Sudafrica1 Credit Lorella Beretta
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Mandela, il lascito della sua lotta a 100 anni dalla nascita

17 Luglio Lug 2018 1302 17 luglio 2018
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Il 18 luglio 1918 nasceva l'uomo che avrebbe cambiato le sorti del Sudafrica e inciso nelle battaglie civili in ogni angolo del mondo: "Il suo messaggio è la riconciliazione con i nemici". Domani i sudafricani dedicheranno 67 minuti al volontariato, oggi alle 14 Obama apre le celebrazioni del centenario con una lettura allo stadio di Johannesburg: ecco dove seguire la diretta

Manca poco all’inizio di un momento storico: le celebrazioni per i 100 anni dalla nascita di uno degli uomini più famosi al mondo, Nelson Mandela. L’attivista e politico nato il 19 luglio del 1918 a Mvezo, paesino nel Sud est del Sudafrica, detenuto nelle carceri sudafricane in pieno Apartheid - segregazione razziale ai danni dei 'non bianchi' - per 27 lunghi anni prima di essere liberato l’11 febbraio 1990 e diventare presidente del Sudafrica dal 1994 al 1999, viene ricordato a partire da oggi pomeriggio 17 luglio con una serie di eventi nazionali e internazionali. L’avvio è alle 14 (ora locale e ora italiana) con la 16ma edizione della “Mandela annual lecture”, lettura che quest’anno terrà Barack Obama direttamente dal Wanderers stadium di Johannesburg e che si può seguire in diretta da questa pagina facebook, della Fondazione Nelson Mandela.

“E’ una persona che ha basato il suo messaggio sulla riconciliazione, sul costruire ponti con i propri carcerieri per trovare soluzioni ai problemi di tutti i sudafricani”, indica Lorella Beretta, giornalista freelance italiana esperta di tematiche relative al Sudafrica, dove ha vissuto anche tra il 2010 e il 2014 e ha partecipato ai funerali di “Madiba” Mandela, morto il 5 dicembre 2013, documentandoli in diretta per la Radio pubblica svizzera). Per lei "mettere al centro l'importanza della riconciliazione è la giusta via per interpretare il pensiero dell’uomo vincitore del Nobel per la Pace nel 1993", ritratto nel riuscito film del 2013 'La lunga strada per la libertà' e il cui motto per antonomasia è ‘L’educazione è l’arma più potente per cambiare il mondo’. “Mandela è stato un uomo che aveva scelto la lotta armata prima di puntare sulla pace e la riconciliazione, questo è da ricordare soprattutto in Europa e nel resto del mondo dove invece viene accostato spesso a figure come Gandhi. Il suo invece è un percorso diverso, di scelta molto forte verso la riconciliazione tra bianchi e neri”. E ci è riuscito, perché il Sudafrica è l’unico Pese africano ad avere evitato la guerra civile e vendette di sangue e violenza e anche dopo la sua morte il “lascito” ai suoi connazionali è stato quello di continuare nel suo “percorso di valorizzazione delle differenze sotto un un’unica bandiera, quella della nazione arcobaleno: ancora oggi sia neri, che sono il 78% della popolazione, che bianchi (il 10%), coloured (meticci 10%) e altri cantano tutti assieme l’inno nazionale senza saltare le parti più appartenenti alle altre comunità”, continua Beretta.

‘Be the legacy’, ‘Sii tu il lascito’ è infatti la frase che accompagna da sempre l’attivismo dopo la morte di Mandela (con l’hashtag #bethelegacy si possono trovare tutte le iniziative mondiali in atto tra il 17 e il 18 luglio: anche in Italia ce ne sono varie, per esempio Bolzano e Napoli), in un Paese come il Sudafrica comunque oggi in parte tradito dai governanti post Madiba, in particolare quello Jacob Zuma i cui nove anni di presidenza verranno ricordati come densi di corruzione e malaffare. “Il numero delle persone nelle township, le baraccopoli, è in aumento perché nelle campagne non c’è lavoro”, spiega Beretta, “ma qui le persone vivono ammassate con bagni fatiscenti e violenza alle stelle, purtroppo anche sessuale verso minori”. Township in cui trovi storie di riscatto, come ad Alexandra e la stessa baraccopoli più nota, Soweto, quella dei tumulti del 1976 contro l’Apartheid, ma che comunque rimangono ancora oggi il simbolo più che concreto di un paese con forti disparità. “C'è grande speranza nel nuovo presidente, Cyril Ramaphosa, salito al potere nel febbraio 2018, che sta rilanciando l’Anc - African national congress, partito di Mandela, sceso nei consensi nel periodo Zuma, e sta riallacciando i rapporti con l’occidente tagliati dallo stesso Zuma. In più ha riaperto un argomento finora tabù, quello della ridistribuzione delle terre: sta preparando un’importante riforma agraria per frenare il partito populista Eff di Julius Malema, che sta fomentando la rabbia della popolazione nera delle township”. Ramaphosa è ben visto dai sudafricani perché è stato il braccio destro di Mandela durante la negoziazione per la sua liberazione e per la fine dell’apartheid (è visibile immediatamente alle sue spalle in completo chiaro nella famosa foto della liberazione in cui Madiba tiene per mano l’allora moglie Winnie).

Tentativo di riprendere in mano un Paese sull’orlo dell’instabilità, quindi, in cui comunque il messaggio di Mandela risuona ancora forte e chiaro ed è la speranza per l’immediato futuro. I 27 anni di prigione, 18 nella struttura di Robben Island (la piccola cella è stata fedelmente riprodotta al Nelsons Mandela Forum di Firenze, inaugurata nel febbraio 2018 e visitabile), poi a Pollsmoor e infine nel centro di prigionia Victor Verster, da cui fu liberato, sono un ricordo vivo. “Anche domani, come tutti gli anni il 18 luglio, milioni di africani esprimeranno l’eredità morale lasciata da Mandela in un modo ben preciso: effettuando 67 minuti di volontariato a scelta, dedicandoli ai bisognosi ognuno secondo la propria coscienza”, conclude la giornalista italiana. Innumerevoli le iniziative collettive in atto, tra cui quella rituale di una grossa associazione di motociclisti che dona materiale utile nelle township: quest’anno verranno donati migliaia di assorbenti. “Non è giorno ufficiale di festa nazionale in Sudafrica, ma in ogni ambito, dal mondo del lavoro alla scuola, si ricorderà Madiba senza retorica ma con la consapevolezza che per migliorare le cose serve l’impegno di tutti”. Tutti con cinque cifre scolpite nella mente e nel cuore: 46664, il numero di matricola che aveva Nelson Mandela da detenuto.

Credits foto di apertura e delle due immagini in cui sono ritratti momenti in baraccopoli: Lorella Beretta

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