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Milano

Servizio Sanitario Nazionale, 40 anni di equità made in Terzo settore

13 Luglio Lug 2018 0949 13 luglio 2018
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«Attualizzare il concetto di "equità", favorendo una riflessione sui nuovi bisogni dei cittadini e favorire sinergie tra privato sociale, ospedali e Istituzioni». Così riassume Fausto Massimino il cuore del secondo appuntamento del ciclo di seminari promossi da Fondazione Roche, di cui è direttore generale, sul diritto alla salute e per un SSN pubblico, equo e universalistico

Dopo la prima tappa romana dedicata all’Universalismo, è approdato a Milano il ciclo di incontri “40 anni di SSN – Diritti al Futuro” promossi da Fondazione Roche per fare una riflessione sui principi alla base di una Legge (n. 833 del 1978) che ha rappresentato un cambiamento epocale verso una nuova concezione di salute. Questa volta il dibattito si è concentrato sul tema dell’equità, un principio che nel corso degli anni ha assunto un significato profondamente diverso rispetto alle sue intenzioni originali, abbandonando la sua valenza economica e abbracciandone una più sociale.

Mariapia Garavaglia

«Il crescente aumento della spesa sanitaria, da un lato, e la complessità dei servizi da erogare dall’altro, inclusi quelli a carattere socio-assistenziale, rendono maggiormente necessaria l’integrazione di una serie di attività da parte della società civile», ha spiegato Mariapia Garavaglia, presidente della Fondazione Roche, «Il principio di equità assume oggi un significato più evoluto, che risponde con maggiore puntualità alle attese espresse dai promotori di questa Legge 40 anni fa, che hanno previsto la complementarietà di iniziative socio-sanitarie ed assistenziali del volontariato e dell’impresa accreditata e convenzionata, che, oggi, con la legge del Terzo Settore, esprimono con più chiarezza il loro ruolo di grande valore sociale».

Alla luce di questi cambiamenti e nella presente stagione di incertezza politica e di crescenti problematiche di sostenibilità, il principio di equità si è trasformato al punto di dare vita ad un nuovo concetto, quello della complementarietà.

Fausto Massimino

«Le problematiche legate alla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale, anche a fronte di nuove realtà sociali presenti sul nostro territorio e dell'esigenza di garantire al paziente un'assistenza che includa anche la prossimità con i familiari, ci impongono di attualizzare il concetto di "equità", favorendo una riflessione sui nuovi bisogni dei cittadini e favorire sinergie tra privato sociale, ospedali e Istituzioni», interviene Fausto Massimino, direttore generale della Fondazione Roche, «promuovere oggi un dibattito costruttivo su questi temi significa contribuire a garantire che il nostro Sistema Salute continui a vivere nei decenni a venire, fornendo servizi e assistenza tra i migliori al mondo».

Protagonista dell'appuntamento è stato il Terzo Settore, che negli ultimi anni è stato spesso in grado di garantire quei servizi che oggi il Sistema Sanitario Nazionale ha difficoltà ad erogare, soprattutto nel fronteggiare fenomeni crescenti come quello della migrazione, della povertà sanitaria e dell’assistenza agli stranieri.

Secondo i dati pubblicati nella ricerca Migrare per curarsi” (Censis), in Italia la migrazione sanitaria interregionale riguarda direttamente e indirettamente circa 1.400.000 cittadini, malati con situazioni di disagio e drammaticità. Il primo disagio per un malato costretto a curarsi lontano da casa è relativo alle spese di vitto e alloggio, che mettono a dura prova la stabilità economica ed emotiva di persone già in stato di fragilità a causa della malattia. Negli ultimi anni si sono moltiplicate le associazioni nate per offrire assistenza e alloggio a chi è in difficoltà, come CasAmica Onlus, che interverrà alla serata. Questa associazione, tra le prime nate a questo scopo oltre 30 anni fa, ha accolto negli anni più di 70.000 migranti sanitari e nelle quattro case di accoglienza attive arriva ad offrire 186 posti letto con un tasso medio di occupazione che si attesta al 90%.

Al problema della migrazione sanitaria si aggiunge il tema dell’accesso alle cure per la popolazione in condizione di “povertà sanitaria”. I dati recentemente presentati dall’Osservatorio Donazione Farmaci della Fondazione Banco Farmaceutico parlano di oltre 580.000 persone che si sono rivolte a enti caritativi (1.800) capaci di far fronte a esigenze sanitarie e farmaceutiche. Le stime infatti rilevano che in Italia per ragioni economiche quasi 1 persona su 2 (45%) si vede costretta a rinunciare ad acquistare farmaci e oltre 13 milioni di italiani limitano il numero di visite mediche o esami di accertamento. È in questo scenario che realtà come la Fondazione Banco Farmaceutico rappresentano l’ultima reale rete di protezione sociale donando in un anno medicinali a più di 1.768 enti convenzionati in tutta Italia e aiutando 535.000 poveri. Numeri importanti, in assoluto, ma ancora distanti dal rispondere a quella che, ormai, si può definire un’emergenza permanente.

Suor Annamaria Villa

Non da ultimo, il diritto alla salute può essere men che meno negato agli indigenti, ai senzatetto o alle migliaia di immigrati che raggiungono il nostro Paese in condizioni terribili. A loro un’altra realtà del mondo nonprofit dedica tutto il suo impegno: Suor Annamaria Villa, Responsabile Ambulatorio Opera San Francesco, racconta i numeri impressionanti delle prestazioni ambulatoriali erogate nel 2017 soprattutto a coloro che non hanno titolo per accedere ai servizi sanitari pubblici. Con 34.440 prestazioni ambulatoriali e 148 visite medie al giorno, l’Opera San Francesco è riuscita ad aiutare quasi 9.500 persone.

Numeri alla mano, appare evidente che siamo di fronte a un periodo di enorme cambiamento sociale e a questioni socio-politiche ed etiche non più procrastinabili. Le sfide legate alla sostenibilità e all’accesso indiscriminato dei servizi sanitari aprono la strada a numerosi interrogativi relativi al terzo principio fondante della Legge 833, ovvero l’uguaglianza, che sarà oggetto di dibattito del prossimo incontro promosso da Fondazione Roche.

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