Riforma Terzo Settore
Terzo settore

I decreti correttivi della Riforma? Per i commercialisti sono ancora migliorabili

11 Luglio Lug 2018 1256 11 luglio 2018
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Il Consiglio Nazionale della categoria in audizione presso Camera e Senato. «Persistono alcune distorsioni eliminabili. Un miglior coordinamento tra le norme in materia di obblighi contabili e rendicontativi della sezione civilistica con quanto richiesto ai fini tributari consentirebbe agli enti un minor sforzo amministrativo»

I decreti correttivi della Riforma del Terzo settore contengono diversi aspetti positivi, ma restano ulteriormente migliorabili. Per questo, in un’audizione tenutasi ieri presso la Commissione Affari costituzionali del Senato, dopo quella della scorsa settimana presso la Commissione Affari sociali della Camera, il Consiglio nazionale dei commercialisti ha formulato delle proposte di emendamento, con un’attenzione specifica agli ambiti relativi ad amministrazione e controllo, alla rendicontazione e ad alcuni aspetti fiscali.

Secondo il Consigliere nazionale delegato al non profit, Maurizio Postal, è «positivo che alcuni suggerimenti tecnici forniti dalla categoria, soprattutto in materia di amministrazione e controllo e di rendicontazione, sono stati recepiti dallo schema di decreto».

«Tuttavia», ha affermato, «occorre rilevare che persistono alcune distorsioni eliminabili. In questo ambito, un miglior coordinamento tra le norme in materia di obblighi contabili e rendicontativi della sezione civilistica con quanto richiesto ai fini tributari consentirebbe agli enti un minor sforzo amministrativo, mantenendo tuttavia invariati la trasparenza e l’informativa».

In ambito di amministrazione e controllo, hanno ricordato i commercialisti, sono state inoltre riviste alcune disposizioni inerenti l’attività di controllo nonché il coordinamento tra attività di vigilanza svolta dall’organo di controllo e l’attività di revisione legale svolta dal soggetto incaricato. «Ai fini normativi», è la posizione della categoria, «la previsione che la revisione legale dei conti può essere effettuata da un organo collegiale in cui un solo componente è iscritto all’apposito registro risulta non compatibile con la norma europea di riferimento, gerarchicamente sovraordinata, la quale dispone che solo i soggetti abilitati possano effettuare tale attività».

Ai fini tributari, i commercialisti chiedono, «per un maggior allineamento con i principi ispiratori della riforma, di disporre la non imponibilità, in capo agli Enti del terzo settore non commerciali, dei proventi derivanti dalla raccolta fondi, laddove questi siano integralmente destinati allo svolgimento, con modalità non commerciali, delle attività di interesse generale».

Il Consiglio nazionale ha infine presentato alcune proposte che tendono a conciliare l’intendimento del legislatore delegante con quanto oggi previsto in materia di revisione “organica” del settore. I commercialisti propongono che gli enti sportivi dilettantistici possano mantenere il regime fiscale della Legge 398/91 anche iscrivendosi al registro unico del Terzo settore. Tale «concessione», secondo Postal, «permetterebbe agli enti sportivi di effettuare una scelta “libera” di iscrizione al registro. L’attuale disposto, di fatto, con tutta probabilità spingerà molti enti sportivi a optare per la non iscrizione garantendosi la possibilità di mantenere il regime fiscale della 398/91. Tuttavia, la mancata iscrizione non consentirà alle realtà che operano nello sport di fruire dei vantaggi previsti dal Codice. Gli enti, inoltre, non saranno soggetti al previsto sistema dei controlli, non soddisfacendo quel requisito di trasparenza, interna ed esterna, pilastro della riforma».


In allegato il documento presentato in audizione e gli emendamenti proposti

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