37181345 10156520249599289 2096513561701384192 O
Medicina

Il nostro grazie al professor Franco Mandelli: una vita per la solidarietà e la ricerca

15 Luglio Lug 2018 1409 15 luglio 2018
  • ...

Aveva 87 anni, presidente di Gimema e dell'Associazione ltaliana contro le leucemie, era da tutti considerato il padre dell'ematologia. Il ricordo di Riccardo Bonacina: “Un grande amico di VITA”

Nato a Bergamo, laureatosi in medicina a Milano nel 1955, Franco Mandelli è stato uno dei punti di riferimento internazionali nella lotta alle malattie del sangue, in particolare contro il linfoma di Hodgkin e delle leucemie acute. Presidente di Gimema, Gruppo italiano malattie ematologiche dell'adulto, già a capo dell'Associazione italiana contro le leucemie (Ail), Mandelli ha pubblicato centinaia di articoli scientifici, ma soprattutto è stato un ponte fra ricerca e solidarietà.

La morte del professor Franco Mandelli, ha scritto il Presidente Sergio Mattarella nel suo messaggio di cordoglio, «mi addolora profondamente. La sua testimonianza di vita figura a buon diritto fra gli italiani che hanno contribuito a rendere migliore la nostra società».

Il suo lungo e costante e prezioso contributo «ad assicurare l'esistenza di donne, uomini e bambini del nostro Paese, e non soltanto di esso», ha concluso il Presidente della Repubblica, «si è espresso nel valore della sua ricerca scientifica, continuamente avanzata, nell'insegnamento, nella formazione di tanti medici e ricercatori, nelle numerose iniziative di solidarietà e di promozione della prevenzione delle malattie. Esprimo ai suoi familiari la più grande solidarietà e ai suoi allievi e collaboratori, l'esortazione a proseguirne l'opera con la stessa dedizione e lo stesso impegno».

«L'avevo conosciuto ai tempi de “Il Coraggio di vivere, la trasmissione che conducevo e di cui ero l'autore su Raidue - racconta Riccardo Bonacina - Mi colpì perchè mi prese da parte per dirmi, “voi giornalisti dovete raccontare le storie dei ragazzi che vede qui (ndr. eravamo nel reparto di Ematologia dell'Umberto I a Roma), guardi che cose straordinarie fanno mentre sono in cura, fanno concerti, studiano, fanno gruppo e nimano l'ospedale. Sono straordinari, altro che malattie incurabili, guardi che vita. Da allora il prof seguì e incoraggio l'avventura editoriale di VITA, capendo l'importanza per il Terzo settore di fare sistema e di fare tutti insieme comunicazione affinchè le cose potessero cambiare e perchè la solidarietà provasse a farsi cultura. E stato un grandissimo amico, sino alla fine, un amico discreto e intelligente. Lo ricorderò sempre.

Contenuti correlati