmente lo rimarrà anche parlando della legge Gadda, la normativa antispreco approvata l’anno scorso che agevola il recupero del cibo fresco invenduto non solo dalla grande distribuzione, ma anche dai negozi di quartiere. 
Una legge che ha contribuito ad abbassare il livello di tolleranza verso gli sprechi di cibo, ieri accettati come inevitabili e oggi respinti come scandalosi. Lo dimostrano le esperienze che in tutta Italia recuperano generi alimentari da negozianti e mercati rionali, che spesso sorgono dallo spirito di osservazione di ragazzi cresciuti nell’abbondanza, ma non per questo assuefatti all’esagerazione.

Il mercato di viale Papianiano

È il caso del progetto Recup, ideato due anni fa a Milano da tre ragazze frequentatrici del mercato di viale Papiniano, uno dei più estesi e affollati della città. Notando la quantità di merce (soprattutto frutta e verdura) gettata via a fine giornata, le ragazze hanno deciso di raccoglierla, d’accordo con gli ambulanti, e di allestire su un tavolo improvvisato una sorta di «post mercato» libero e aperto a tutti, ma unificato e più dignitoso del fai-da-te che vede spesso pensionati o cittadini stranieri mettere le mani nei cassonetti alla caccia di qualcosa di commestibile. E proprio da questa esperienza, oggi diffusa in 6 mercati cittadini grazie a una ventina di volontari, e da altre esperienze simili (come quella di un Comitato della Croce Rossa che raccoglie il pane invenduto dai negozi e lo distribuisce alle famiglie) è partita la richiesta di un coordinamento stabile e di un’estensione cittadina della raccolta del fresco, a vantaggio degli indigenti. A fare da punto sintetico è stato — su richiesta proprio dei giovani di Recup — il Ciessevi (il Centro servizi al volontariato di Mi- lano), sceso in campo con tutta la propria esperienza di accompagnamento, consulenza e capacità di fare rete.

Il risultato sarà il lancio in grande stile, dopo l’estate, dell’iniziativa “Ghe n’è minga
de ruera”, che in dialetto meneghino significa «di spazzatura non 
ce n’è». «Vogliamo creare
un network virtuoso che faciliti
il gioco di squadra, sostenendo i commercianti che vi prenderanno parte e aiutando le organizzazioni nel lavoro di distribuzione: panettieri, pasticceri, lattai, fruttivendoli, trattorie, punti vendita di zona saranno i protagonisti, mentre le associazioni passeranno a raccogliere i cibi invendibili ma che possono essere ancora mangiati, per destinarli a chi ne ha bisogno», spiega il responsabile del progetto, Francesco Aurisicchio. «A settembre lanceremo una piattaforma online per far incontrare domanda e offerta e una cabina di regia che curerà la governance del progetto: sarà composta da diversi attori, tra cui le associazioni di categoria dei commercianti, e potrà con- tare sul sostegno del Milan Center for Food Law e Policy di Livia Pomodoro».

Negozianti in “gara”
Fondamentale, sottolinea Aurisicchio, sarà il sostegno dei negozianti, tra i quali potrebbe scatenarsi una «competizione positiva» sul fronte della lotta agli sprechi, che il Ciessevi potrebbe in qualche modo riconoscere offrendo una sorta di marchio di qualità o di riconoscimento. Importante anche, conclude il responsabile, che si chiarisca il vantaggio per il commerciante che decide di donare l’invenduto: «La legge Gadda prevede che i Comuni possano applicare una riduzione delle tasse sui rifiuti alle attività commerciali, professionali e produttive in genere, che cedono gratuitamente beni alimentari agli indigenti. Se questi vantaggi saranno resi tangibili ed effettivi, siamo certi che l’iniziativa avrà una marcia in più». Anche se, è la convinzione di tutti, il vero successo sarà la creazione di una rete solidale e locale che rafforzi i legami sociali delle comunità e dei territori. Per non sprecare cibo, ma soprattutto guadagnare in umanità.

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