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Un cooperation compact per lo sviluppo

14 Febbraio Feb 2018 1601 14 febbraio 2018
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L'intervento del segretario generale di Avsi pubblicato sul magazine di febbraio: «La cooperazione ha ormai sfondato 
tutte le barriere imposte da una sua
 riduzione buonista-volontaristica e 
si è imposta come strumento insostituibile di
politica estera. Non si può tornare indietro, ma 
neppure fermarsi». Quella di Silvestri è una delle sedici voci del non profit italiano contenute nel numero di VITA che hanno fornito altrettante "buone idee" perché il prossimo sia davvero un governo che guarda al bene comune

Gianpaolo Silvestri

La cooperazione ha ormai sfondato 
tutte le barriere imposte da una sua 
riduzione buonista-volontaristica e
si è imposta come strumento insostituibile di
 politica estera. Non si può tornare indietro, ma 
neppure fermarsi. Lo si comprende leggendo
 nel loro insieme i 17 obiettivi globali di sviluppo 
sostenibile dell’Agenda 2030 dell’Onu: il nostro
sviluppo non è più pensabile sganciato da 
quello degli altri Paesi. Riandiamo all’ultimo
 quinquennio: l’attesa legge 125/2014 sulla cooperazione internazionale ha permesso al nostro Paese di competere globalmente con gli altri soggetti della cooperazione, fino ai luoghi dove si consumano crisi croniche (come Siria, Iraq, Sud Sudan...), grazie all’introduzione di nuovi strumenti quali la costituzione dell’Agenzia, il coinvolgimento del settore privato, la Cassa depositi e prestiti come banca per lo sviluppo, il Consiglio Nazionale della Cooperazione. Dopo anni di una certa “dimenticanza”, inoltre, i governi italiani Renzi e Gentiloni sono tornati in Africa per cercare partnership e il nostro “sistema” Paese è riuscito a dare un contributo fondamentale alla definizione del Migration Compact e dell’European Investment Plan. E ora, cosa chiedere a chi verrà? Azzardiamo alcune proposte molto concrete che nascono all’interno della nostra esperienza di oltre 45 anni di lavoro sia sul terreno in Africa, Asia e America Latina, sia negli uffici dove si disegnano bandi e budget. Potremmo chiamarlo “piccolo compact per la cooperazione”.

  1. 1. Considerando che il futuro della cooperazione dipende in larga parte dall’accesso ai fondi Ue e quindi dalla capacità di avere un posto ai tavoli in cui vengono stabilite
le priorità, le politiche e le modalità di stanziamento di questi fondi, è fondamentale rinforzare la presenza italiana a Bruxelles. Come? Per esempio aprendo un ufficio dell’Agenzia presso la Rappresentanza con uno
staff adeguato (basti considerare che la Giz, l’agenzia
della cooperazione tedesca, ha un ufficio in Belgio con
50 funzionari); oppure affidando a un esponente della Rappresentanza l’incarico di seguire i temi di cooperazione coordinandosi con l’Agenzia, la Direzione generale della cooperazione allo sviluppo, oppure ancora coinvolgendo il Consiglio nazionale nei comitati Fes, Eni della Commissione europea.
  2. 2. Destinare tutto l’8xmille a gestione statale a progetti di cooperazione (sono quasi 150 milioni all’anno). Oggi solo il 25% è destinato a progetti di cooperazione, e non sempre va in porto.
  3. 3. Creare una regia unica per la gestione dei fondi che altri ministeri spendono per la cooperazione. Al momento c’è solo una tabella con gli importi, ma su come e quali obiettivi debbano essere spesi, non c’è alcun coordinamento effettivo.
  4. 4. Oggi 2/3 dei fondi della cooperazione sono spesi dal ministero dell’Economia e delle Finanze) con trasferimenti alla Ue e alle Banche multilaterali. Sarebbe invece fondamentale che anche il ministero degli Esteri e della Cooperazione internazionale avesse voce in capitolo: significherebbe intervenire sugli obiettivi armonizzandoli con quelli delle politiche di sviluppo. Ci vorrebbe quindi un coordinamento molto più stretto dei direttori esecutivi italiani presso queste istituzioni con il Maeci.

*Giampaolo Silvestri è segretario generale di AVSI


Buone idee per un buon governo, gli altri interventi

Roberto Rossini

Il reddito di inclusione? Una svolta, a patto che...

di Roberto Rossini
Presidente Acli e portavoce Alleanza contro la povertà

«Occorre mettere sul piatto le risorse sufficienti per raggiungere tutte le persone in povertà assoluta e per rafforzare i percorsi di inclusione sociale e lavorativa»


Non è più affar di Stato, serve un sistema integrato

di Giuseppe Guerini
Presidente Federsolidarietà e portavoce Alleanza delle cooperative sociali

