Giovani Io Cisto
Estate 2018

“Io Ci Sto” una vacanza da volontari…con i migranti

26 Luglio Lug 2018 1012 26 luglio 2018
  • ...

Cinque settimane di servizio, da fine luglio e per tutto agosto, nelle campagne della Capitanata di Foggia con una parola d’ordine: “integra.azione”. La proposta rivolta ai giovani arriva dal programma ViaScalabrini3 e dall’agenzia scalabriniana per la Cooperazione allo Sviluppo

“IoCiSto”, al tempo stesso titolo e affermazione d’intenti. È questo il nome del campo organizzato anche quest’anno dai missionari Scalabriniani e dalla arcidiocesi di Manfredonia-Vieste-S. Giovanni Rotondo. Lo slogan 2018 èIntegra.Azione”, fil rouge che guiderà le azioni pratiche come pure le riflessioni che approfondiranno i quattro verbi che Papa Francesco ha proposto da oltre un anno: accogliere, difendere, promuovere ed integrare, con un’appendice proprio sull’azione, evidenziata dallo slogan 2018.

Ed è insieme a giovani come Moussa vent’anni, originario del Ghana che nel suo Paese studiava, ma qui in Italia raccoglie pomodori nella provincia di Foggia, proprio “quei pomodori” che costituiscono buona parte della produzione mondiale. Il lavoro varia dalle 10 alle 12 ore al giorno. La paga? Circa 3,50 euro l’ora, ma quest’anno qualcuno accetterà sicuramente di meno, pur di lavorare: si dice anche solo 2 euro. Con Moussa ci sono anche giovani provenienti da Senegal, Mali, Costa D’Avorio, Burkina Faso, Ciad che oltre 150 giovani e adulti passeranno una settimana da fine luglio a tutto il mese di agosto 2018 in occasione di “IoCiSto”.

«Più che nella logica di qualcuno che da, da una parte, e di chi riceve, dall’altra, l’idea che ci accompagna da oltre vent’anni è quella dell’instaurare relazioni tra coetanei», precisa da subito P. Jonas Donassollo, punto di riferimento dell’iniziativa promossa dal programma ViaScalabrini3 dell’Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione allo Sviluppo. «I giovani che hanno accettato la proposta”, continua p. Jonas, “potranno scegliere di incontrare altri coetanei migranti, richiedenti asilo o rifugiati attraverso la scuola di Italiano, utile per migliorare lo strumento principale di integrazione nel paese, o la ciclofficina, spazio di lavoro fatto insieme che aiuta a condividere la vita al di là delle parole. Il tutto è mobile, come l’umanità che i giovani incontreranno: scuola e ciclofficina andranno lì dove vi sono migranti».

Un luogo chiave dell’esperienza sarà la periferia del piccolo Borgo Mezzanone (FG), chiamato la “pista”, vecchio aeroporto della Nato utilizzato ai tempi della Guerra nei Balcani e ora sede di un agglomerato informale, proprio alle spalle del sovraffollato Car (Centro Accoglienza Richiedenti Asilo). A prima vista è “terra di nessuno”, ma è anche un luogo che accoglie da sempre i giovani volontari grazie al paziente lavoro, durante tutto l’anno, di persone della vicina borgata che, con estrema buona volontà, hanno ormai stretto relazioni con gli abitanti della baraccopoli e costruito una certa fiducia reciproca. «Un passe-partout per vivere bene questa esperienza è portare la maglietta con il logo del campo IoCiSto che ogni hanno si arricchisce di un motto diverso» ricorda p. Jonas.
È questa, infatti, la divisa che durante tutto il tempo del servizio rende più riconoscibile ed accettato il ruolo dei giovani trai migranti.

Luoghi come la pista crescono a vista d’occhio. Quello di Borgo Mezzanone si è alimentato “grazie” allo sgombero del “Gran Ghetto” di Rignano Garganico (FG) avvenuto nella primavera del 2017. Se ai circa 800/1000 richiedenti asilo che nel recente passato sono ospitati nel Cara (dalla capienza ufficiale di 636 persone), si aggiungono le migliaia che ormai popolano la “pista” non si fa fatica a comprendere la difficoltà obiettiva vissuta dai circa 400 abitanti di Borgo Mezzanone, località vecchia di un’ottantina di anni, edificata per ripopolare le campagne e che, purtroppo, richiama alla mente più una location di un film Western che una frazione con una sua specifica identità.

Cosa rimane alla fine dell’esperienza? «Ogni partecipante potrebbe narrare il suo personale “post” campo», sottolinea p. Jonas. Certamente una settimana del genere rimette in discussione le certezze, scuote il “modus vivendi” di tutti i giorni nel profondo ed offre la possibilità di approfondire le dinamiche sottostanti al più grande fenomeno umano della nostra modernità e non solo, quale è la migrazione.

«Forse, però, ed ancora di più, è un’occasione rara per toccare con mano la condizione dei migranti che vivono e lavorano in quella parte di Italia, e porsi nei panni di una piccola comunità autoctona che sta cercando di vivere ogni giorno e da decenni, con fatica, l’accoglienza ed integrazione di altre persone che, spesso con distacco, se non disprezzo, chiamiamo stranieri», conclude p. Jonas, chiosando a mo’ di postilla, che stranieri lo siamo un po’ tutti, in fondo.

Contenuti correlati