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Popolazione

Italia che invecchia, nel 2045 boom dei non autosufficienti

24 Luglio Lug 2018 1650 24 luglio 2018
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Resi noti i primi dati della ricerca “Problemi e prospettive della domiciliarità, il diritto d’invecchiare a casa propria”, promossa da Auser e Spi-Cgil. Se gli anziani sono in continuo aumento, quanti hanno beneficiato dell’assistenza domiciliare, tra i 2009 e il 2013 sono diminuiti del 21,4%. In autunno le due organizzazioni presenteranno delle proposte sulla non autosufficienza

La popolazione anziana continua a crescere, le persone sono sempre più longeve e già oggi ci si interroga sulle criticità del sistema di assistenza di lungo termine. Le previsioni dicono che nel 2045 gli over 65 saranno un terzo della popolazione (33,7%), mentre il totale degli italiani diminuirà del 3,5% arrivando a 58 milioni e 600mila. Non solo, il 78% della popolazione vivrà nelle città. Inoltre, l’analisi delle previsioni ci dice che aumenteranno anche le persone non autosufficienti: 300mila in più nel 2025, un aumento di 1.250.000 al 2045 e 850.000 nel 2065.

Sono questi alcuni dei dati che emergono dalla ricerca curata da Claudio Falasca e promossa da Spi Cgil e Auser nazionaleProblemi e prospettive della domiciliarità, il diritto d’invecchiare a casa propria” che è stata anticipata nella mattina di martedì 24 luglio in un incontro riservato ai dirigenti delle due organizzazioni. La presentazione ufficiale è prevista per il prossimo autunno.

Nel quinquennio 2009-2013 in Italia gli anziani sono aumentati dell’8,6% passando da 11.974.530 a oltre 13 milioni. Nello stesso arco di tempo, sono diminuiti del 21,4% gli anziani che hanno beneficiato del Servizio di Assistenza Domiciliare (Sad) passando da 190.908, l’1,6% della popolazione anziana del 2009 al 149.995 l’1,2% del 2013.

In una nota di Auser si osserva che «la famiglia italiana continua a svolgere un ruolo centrale nel lavoro di cura. Ma la società, la famiglia e il mercato del lavoro stanno cambiando profondamente». Le donne inoltre continuano a essere il vero pilastro del ruolo di assistenza della famiglia, ma sono sempre più impegnate nel mondo del lavoro. Oggi il tasso di occupazione femminile in Italia è di circa il 48,1% ma se si dovesse raggiungere la media europea del 61,5% il lavoro di cura in ambito familiare subirebbe un drastico ridimensionamento di circa 2milioni e 500mila donne.

La domanda è: come si riuscirà a rispondere alla crescente domanda di assistenza di lunga durata fino ad oggi garantita in ambito familiare? Un problema che va affrontato quanto prima. Anche in considerazione del fatto che le famiglie impegnate nell’assistenza a un proprio caro sono esposte finanziariamente sia se l’assistenza è garantita direttamente sia se erogata da badanti o infermieri. Ad ogni persona non autosufficiente è associato un flusso di risorse in uscita. Il Censis stima in 9 miliardi l’anno la retribuzione per le badanti e in 4,6 miliardi le spese medico sanitarie come farmaci, analisi, visite, trattamenti riabilitativi ecc. Una famiglia con una persona non autosufficiente deve affrontare una spesa sanitaria privata pari a più del doppio rispetto alle altre famiglie italiane.

Di fronte alle esigenze della collettività, le risorse per il welfare si dimostrano insufficienti, pari all’1,9% del pil.

Secondo Enzo Costa, presidente nazionale Auser, «Scegliere di invecchiare dove si ha una qualità della vita migliore è un diritto della persona, se vogliamo costruire una società che cambiando demograficamente non aggiunga solo anni alla vita ma anche qualità della vita agli anni. Nel nostro Paese le politiche sulla non-autosufficienza sono troppo scarse; questa ricerca offre una serie di soluzioni e per questo la presenteremo a settembre in una sede istituzionale, perché vogliamo portare le nostre proposte a chi è stato democraticamente eletto».Gli fa eco il segretario generale Spi-Cgil, Ivan Pedretti secondo cui: «Invecchiamento della popolazione e natalità pongono la necessità di intervenire seriamente sul sistema delle protezioni sociali: è una battaglia necessaria che dobbiamo combattere in prima persona. Il rilancio universale del welfare è l’elemento principale per una nuova capacità di sviluppo economico e sociale»

In apertura foto da Pexels

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