Dona Valore45
Il caso

Raccolta di abiti usati: obiettivo trasparenza

11 Gennaio Gen 2018 1228 11 gennaio 2018
  • ...

Dopo le polemiche innestate da un'interrogazione parlamentare parla il fondatore della cooperativa Vesti Solidale e presidente della rete Riuse (legate a Caritas Ambrosiana), Carmine Guanci che racconta le tre mosse per rendere sempre più etico e solidale un lavoro che in venti anni ha creato lavoro per oltre 60 soggetti svantaggiati e che ora punta a dar vita a una rete a livello europeo

Non ci stanno alla Caritas Ambrosiana di veder il proprio nome associato ad aziende accusate di reati nell’ambito dello stoccaggio e smistamento di indumenti usati. A fare l’accostamento il deputato del Movimento 5 Stelle Stefano Vignaroli, vicepresidente della Commissione di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti che ha presentato un’interrogazione ai ministri dell'Ambiente e dell'Interno, per chiedere quali iniziative intendano assumere in relazione alle irregolarità e agli illeciti emersi recentemente in merito alla raccolta di abiti usati per i poveri: «In Italia milioni di cittadini donano in buona fede i loro indumenti usati nei contenitori gialli o nelle parrocchie pensando che servano ai fini solidali perché persuasi dal prestigio della Caritas Ambrosiana» ha detto Vignaroli. «In realtà buona parte delle donazioni di questi abiti finiscono per incrementare un traffico illecito dal quale i clan camorristici traggono enormi profitti».

«La cooperativa Vesti Solidale, che si occupa per conto di Caritas Ambrosiana della raccolta degli indumenti usati precisa che la Nuova Tessil Pezzame si presentava come una realtà d’impresa consolidata e con le adeguate certificazioni, quindi, in grado di ricevere parte del materiale raccolto da Vesti Solidale nel totale rispetto delle varie normative. Da ciò che la Cooperativa ha appreso da fonti di stampa la stessa azienda con altri soggetti pare aver operato in maniera illegale e senza rispettare la normativa ambientale. Ragione per la quale, in attesa della conclusione della vicenda giudiziaria e dall’accertamento dei reati contestati, la cooperativa ha sospeso ogni relazione con Nuova Tessil Pezzame a titolo cautelativo», si legge in una nota di Caritas Ambrosiana in cui si precisa che «la Cooperativa Vesti Solidale si sta impegnando da tempo per ridurre sempre più il rischio di incappare in soggetti che operano in maniera truffaldina».

Sconcertato anche il responsabile della rete cooperativa Riuse (Raccolta indumenti usati solidale ed etica) e fondatore della cooperativa Vesti Solidale, Carmine Guanci «Noi abbiamo appreso questa vicenda dalla stampa e la cosa che proprio non riesco a mandar giù è l’accostamento alla camorra» dice con voce ferma. «Vent’anni fa abbia fondato una cooperativa per dare lavoro a persone in difficoltà e questo è l'obiettivo della nostra attività». Guanci ci tiene a spiegare il funzionamento della raccolta che è una vera e propria attività industriale di recupero dei rifiuti «noi non abbiamo volontari, le persone che lavorano con noi sono assunte con il ccnl delle cooperative sociali e per operare abbiamo bisogno di tutte le certificazioni del settore». Con la marginalità prodotta, inoltre vengono finanziati progetti di solidarietà della Caritas Ambrosiana: i ricavi derivano dalla vendita degli abiti raccolti ad aziende del settore dei rifiuti tessili «e non prendiamo i primi che capitano. Abbiamo sempre avuto rapporti con aziende certificate, chi opera in questo settore deve essere autorizzato dagli enti pubblici e deve avere il certificato antimafia», precisa con forza il presidente che ricorda come sia stata sospesa ogni collaborazione con la Nuova Tessile Pezzame «noi ci consideriamo parte lesa». E per la Tesmapri (altra azienda citata - ndr.)? «Dalla stampa abbiamo appreso che ci sono accuse che risalgono al 2004, ma mi chiedo come possano operare in tutta Italia se fossero vere? Proprio l’anno scorso hanno aperto un grandissimo impianto di stoccaggio e hanno tutte le carte in regola. Noi non siamo degli inquirenti, né dei giudici».

