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Economia

Corte dei Conti: così l'allarme demografico impatta sui conti pubblici

12 Luglio Lug 2018 1402 12 luglio 2018
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Presentato oggi il Rapporto 2018 sulla finanza pubblica: basta flessibilità sulle pensioni, più risorse per il REI. Le «modifiche della struttura demografica», pur «note da tempo», potrebbero «avere effetti sulla spesa per la protezione sociale (previdenza, assistenza e sanità) più acuti di quanto finora atteso»

Parte dall’allarme demografico la Relazione della Corte dei Conti fatta oggi a presentazione del Rapporto 2018 sul coordinamento della finanza pubblica. Le «modifiche della struttura demografica», seppur nei suoi tratti essenziali «note da tempo», potrebbero in realtà «avere effetti sulla spesa per la protezione sociale (previdenza, assistenza e sanità) più acuti di quanto finora atteso».

Nel 2017 la spesa per prestazioni sociali in denaro è cresciuta dell’1,7 per cento. Sono cresciute dell’1,2 per cento le prestazioni pensionistiche e del 3,4 per cento le altre prestazioni sociali: «tendenze che segnano miglioramenti rispetto agli ultimi anni». La spesa pensionistica pesa per il 77% del totale.

Chiarissima la Corte dei Conti: «per quanto ovvio, giova rimarcare che, specie in campo previdenziale, le politiche pubbliche dell’oggi influiscono sulla spesa del domani. Sono dunque da auspicare azioni in grado di favorire un aumento del tasso di natalità; gestire in maniera equilibrata i flussi migratori; stimolare la partecipazione al mercato del lavoro; rafforzare la dotazione di infrastrutture materiali e immateriali. È, d’altra parte, essenziale preservare i miglioramenti di fondo che il sistema previdenziale ha realizzato in questi decenni. Ogni elemento di possibile flessibilizzazione dell’attuale assetto dovrebbe contemplare compensazioni in grado di salvaguardare la sostenibilità finanziaria di lungo periodo. È cruciale non creare debito pensionistico aggiuntivo».

La Corte dei Conti promuove il Reddito di Inclusione: «i primi dati Inps sul REI 2018 sono relativamente buoni» e benché sia «prematuro esprimersi sulla sua piena efficacia, lo strumento andrà infatti valutato, soprattutto, in base all’effettiva capacità di mettere in campo progetti di vita e lavoro in grado di fare uscire dal bisogno acuto i nuclei socialmente “esclusi”», le 900mila persone in povertà assoluta che ora beneficiano di un sostegno sono «un buon punto di partenza». Serve evidentemente un «importante sforzo finanziario supplementare, rispetto a risorse che pure sono cresciute in misura incoraggiante»: «non può essere peraltro sottaciuto che si tratta di risorse che, seppure in notevole crescita, da un lato, hanno in parte riassorbito quanto destinato ad altre forme di intervento (nel quadro di un iniziale processo di razionalizzazione), dall’altro, restano notevolmente al di sotto di quanto sarebbe necessario per raggiungere l’insieme dei nuclei in condizioni di povertà assoluta».

Serve una maggiore attenzione verso l’effettiva capacità delle realtà locali di mettere in campo i previsti progetti in grado di portare le famiglie al di fuori dell’area della povertà, di generare un effettivo welfare di comunità anche attraverso l’attivazione di competenze multiple di cui i territori sono espressione. Fondamentale sarà sotto questo aspetto il rapporto tra enti locali e terzo settore

Corte dei Conti

Se «i progressi sono indubitabili, la strada da percorrere resta lunga e molti sono i problemi aperti». Il primo che la Corte dei Conti indica è la frammentazione degli strumenti di intervento, insieme alla disomogenea capacità degli enti locali di offrire servizi sociali. Ma anche il fatto che gli interventi assistenziali vengono ancora attivati «non sulla base di una valutazione della situazione economica dell’intero nucleo familiare, ma spesso solo in base al reddito individuale», ponendo un tema di appropriata finalizzazione delle risorse: in questo senso c’è un invito esplicito: «del “nuovo ISEE” l’operatore pubblico dovrebbe fare un uso ben maggiore».

La Corte dei Conti invita anche a «una maggiore attenzione verso l’effettiva capacità delle realtà locali di mettere in campo i previsti progetti in grado di portare le famiglie al di fuori dell’area della povertà, di generare un effettivo welfare di comunità anche attraverso l’attivazione di competenze multiple di cui i territori sono espressione (sul fronte educativo, della formazione e del collocamento professionale, sanitario, della sicurezza, ecc). Fondamentale sarà sotto questo aspetto il rapporto tra enti locali e terzo settore».

Nel capitolo sulla sanità, dove si descrive quanto fatto nel 2017 per il potenziamento delle basi informative sanitarie, «elemento fondamentale per il miglioramento del controllo della spesa e della sua qualità e per il potenziamento del servizio reso ai cittadini», si cita anche una modifica del sistema informativo nazionale per le dipendenze (SIND) effettuata per «potenziare il monitoraggio delle prestazioni erogate nei diversi setting sia nell’ambito dell’assistenza rivolta alle persone con dipendenze da alcol sia per quelle con dipendenza da gioco d’azzardo».

«Anche la Corte dei Conti ribadisce come le misure messe in campo negli ultimi anni in campo fiscale dai Governi che si sono succeduti non sono andate al ‘nocciolo’ vero del problema: non serve moltiplicare gli scaglioni di reddito imponibile, né elargire mancette o bonus estemporanei e tra loro slegati, utilizzando come criterio quello di redistribuire quanto rimane delle tasse riscosse dopo aver sottratto le spese», commenta il presidente nazionale del Forum delle Associazioni Familiari, Gigi De Palo, «è ora di rivoluzionare alla radice il sistema fiscale, pensando finalmente al reddito realmente disponibile dei nuclei familiari, ovvero quello che resta loro in tasca dopo aver sostenuto tutte le spese necessarie per assolvere alle responsabilità familiari e sociali». Il Forum chiede da tempo d'introdurre una no-tax area di 780 euro mensili a persona, che cresce in base al numero di figli, applicando allo scopo la scala OCSE presente nel Contratto di Governo.

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