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La neuroeconomia e il testamento solidale: l'altruismo è contagioso

24 Luglio Lug 2018 1359 24 luglio 2018
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Donare a qualcuno che ha bisogno rende molto più felici che non comprare qualcosa per se stessi: lo afferma uno studio realizzato dalla Harvard Business School. Empatia e reciprocità sono le due aree coinvolte a livello cerebrale nella decisione di fare un lascito solidale. «L’altruismo, lo dice la scienza, è contagioso» afferma Rossano Bartoli, portavoce del Comitato Testamento Solidale

Donare a qualcuno che ha bisogno renda molto più felici che non comprare qualcosa per se stessi: lo afferma uno studio realizzato dalla Harvard Business School. Diversi sono infatti gli studi che descrivono come si attiva la mente umana quando si decide di fare un testamento solidale: la disciplina che studia la combinazione degli studi sulle neuroscienze e quelli relativi al processo decisionale economico si chiama neuroeconomia e nello specifico, secondo una ricerca svolta da James Russell della Texas Tech University, nella decisione di effettuare un lascito testamentario in beneficenza, sono due le regioni del cervello in cui si riscontra una maggiore attivazione: il precuneo ed il giro linguale. Due regioni cerebrali la cui attivazione è legata a funzioni specifiche: essere in grado di prendere una prospettiva esterna di sé stessi (ricordando, per esempio, la recente morte di una persona cara) e riuscire a provare empatia per gli altri (richiamando alla memoria ricordi vividi della propria vita). Il valore attribuito ad un lascito solidale è, dunque, la somma di due elementi: il donatore accoglie la prospettiva di qualcun altro e prova empatia per la sua condizione. Se uno di questi due elementi dovesse mancare, le persone non sarebbero propense a compiere gesti caritatevoli con un lascito solidale.

Il neuroeconomista Ernst Fehr dell’Università di Zurigo ha dimostrato, inoltre, quali sono i motivi alla base di una scelta altruista: chi si comporta più o meno generosamente nei confronti di un’altra persona potrebbe farlo sia per ragioni di empatia (perché si immedesima nell’altro) che per motivi di reciprocità (per ricambiare un favore). E se non sempre dall’osservazione del comportamento è possibile distinguere con chiarezza queste due motivazioni, con l’analisi delle connessioni cerebrali lo è: basta seguire la reciprocità attiva di connessioni tra le aree diverse del cervello. «Questi studi ci mostrano da quale emozione sono spinte le persone quando scelgono di sostenere, anche attraverso un ultimo gesto di generosità, chi ne ha più bisogno. I passi avanti fatti in questi anni grazie alla campagna informativa promossa dal Comitato Testamento Solidale confermano che la direzione che abbiamo intrapreso da oltre cinque anni è quella giusta e che è importante far conoscere all’opinione pubblica a cosa si può contribuire con un lascito solidale e l’esempio di chi questo gesto lo ha già compiuto. Perché l’altruismo, lo dice la scienza, è contagioso» sostiene Bartoli.

Uno studio del professor Micheal Norton della Harvard Business School, infine, effettuato su un campione di oltre 600 persone a cui è stato chiesto per cosa e quanto spendeva durante l’anno e di valutare il proprio livello di felicità, i risultati hanno mostrato come chi ha speso di più per gli altri, ha anche riportato un maggiore livello di contentezza, differentemente da chi ha speso solamente per sé stesso che non aveva avuto alcun impatto sulla sua contentezza.


Più 10% dal 2012 ad oggi: di tanto è aumentato il valore economico dei lasciti solidali negli ultimi cinque anni, secondo l’osservatorio del Comitato Testamento Solidale. Qual è l’identikit della persona che fa un lascito testamentario in favore di una onlus? Secondo una recente indagine del Comitato Testamento Solidale – nato proprio al fine di informare e sensibilizzare sull’importanza del lascito testamentario come forma di sostegno al non profit, di cui fanno parte 21 Organizzazioni (ActionAid, AIL, AISM, Fondazione Don Gnocchi, Lega del Filo d’Oro, Save the Children, Aiuto alla Chiesa che Soffre Onlus, Amnesty International, Amref, CBM, Cesvi, Greenpeace, Intersos, Istituto Pasteur Italia Fondazione Cenci Bolognetti, Operation Smile Italia Onlus, Fondazione Telethon, Fondazione Umberto Veronesi, Progetto Arca, Telefono Azzurro, Unicef, Università Campus Bio-Medico di Roma) a sottoscrivere un testamento solidale sono più le donne che gli uomini. Gli italiani che decidono di donare una parte dei propri beni a progetti benefici, con un lascito, secondo il 33,3% delle organizzazioni no profit di Comitato Testamento Solidale sono persone che non hanno avuto in precedenza alcun tipo di legame con loro, ma scelgono comunque di supportarli; per il 16,67% delle istituzioni, invece, si tratta di individui che non hanno fatto mancare il loro contributo anche in altre occasioni. Il 50% delle organizzazioni identifica i possibili donatori in coloro che si rispecchiano nella loro mission e, di conseguenza, scelgono di sostenerli attraverso questo ultimo gesto di generosità.

«Oggi è possibile riscontrare una maggiore informazione su questa forma di donazione e dall’ultima indagine GFK Eurisko del 2016 per Comitato Testamento Solidale è emerso che il 14% dei nostri connazionali è pronto a inserire nelle disposizioni testamentarie un lascito: il 3% ha già dato indicazioni, mentre l’11% è intenzionato a farlo», dichiara Rossano Bartoli, portavoce del Comitato Testamento Solidale e Segretario Generale della Lega del Filo d’Oro. «Ora la scienza ci mostra cosa succede nella nostra mente quando decidiamo di inserire nelle ultime volontà un lascito solidale».

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