Fino ad oggi nella raccolta, «svolta nel pieno rispetto della normativa e con tutte le autorizzazioni previste dalla legge» come sottolinea Guanci, nell’ambito della Rete Riuse (che raggruppa le cooperative sociali promosse oltre che da Caritas Ambrosiana e Caritas Brescia)sono stati prodotti oltre 60 posti di lavoro ed avviate a recupero/riutilizzo oltre 10.000 tons/anno di indumenti e scarpe usate generando ogni anno oltre 300.000 euro di risorse economiche destinate a progetti di solidarietà sul territorio (per conoscere i progetti: www.donavalore.it).
La sfida per i prossimi anni è quella di coprire sempre più l’intera filiera del riciclo incrementando il numero di addetti e garantendo la gestione corretta e non profit per quantitativi via via crescenti.

Certo la soluzione potrebbe essere quella di non doversi più relazionare con altri e lavorare in proprio, ma non è semplice e soprattutto questo richiede grandissimi investimenti. Non mancano tuttavia azioni che da anni la cooperativa legata alla Caritas Ambrosiana sta portando avanti a partire dal primo step della raccolta: i cassonetti per i quali si è adottato un metodo di chiara identificazione per distinguerli da quelli abusivi. (vedi i dettagli nelle foto)
I raccoglitori gialli della Caritas Ambrosiana «riportano diverse indicazioni (loghi, numero di telefono, nome cooperativa responsabile della raccolta, QR code per avere in tempo reale tutte le informazioni sul progetto etc.). Poiché questo non è parso sufficiente, stiamo facendo di più» non solo: «È in corso di sperimentazione un nuovo modello di cassonetto che possa più facilmente essere distinto dagli altri; se questo nuovo modello dovesse risultare adeguato procederemo alla progressiva sostituzione sull’intero territorio diocesano» anuncia il responsabile.

Un’altra azione riguarda la gestione diretta della fase di “selezione-cernita-igienizzazione”. Al momento Vesti Solidale opera la selezione ed igienizzazione su una piccola percentuale del materiale raccolto, «stiamo acquisendo competenze e know how per procedere progressivamente a selezionare buona parte del materiale raccolto» annuncia Guanci, ma «servono investimenti importanti per acquistare un capannone industriale di almeno 4-5.000 mq e dotarlo delle necessarie attrezzature e questo consentirà la creazione di nuova occupazione per fasce deboli di popolazione che è uno dei nostri obiettivi prioritari insieme alla salvaguardia dell’ambiente ed alla generazione di risorse economiche da destinare a progetti di solidarietà sul territorio della Diocesi (nel 2016 346.000 euro e per il 2017 si preventivano altri 350.000 euro circa)».

Inoltre, da non trascurare il fatto che grazie all’apertura di sei negozi di abbigliamento usato di alta qualità a marchio Share (Second Hand Reuse) (vedi news) Vesti Solidale ha iniziato a commercializzare direttamente la parte più pregiata del materiale raccolto al fine di allungare la vita dei prodotti e garantire alla clientela un prodotto ecologico, di alta qualità, ad un prezzo accessibile; anche questo progetto genera nuovi posti di lavoro ed anch’esso finanzia progetti di solidarietà sul territorio.

Un’altra sperimentazione in atto – viene segnalato - vede coinvolte imprese sociali di Francia, Belgio e Spagna con cui Vesti Solidale collabora al fine di commercializzare una parte del materiale raccolto e selezionato; il tentativo è quello di creare partnership con imprese sociali non profit in Africa e in America Latina che possano selezionare e vendere sul mercato locale importanti quantitativi di indumenti e scarpe usate che non risultano adatte per il mercato italiano. «Anche in questa filiera si garantisce la creazione di occupazione per soggetti in difficoltà e la redistribuzione dei proventi per progetti di solidarietà in Italia e nei Paesi di destinazione. Questo gruppo di imprese ha anche in corso l’ideazione e la realizzazione di un marchio di qualità etica per il servizio di recupero degli indumenti usati.

Contenuti correlati