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Politica & Affari

Caso Trenta. Anzaldi (PD): «Conflitto di interessi e gestione familistica senza precedenti»

5 Giugno Giu 2018 1121 05 giugno 2018
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Il caso della ministra Elisabetta Trenta scuote il governo: dopo il caso della società di contractors, scoppia quello del marito militare. Nell'annunciarne il trasferimento la ministra avrebbe scavalcato la normale filiera decisionale. Michele Anzaldi (PD) denuncia: «Il ministero della Difesa non può essere trattato come il tinello di casa della neoministra»

«Sul caso dei conflitti di interessi della ministra Elisabetta Trenta sta emergendo una gestione familistica e privatistica che non ha precedenti: il ministero della Difesa non può essere trattato come il tinello di casa della neoministra».

Il deputato Pd Michele Anzaldi non ci sta. E picchia duro sulla decisione della nuova titolare della Difesa, Elisabetta Trenta, di chiedere il trasferimento del marito, il capitano Claudio Passarelli, per fugare rischi di conflitti di interessi.

Onorevole Anzaldi, il trasferimento non le basta?
Intanto l’annuncio della ministra è la conferma che avevamo ragione, noi del Pd, a denunciare un evidente conflitto di interessi. Ma c’è una prima incongruenza: la domanda di trasferimento di norma viene avanzata dall’interessato, di certo non viene delegata alla moglie, ancorché sia un suo superiore.

la ministra della difesa Elisabetta Trenta

Quindi non doveva essere la Trenta a chiedere il trasferimento?
Non soltanto lei non doveva sostituirsi all’eventuale richiesta del marito, ma non doveva neanche essere lei a decidere: la decisione sarebbe dovuta essere di competenza della normale filiera decisionale, ci manca solo che la ministra disponga direttamente e ufficialmente un provvedimento per una posizione di livello minore quale quella di un capitano. Ma non c’è solo questo”.

Cos’altro non le torna?
L’opportunità avrebbe nel caso suggerito che il capitano Passarelli fosse trasferito in strutture militari diverse da quelle ministeriali. Trasferirlo dagli Armamenti equivale a riconoscere che in quella posizione rappresentava un problema, e allora perché agli Affari Generali dovrebbe essere tutto a posto? Siamo di fronte ad una vicenda opaca, comunicata peraltro con indiscrezioni sui giornali e post su facebook, senza avere reale contezza di carte e decisioni ufficiali. E al momento non c’è alcun chiarimento su questioni ben più delicate: i rapporti della ministra Trenta con la sua ex azienda SudgestAid, le attività di reclutamento dei mercenari, le operazioni in Libia e i rapporti con i servizi segreti. Altro che trasparenza!”.

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