La Forza Della Società Giovanni Quaglia e Michele Rosboch - ph: Michele D'Ottavio
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La forza della società nell'epoca della democrazia diretta

25 Luglio Lug 2018 1533 25 luglio 2018
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«Occorre ripartire dalle comunità territoriali, con la loro storia, la loro cultura, la loro economia, le loro aggregazioni sociali, il loro sistema di valori», sostengono Giovanni Quaglia e Michele Rosboch nel loro saggio. Una lettura dell'oggi che marca un solco rispetto ai sostenitori dell'annullamento dell'intermediazione fra Stato e cittadini

Qual è il ruolo dei corpi intermedi e della società civile nell’Italia di oggi? È questo l’interrogativo di fondo con cui si confrontano Giovanni Quaglia, economista e presidente della Fondazione Crt e Michele Rosboch, docente di storia del diritto italiano ed europeo. E lo fanno in un momento storico cruciale: quello della democrazia diretta formato 5 Stelle. Solo un paio di giorni fa Davide Casaleggio, presidente di Rousseau, aveva vaticinato, tempo “qualche lustro”, l’inutilità del Parlamento: “Per lungo tempo il metodo della rappresentanza è stato il migliore metodo possibile. Oggi però, grazie alla Rete e alle tecnologie, esistono strumenti di partecipazione decisamente più democratici ed efficaci in termini di rappresentatività del volere popolare di qualunque modello di governo novecentesco. Il superamento della democrazia rappresentativa è quindi inevitabile". Questo il Casaleggio pensiero. Non un accenno, non una parola sulla funzione (ma nemmeno sulla presenza) dei cosiddetti corpi intermedi. Del resto l’avvisaglia del contratto di governo era già abbastanza esplicita: la dizione “Terzo settore” era completamente assente, come zero erano le ricorrenze per la parole “non profit”, “volontariato” e “società civile”.

Si dice: “C’è la crisi dei corpi intermedi”. Ed è vero. Mi domando però se, come accade in ogni momento di rottura col passato, non vi sia la possibilità di ricostruire, anziché distruggere

Giuseppe Guzzetti

Il saggio di Quaglia e Rosboch fin dal titolo (“La forza della società-comunità intermedie e organizzazione politica”, Nino Aragno Editore) si posizione su un piano diametralmente opposto pur, naturalmente, non essendo una risposta diretta alle posizioni del guru grillino. Scrive Giuseppe Guzzetti, numero uno di Acri nella prefazione (la post-fazione è invece affidata a Massimo Lapucci, segretario generale della fondazione Crt e presidente dell’European Foundation Centre). «Si dice: “C’è la crisi dei corpi intermedi”. Ed è vero. Mi domando però se, come accade in ogni momento di rottura col passato, non vi sia la possibilità di ricostruire, anziché distruggere, annullare. Quando mi faccio questa domanda, rispondo che “la possibilità c’è”. Giovanni Quaglia e Michele Rosboch in questa pubblicazione danno sostanza alla mia affermazione, con un excursus storico che dimostra che è vero che una funzione di questo tipo, e cioè di mediatore, è sempre esistita, ma è mutata nel tempo, ha avuto nomi, natura diversi, ma ha svolto un ruolo importante”.

Le aggregazioni sociali sono baluardo contro ogni irrazionale automatismo del potere anonimo, impersonale e disumano dell’Ideologia, dei Sistemi, degli Apparati, della Burocrazia, delle Lingue artificiali e degli Slogan politici

Vaclav Halev

La crisi dei corpi intermedi si contrasta quindi con la ricerca di nuovi paradigmi. Secondo gli autori «la dinamica della vita sociale si esprime attraverso le diverse forme di aggregazioni umane, costituite dalle persone, dalle famiglie, dalle associazioni professionali, dai diversi gruppo più o meno organizzati e dalle numerose libere istituzioni operanti nelle varie comunità». Da qui il richiamo alla figura di Vaclav Halev «che mette in risalto il valore delle aggregazioni umane, non solo nei paesi dell’est, ma anche in occidente, quale baluardo contro ogni “irrazionale automatismo del potere anonimo, impersonale e disumano dell’Ideologia, dei Sistemi, degli Apparati, della Burocrazia, delle Lingue artificiali e degli Slogan politici; agli elementi di organizzazione e di istituzionalizzazione delle comunità che sorgono dal basso (veramente responsabili e libere nell’agire) è attribuito il compito di approfondire la responsabilità “verso il tutto e per il tutto, come scoperta del luogo più adatto per questo approfondimento e non come fuga da tale responsabilità”». In questo quadro «riemergono prepotentemente i concetti di comunità e di territorio». E ancora: «Occorre ripartire dalle comunità territoriale, con la loro storia, la loro cultura, la loro economia, le loro aggregazioni sociali, il loro sistema di valori. Infatti un’autentica comunità politico-statale si puù costruire solo dal basso, individuando percorsi di crescita e prospettive condivise, che infondano nuovo coraggio e nuova speranza».


Nella foto di apertura Michele Rosboch (a sx) e Giovanni Quaglia (foto: Michele d'Ottavio)

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