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Continua la crisi per Sea-Eye nel Mediterraneo

8 Giugno Giu 2018 1438 08 giugno 2018
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Fallito anche il terzo tentativo di evacuazione dei passeggeri sull’imbarcazione della guardia costiera italiana, a causa del mare grosso. Le condizioni a bordo diventano sempre più difficili: diversi i malori per via delle onde e alti rischi di disidratazione. «Siamo particolarmente preoccupati per una giovane incinta di sette mesi», fanno sapere dal peschereccio

Rimangono durissime le condizioni di navigazione per Seefuchs nel Mediterraneo. L’imbarcazione dell’Ong tedesca Sea-Eye, interamente gestita da volontari, naviga da oltre 40 ore, tra onde altissime, con 119 persone salvate dal mare, un numero che supera di gran lunga la capienza massima del peschereccio di 20 metri.

Questa mattina è fallito anche il terzo tentativo di evacuazione dei passeggeri sull’imbarcazione della guardia costiera italiana, a causa del mare grosso. Le condizioni a bordo diventano sempre più difficili: diversi i malori per via delle onde e alti rischi di disidratazione.

"Ohne euch, wären wir diesem Meer allein und hilflos ausgeliefert" Inzwischen sind die 119 Geretteten bereits mehr als...

Geplaatst door sea-eye op vrijdag 8 juni 2018

«Il bagno interno è impraticabile e quello esterno è irraggiungibile per via delle condizioni meteo», fa sapere via messenger, dalla terraferma, il responsabile della comunicazione. «Siamo particolarmente preoccupati per una giovane incinta di sette mesi», ha fatto sapere l’equipaggio.

La Seefuchs a bordo non ha wi-fi, ma riesce a mantenere un contatto costante con il team dell’Ong tedesca, presente a Malta e in Germania, via telefono satellitare e con una connessione internet, anch’essa satellitare.

«Il tempo è peggiorato moltissimo un’ora dopo l’inizio dei soccorsi» ha scritto in un messaggio il capo dell'equipaggio. Mercoledì pomeriggio, il Centro di Coordinamento della Guardia Costiera di Roma aveva segnalato a Seefuchs la presenza di un gommone in pericolo, chiedendo di intervenire. Dopo due ore di ricerche, l’Ong è riuscita a identificare l’imbarcazione e a portare a bordo 119 persone, tra cui 11 donne, due di queste incinte. Secondo i testimoni un uomo, caduto in acqua prima dell’arrivo dei soccorsi, sarebbe annegato.

Sea-Watch, altra Ong tedesca arrivata sul posto per dare un supporto a Sea-Eye, non è riuscita ad effettuare il trasbordo, per le onde altissime. Giovedì sera, dopo diverse richieste di aiuto da parte dell’equipaggio, anche Seefuchs è stata classificata come “in distress”, “in pericolo” e l’MRCC ha inviato una nave in soccorso. A cercare di proteggere la nave ai lati nella navigazione notturna, la petroliera danese Nord Bell e Sea-Watch.

In totale l’Ong di Regensburg, negli ultimi due anni ha salvato oltre 14mila persone. «La barca però è un peschereccio di 60 anni non adatto a trasportare così tante persone.», dice in un comunicato l’organizzazione. «Nonostante questo è la terza volta in poche settimane che le autorità italiane rifiutano l’assistenza in circostanze di ricerca e soccorso e costringono la Seefuchs a trasportare le persone verso le coste siciliane». L’Ong sottolinea inoltre che: «Nelle ultime settimane l’intensità della diffamazione è cresciuta nuovamente. Invece di ricercare soluzioni politiche e umanitarie comuni le persone che offrono il proprio aiuto e i volontari sono diffamati e chi soffre di più, i richiedenti asilo, criminalizzati. L’Unione Europea sta cercando soluzioni facili, invece di lottare per tenere fede ai diritti e alle norme che sono state definite in passato».

Sea-Watch, che a sua volta sta navigando da oltre 60 ore con 232 persone a bordo, ha ricevuto indicazione del Place of Safety a cui attraccare solamente dopo essere praticamente arrivata in Sicilia. Il porto assegnato è quello di Reggio Calabria. Da MRCC hanno fatto sapere che lo sbarco sarà previsto per domani mattina.

Come ha notato Sergio Scandura, giornalista di Radio Radicale che da tempo segue gli sbarchi, non era mai accaduto un ritardo simile nell’assegnazione di un porto per una nave umanitaria.

Foto: Ottavia Spaggiari

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