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Protezione civile

Incendi, Borrelli: «Quello che è successo ad Atene in Italia non potrebbe capitare»

25 Luglio Lug 2018 1456 25 luglio 2018
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Il capo dipartimento nazionale della Protezione civile, commentando le notizie dei terribili roghi che hanno sconvolto l'Attica, sottolinea: «Non è detto che qui non possano verificarsi incendi simili, ma il nostro modo di affrontarli è molto più efficiente. È un anno che ci prepariamo a questa estate»

Persone intrappolate all’interno delle proprie abitazioni e auto, o annegate nel tentativo di sfuggire alle fiamme attraverso il mare. Le autorità impotenti di fronte alla furia delle fiamme. È questa la terribile trappola che ha messo in scacco la regione dell’Attica, vicino ad Atene, in Grecia. Un rogo di enormi proporzioni che per alcuni giorni ha distrutto tutto quello che ha incontrato. Sembra che in queste ore le autorità siano riuscite a mettere sotto controllo la situazione. Ma troppo tardi per salvare la vita a centinaia di persone. La domanda che in molto sollevano è se un cataclisma simile possa o meno verificarsi anche in Italia, dove gli incendi dolosi sono una triste costante delle estati italiane. Lo abbiamo chiesto al capo dipartimento della Protezione Civile Nazionale, Angelo Borrelli.


Angelo Borrelli

La situazione in Grecia sembra finalmente sotto controllo...
Il quadro che abbiamo ora, il più aggiornato e che speriamo sia definitivo, parla di 79 morti, 187 feriti, dei quali 23 sono bambini. Un bilancio imponente e molto drammatico.

Come può capitare un disastro di questa portata?
Ci sono condizioni particolari che, quando gli incendi partono, possono creare situazioni incontrollate. Il vento forte, le temperature molto calde e la vegetazione secca sono tutte condizioni che favoriscono il deflagrare di incendi altrimenti facilmente gestibili.

Significa che non si può fare nulla per evitarlo?
No, infatti in queste ore in Grecia ci sono diverse polemiche perché sembra che non ci fosse una prassi di prevenzione anti incendio. Quello che si può fare e prevenire. Investire il più possibile ed essere organizzati

In Italia a che punto siamo?
Abbiamo lavorato tutto l’anno in vista del periodo estivo. Basti pensare che ad inizio gennaio abbiamo emanato le prime raccomandazioni operative. Abbiamo fatto riunioni di debriefing per analizzare le criticità e abbiamo costituito un gruppo inter istituzionale per migliorare la capacità di organizzazione del sistema. Ho molto spinto perché le Regioni si dotino di mezzi aerei adeguati ad interventi per fronteggiare gli incendi.

Le Regioni si sono adeguate?
Sì, in modo particolare la Sicilia. Oggi sono solo Umbria e Basilicata a non avere mezzi aerei. Ma sono territori storicamente poco soggetti al problema.

Si risolve tutto con i Canad Air e gli elicotteri?
Non oltre a questo quello che conta di più è avere una buona organizzazione a terra con professionisti e volontari pronti all’intervento

Ci sono margini di miglioramento della nostra struttura di emergenza?
Abbiamo idea che si possa, disponendo delle tecnologie satellitari, fare un monitoraggio del territorio che permetta di intervenire nell’immediato insorgere del fenomeno. Spegnere un incendio di cinquanta metri di fronte è estremamente più semplice che non gestirne uno con un fronte di un chilometro. Con i satelliti potremmo intercettare già i primi focolai e intervenire per tempo.

Quante probabilità ci sono che possa capitare anche in Italia un evento come quello di Atene?
In Italia l’anno scorso è stato un annus orribilis dal punto di vista degli incendi boschivi. Sono andati in fumo oltre 162 mila ettari di superficie boscata e abbiamo volato oltre le 13 mila ore sia con i mezzi dello stato che con quelli delle Regioni. Sono picchi ciclici. Un altro anno nero è stato il 2012 e nel 2007 ci furono i roghi del Gargano e di Messina con intere comunità colpite e le persone che si rifugiavano in mare. Abbiamo zone che possono avere situazione di pericolo e rischio come quelle che si sono registrate in Grecia. Ma con l’organizzazione e la preparazione un evento così drammatico posso escluderlo.

Sta dicendo che potrebbe capitare un incendio così vasto ma non così incontrollato?
Esatto. Il punto non è che ci sia o meno un incendio. Abbiamo zone del Paese, come la Sardegna, che storicamente sono a rischio. Ma noi qui abbiamo un modo aggressivo di intervenire. Basti pensare che abbiamo anche avuto emergenze in cui dovevamo controllare incendi molto vasti con condizioni di vento che non ci permettevano di usare mezzi arerei. Anche in quel caso siamo sempre stati in grado di gestire la situazione. È il nostro core business.

L’efficienza del nostro sistema ha anche a che fare con il gran numero di volontari che prestano il proprio servizio?
Assolutamente. Anzi vorrei cogliere l’occasione per ringraziare i nostri volontari di protezione civile che sono una risorsa eccezionale. Mentre noi cittadini andiamo al mare a goderci le vacanze loro sono quelli che stanno in mezzo al fuoco per salvaguardare il bene comune.

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