«A fianco di misure fiscali, che favoriscano la possibilità di fare emergere il lavoro nero largamente diffuso nelle prestazioni di cure domiciliari, dobbiamo impostare un sistema di assicurazioni e di welfare integrativo, di carattere mutualistico, che aiuti a preparare una rete di protezione per i non autosufficienti di domani, coinvolgendo famiglie, comunità, Terzo settore e imprese»

Giuseppe Guerini


Paola Crestani

Adozioni internazionali, requisiti più stringenti

di Paola Crestani
presidente Ciai

«Per garantire il diritto di vivere in una famiglia e alle famiglie che li accolgono un indispensabile sostegno, sono necessarie tre azioni principali»


Comunità, stop alle disparità fra regioni

di Samantha Tedesco
Area programmi e sviluppo Sos Villaggi dei Bambini

«In Italia nascere e crescere in una Regione o in un’altra determina profonde disuguaglianze. Per questo ci siamo impegnati a collaborare con il ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali insieme ad altre realtà di accoglienza e alle Regioni per stendere delle Linee di Indirizzo per l’accoglienza residenziale per i minorenni»

Samantha Tedesco


Gigi De Palo

A parità di reddito, fisco più leggero per chi ha figli

di Gigi De Palo
presidente Forum Associazioni familiari

«Proponiamo il Fattore Famiglia: individuato il livello minimo di reddito non tassabile per una persona, questo viene moltiplicato per un fattore proporzionale al carico familiare»


Una roadmap per dire addio al carbone

di Mariagrazia Midulla
Responsabile energia e clima WWF

«Nella prossima legislatura sarà indispensabile uno strumento legislativo quadro che armonizzi e sancisca l’obiettivo di “decarbonizzare” l’economia fissando tappe obbligatorie in tutti i settori»

Mariagrazia Midulla


Flaviano Zandonai

La grande bellezza del welfare culturale

di Flaviano Zandonai
Segretario generale Iris network

«La cultura è un condensatore di coesione sociale perché da uno scavo, una performance si possono innescare processi di costruzione di comunità, cambiando le regole d’ingaggio in senso più aperto e inclusivo»


Troppa frammentazione: serve una strategia unitaria

di Alberto Fontana
Presidente Ledha

«I fondi, oltre a non essere sufficienti, sono gestiti dalle Regioni che, chi più chi meno, rendono l’accesso abbastanza complicato. Eppure in questi contributi sta la possibilità di una vita indipendente per le persone con grave disabilità, costrette troppo spesso al “fai da te”»

Alberto Fontana


Roberto Speziale

La Convenzione Onu rimane il punto di riferimento

di Roberto Speziale
Presidente Anffas

«È importante allora attribuire forza di legge ad un piano sulla non autosufficienza e sulla vita indipendente, che comprenda innanzitutto la definizione di livelli essenziali delle prestazioni e un adeguamento dei trattamenti assistenziali per garantire l’autonomia personale e contrastare il rischio di impoverimento delle persone con disabilità»


La deriva si può fermare. Basta volerlo

di Marco Dotti
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«Bisogna intervenire alla radice. La lotta e il contrasto alla patologia — che devono continuare a esserci — riguardano gli effetti, non le cause»

Marco Dotti


Stefano Granata

Fatta la legge, ora serve l’ecosistema

di Stefano Granata
Presidente CGM

«Solo se avremo strumenti ad hoc che permettano di remunerare sul lungo periodo investimenti sull’innovazione sociale e sul welfare, potremo sbloccare e sfruttare il potenziale dell’impresa sociale»


L’epoca delle professioni ibride

di Sara De Carli
giornalista

«Il punto cruciale del preparare i giovani al loro futuro non è aggiornare rapidamente e continuamente il catalogo delle competenze per formarli a “saper fare” ciò che il mercato via via chiede (le competenze diventano obsolete in maniera ormai vertiginosa), ma quello di ripensare istruzione, educazione e formazione per accogliere le sfide dell’ipercomplessità»

Sara De Carli


Stefano Tabò

Diventi un diritto alla portata di tutti

di Stefano Tabò
Presidente CSVnet

«Occorre individuare strumenti concreti per far incontrare con rapidità i bisogni e le emergenze sociali con la disponibilità, spesso inespressa, a dedicare gratuitamente del tempo agli altri»


Integrazione pubblico- privato: si faccia sul serio

di Raffaella Pannuti
Presidente Fondazione Ant

«L’obiettivo del sistema sanitario deve essere quello di identificare e applicare un modello assistenziale in grado di garantire i migliori outcome di cura, e che sia al contempo universale e sostenibile»

Raffaella Pannuti


Antonio Gaudioso

La Costituzione rafforzi la tutela della salute

di Antonio Gaudioso
Segretario generale Cittadinanzattiva

«Abbiamo deciso di formalizzare una proposta di riforma costituzionale di un rigo e mezzo, tanto semplice quanto essenziale, che, all’art. 117 della nostra Costituzione, alla parola “tutela della salute” aggiunga una specifica che ne rafforzi l’elemento di garanzia e di tutela alla luce del migliore interesse dalla prospettiva del cittadino»

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