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Presa diretta

Oggi torno a casa

29 Novembre Nov 2017 1909 29 novembre 2017
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L’ultima puntata, l'ottava, del viaggio della nostra inviata Paola Strocchio a Salonicco in Grecia: «Ho visto cose che voi umani non potete immaginare, come ai tempi di Blade Runner. E non le potete immaginare non perché siate stupidi, ma semplicemente perché non si può capire senza vedere, annusare e toccare»

Oggi torno a casa. Riavvolgo il nastro e torno indietro a otto giorni fa. Mi vedo davanti alla mia valigia gialla e grigia, incerta sul cosa metterci dentro.

Farà freddo?

Meglio un pile?

Quanti paia di guanti prendo?

Scarponcini?

Quanti pantaloni.

Mi sento così stupida, ora. Ora che sto per lasciare la Grecia, che questa volta ho incrociato sulla mia strada non per una vacanza.

Doveva essere una settimana di volontariato, sulla carta. Una settimana in cui mi sarei dovuta mettere a disposizione dell’associazione La Luna di Vasilika e aiutare i rifugiati. Ma ho fatto poco o nulla di tutto questo, perché il tempo vola e nel mio caso era poco.

Ho distribuito cuscini e verdura. Ho comprato altre verdura e due paia di occhiali da vista grazie anche alle offerte che avevo raccolto tra gli amici prima di partire. Ho dipinto alberi e pareti di un'aula. Ho raccolto gli oggetti pericolosi dal campo. Tutto qui. Niente di speciale. Nessuna me in versione missionaria. Nulla di nulla.

Però ho visto.

Ho visto cose che voi umani non potete immaginare, come ai tempi di Blade Runner. E non le potete immaginare non perché siate stupidi, ma semplicemente perché non si può capire senza vedere, annusare e toccare.

Non si può, perché è tutto così intimo e profondo, che è difficile spiegarlo davanti a una tastiera. E forse anche a parole. Nella valigia, in quella del ritorno, ho provato a mettere tutto. La disperazione di una madre che voleva portassi sua figlia con me in Italia. Il gusto amaro di un caffè che a casa non avrei mai bevuto. I muscoli indolenziti per aver tenuto un rullo da imbianchino in mano. La rabbia per la consapevolezza di come questo mondo non lo si riesca a cambiare. Forse.

Le canzoni di Natale in un posto in cui sembra che il Natale non possa arrivare mai. Il sacchetto di patatine di Maria. L'arancia magica di Racma, che da grande farà il medico di tutti. L’arte di Zeki, che inganna il tempo dipingendo. I miei compagni di avventura, quasi sconosciuti fino a pochi giorni fa, ora complici di un’esperienza unica.

Le incomprensioni con il coordinatore di questa splendida Luna di Vasilika, che non appena mi ha visto mi ha domandato con aria sprezzante cosa ci facessi in un campo profughi con gli scarponcini lucidi e le calze con il glitter e che poi, in un modo tutto suo, mi ha tenuto la mano quando ero prossima a crollare.

E mille altri sentire che hanno disegnato una me un po' diversa.

Ciao Salonicco.

Torno a casa.

Con la certezza che ora ho un nuovo posto in cui tornare.


Leggi anche le altre puntate:

- Il campo di Kavala e gli occhi neri di Racma
- I quadri di Zeki, dove vivono i sentimenti del campo
- Profughi, la generosità surreale di chi non ha più nulla
- Il campo profughi? Il posto più noioso del mondo
- White Tree, il black friday dei profughi
- Il pianeta Diavata fatto di bellezza, dignità e novecento rifugiati
- Destinazione campo profughi


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