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Conflitti

Nicaragua, la repressione colpisce anche la Chiesa

10 Luglio Lug 2018 1005 10 luglio 2018
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Dopo che un’operazione di forze paramilitari del Governo di Daniel Ortega aveva provocato la morte di 14 persone è stata aggredita anche la delegazione della Chiesa composta tra gli altri dal cardinale Leopoldo Brenes, arcivescovo di Managua, l’ausiliare Silvio Báez e il nunzio, Stanislaw Waldemar Sommertag

Da oltre tre mesi in Nicaragua stanno andando in scena purghe e violenza da parte del presidente Daniel Ortega. Una violenza che è la risposta alle proteste che scuotono il Paese da metà aprile innescate da una nuova tassa del 5 per cento sulle pensioni e da un altrettanto modesto aumento dei contributi per la previdenza sociale. È stato un malaccorto tentativo di risanare il bilancio di un sistema assistenziale piuttosto generoso, e il governo ha invertito la rotta non appena sono cominciate le proteste. Una reazione quella del governo che fino ad oggi ha prodotto oltre 300 morti e secondo Avvenire la volontà del Governo è di dare «un’energica ripulita» per mettere fine alle proteste prima del 19 luglio. In tale data si celebra 39esimo anniversario del trionfo della rivoluzione sandinista, a cui l’attuale presidente ha partecipato e di cui si proclama unico legittimo rappresentante.

Daniel Ortega insieme alla moglie Rosario Murillo

L'ultimo tassello di questa costellazione di atrocità si è consumata nel fine settimana scorso quando un'operazione di forze paramilitari filogovernative ha provocato la morte di 14 persone a Diriamba e a Jinotepe, due città nel sud-ovest del Paese. Attacchi che sono andati avanti senza sosta, come ha riferito la Asociación nicaraguense pro derechos humanos, uccidendo e distruggendo per almeno 48 ore. Vari testimoni hanno denunciato anche esecuzioni extragiudiziali. Decine di dimostranti sono stati arrestati e portati nel carcere bunker di El Chipote della capitale. Altrettanti risultano desaparecidos.

Fino ad oggi a cercare di fare argine e proteggere la popolazione c'era la Chiesa Cattolica. Da una parte portando avanti la linea del dialogo con il Governo, come testimonia la proposta dei vescovi di anticipare le elezioni al marzo prossimo recapitata ad Ortega dalla Conferenza episcopale nicaraguense il 7 giugno scorso. Dall'altro facendo da scudo fisicamente alla popolazione come era accaduto a Masaya, il 3 giugno quando la presenza dei pastori disarmati, usciti in processione con il Santissimo, aveva “paralizzato” le forze di sicurezza.

Per questo ieri una delegazione ecclesiastica formata dal cardinale Leopoldo Brenes, arcivescovo di Managua, l’ausiliare Silvio Báez e il nunzio, Stanislaw Waldemar Sommertag – si è messa in marcia verso Diarimba per cercare di interrompere la spirale di violenza.

Questa volta però i presuli sono stati accolti da urla, spintoni e insulti. I vescovi hanno sfidato gli agenti, sempre più minacciosi. E si sono diretti verso la basilica di San Sebastián, dove si era rifugiato un gruppo di francescani “colpevole” di aver cercato di curare i feriti. Le forze di sicurezza hanno circondato l’edificio. Poi, un gruppo di uomini incappucciati ha fatto irruzione nella chiesa, scatenando il caos. Il commando ha cominciato a picchiare a casaccio vescovi, sacerdoti e i giornalisti, accorsi sul posto. A molti reporter sono state distrutte o rubate le attrezzature. La basilica è stata in gran parte distrutta mentre sui muri e il pavimento si moltiplicavano le macchie di sangue.

A raccontare la vicenda è stato il profilo dell'Arcidiocesi di Managua

CONDENABLE Y REPUDIABLE EL HECHO COBARDE DE AGREDIR A OBISPOS, NUNCIO Y SACERDOTES POR PERSONAS AFINES DEL GOBIERNO Y...

Geplaatst door Arquidiócesis de Managua op Maandag 9 juli 2018

«Con la violenza ci incamminiamo in una strada senza uscita. I problemi si risolvono con la ragione e il dialogo», ha commentato monsignor Báez, ferito al braccio destro nell’aggressione.

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