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Dati

Nello sport di base il volontariato vale oltre un miliardo

25 Luglio Lug 2018 1825 25 luglio 2018
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Sono 82 milioni le ore messe a disposizione nell’arco di una stagione sportiva dai volontari della promozione sportiva, mentre l’indotto prodotto dalle finali nazionale è di 93 milioni di euro. Sono alcuni dei dati presentati dall’Osservatorio Permanente sulla Promozione Sportiva, costituito da Acsi, Aics, Asi, Csen e Csi utili a ricostruire l’impatto e il peso specifico degli enti di promozione sportiva

Oltre 82 milioni le ore di volontariato. È questo il tempo che i 432mila dirigenti dei 15 Enti di Promozione Sportiva dedicano durante una stagione alle loro società, per un valore economico che equivale ad oltre un miliardo di euro. È questo il primo dei quattro indici diffusi nel secondo bollettino ufficiale dell’Osservatorio Permanente sulla Promozione Sportiva, costituito da Acsi, Aics, Asi, Csen e Csi e con la supervisione scientifica del Centro di Ricerche sullo Sport (CeRS) del Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali dell’Università di Parma e di SG Plus Ghiretti & Partners.

Questi risultati vogliono contribuire a ricostruire e documentare, con un approccio scientifico, il reale peso della promozione sportiva, complessivamente intesa. Anche in questa seconda pubblicazione, ogni parametro di valutazione è stato analizzato, in maniera cautelativa e prudenziale, sia in base ai dati condivisi dai 5 enti di promozione sportiva facenti parte dell’Osservatorio, sia in base ad una proiezione del totale dei 15. Il primo indicatore preso in considerazione è il valore economico del volontariato prestato dai dirigenti delle società sportive. È universalmente riconosciuto il valore sociale di questa attività, ma sino a oggi non era ancora stata “pesata”. Stando ai dati diffusi, nel 2016 i 432mila dirigenti dei 15 Eps hanno dedicato alle proprie società, nell’arco di una stagione sportiva composta da 38 settimane, 82 milioni di ore di volontariato, equivalenti a più di 1 miliardo di euro, ovvero a 54.050 contratti di lavoro a tempo pieno. Sono numeri importanti, determinati sicuramente per più della metà dai dirigenti di Acsi, Aics, Asi, Csen e Csi. Secondo una stima cautelativa basata sui dati condivisi, i loro 250.086 dirigenti hanno prestato servizio per un valore superiore ai 500 milioni di euro, equiparabile e 30mila contratti di lavoro a tempo pieno.

La forza dello sport di base nella produzione di valore è confermata anche dalla valutazione dell’indotto prodotto dall’insieme delle finali nazionali, organizzate nel corso di un anno dagli enti. Momenti di aggregazione, di confronto sportivo, dal grande peso sociale, ma anche economico. Stimando che i 15 Eps complessivamente riescano ad organizzarne 300 (della durata media di 3 giorni e con una partecipazione media di 5mila persone, tra atleti, arbitri, giudici e dirigenti) e che ciascuna di queste impatti sul territorio per un valore economico di 309.499 euro (composto dalle voci di vitto e alloggio, trasporti, gestione gare e promozione), ne consegue che quello totale sia di poco meno di 93 milioni di euro.

Alla luce delle risultanze dei primi due indicatori emerge dunque in modo chiaro la grande ricchezza prodotta dallo sport di base.

L’evidenza è confermata anche alla luce del penultimo parametro oggetto di studio: la pratica sportiva.
In Italia, il 36,8% del totale di chi fa sport continuativamente e saltuariamente è tesserato presso un Ente di promozione sportiva. Nello specifico: quasi 1 praticante su 2 nelle fasce d’età 0-13 e 18-35 anni; 9 su 10 nel cluster 14-17 anni. Si tratta di un’incidenza molto superiore rispetto a quella esercitata da Fsn e Dsa, con una forbice che si allarga soprattutto nell’intervallo di età che va dai maggiorenni e fino ai trentacinquenni.

Questi tre elementi – sottolinea una nota - lasciano facilmente capire come gli Enti siano una risorsa preziosa per avvicinare i giovani allo sport, costruire cultura sportiva e per dar loro risposte stimolanti e concilianti con gli impegni della vita quotidiana. Raccontano inoltre come lo sport amatoriale sia una potente calamita capace di attrarre gli adolescenti desiderosi di divertirsi e competere grazie all’attività motoria, senza ambizioni da medaglia.

L’ultimo degli indicatori studiati dall’Osservatorio riguarda l’incidenza dell’associazionismo sportivo di base sul territorio italiano. E i dati sono significativi: nel 2017 sono 112.492 le “società sportive” legate ai 15 Eps (95mila le società iscritte al Registro Coni e 18mila le basi associative sportive), diffuse sulle aree della nostra penisola in modo più uniforme rispetto a quanto accade per le associazioni affiliate a Federazioni Sportive Nazionali e alle Discipline Sportive Associate.

Anche l’indice di densità “sportiva” medio, ovvero il numero di società per ogni 100mila abitanti, mostra delle differenze tra lo sport di base e quello di vertice: maggiore quello degli Eps che con 156 società superano FSN e DSA, ferme a 106.

In apertura photo by Kuan Fang on Unsplash

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