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Conflitti

Migrazioni e geopolitica del caos: Nigeria, il più pericoloso dei paesi africani

15 Luglio Lug 2018 1348 15 luglio 2018
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Nel 2016, il 7,8% dei conflitti armati in Africa ha avuto luogo in Nigeria. Un quarto di tutti i decessi in Africa si è verificato in Nigeria, rendendolo il paese più pericoloso per i civili africani: si conta che in sette anni di insurrezione armata il gruppo islamista Boko Haram abbia ucciso circa 15mila persone, costringendone all’esilio più di due milioni. Eppure, si continua a dire che «in Nigeria non c'è guerra»

«In Nigeria non c'è alcuna guerra», ripete il Ministro degli Interni italiano. Eppure, i dati ci dicono ben altro. Finito il tempo delle guerre lineari, dichiarate tramite telegramma, e persino di quelle asimmetriche mascherate da "intenti umanitari", siamo nella fase delle guerre impure - così le ha chiamate l'urbanista francese Paul Virilio: microconflitti locali scatenati da logiche e flussi globali nel contesto di una geopolitica del caos.

Nessuna guerra, migliaia di conflitti

L’Armed Conflict Location and Event Data Project ha calcolato in 50.157 le morti violente legate a scontri armati avvenute in Nigeria tra il 1997 e il 2015, con un picco nel 2015 quando le vittime sono state 10.933.

Nel 2016, il 7,8% dei conflitti armati in Africa ha avuto luogo in Nigeria, anche a causa della presenza nel nord-est del Paese di Boko Haram, il secondo attore non statale con la più alta incidenza in termini di morti causate in tutta l’Africa nel 2016. Un quarto (25,7%) di tutti i decessi in Africa si è verificato in Nigeria, rendendolo il paese più pericoloso per i civili africani: si conta che in sette anni di insurrezione armata il gruppo islamista Boko Haram abbia ucciso circa 15mila persone e costringendone all’esilio più di due milioni.

Money never sleps

A fronte di tutto questo e nonostante il tredicesimo posto occupato nel Fragile States Index redatto dal think tank americano Found for Peace, che la rende agli occhi dell’Occidente una minaccia per la sicurezza internazionale, la Nigeria è stata inserita dalla Goldman Sachs nel novero dei cosiddetti Next-11, Paesi emergenti nell’economia del XXI secolo, è considerata un hub strategico per le nuove tecnologie.

Nel complesso, secondo il portale Disrupt Africa, le start-up tecnologiche nigeriane hanno attratto nel 2016 49,4 milioni di dollari di investimenti in venture capitals e Shola Adekoya, ceo della e-commerce platform nigeriana Konga, ribadisce una visione ottimistica del futuro, ri- cordando che la Nigeria «ha la più grande popolazione in Africa: 180 milioni destinati a cresere fino a 440 milioni entro il 2050, con un aumento del prodotto inter- no lordo (PIL) tra il 4,5 e il 9% annuo. Con il 38% dei nigeriani connessi a Internet».

Reparto speciale dell'esercito nigeriano

Network tribali-digitali

Patrick Chabal, africanista, già docente al King’s College di Londra, spiegava d’altronde come le nuove tecnologie abbiano radicalmente trasformato non solo il ruolo delle migrazioni e delle diaspore, ma delle stesse relazioni interpersonali e comunitarie in Africa, tanto nel “bene”, quanto nel “male”: caso di scuola è il Nigerian crime network, la mafia nigeriana transnazionale strutturata secondo un rigido costrutto esoterico, globalizzata e capace di gestire dai flussi di spam informatico al cybercime evoluto fino al traffico molto più materiale di esseri umani.

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