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Le code all'Apple store? Figlie del desiderio mimetico

27 Luglio Lug 2018 1241 27 luglio 2018
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Alla base delle code che si formano davanti ai negozi non c'è tanto la qualità dei prodotti venduti, quanto il desiderio mimetico studiato da René Girard: il desiderio di desiderare ciò che tutti gli altri desiderano

Strade, autostrade, uffici postali. Ma anche l’Apple store di Milano. La domanda è sempre la stessa: per quale ragione si formano le code?

Al di la delle spiegazioni sullo studio del traffico automibilistico, spesso consegnate ad algoritmi che ci consentono di scegliere quando e come evitarlo, quando si tratta di fattore umano c’è forse una ragione più profonda, legata a un principio elementare . Un principio alla base dell'antropologia.

In pressoché tutti i suoi lavori, partendo dal suo primo, grande studio del 1961 Menzogna romantica e verità romanzesca (Mensonge romantique, vérité romanesque), l’antropologo René Girard ha insistito su questo principio dandogli un nome: desiderio mimetico.

Alla base del desiderio mimetico c'è un innesco. L'innesco è il desiderio dell'altro. Semplificando: un soggetto desidera e, improvvisamente, anche noi cominciamo a desiderare quel desiderio. Assistiamo così a una triangolazione e Girard parla infatti di «desiderio triangolare»: non si desidera l'oggetto in sé, per le sua qualità, ma per il fatto che è un oggetto del desiderio altruio. Fra soggetto desiderante e oggetto del desiderio c'è dunque il desiderio dell'altro. Un desiderio che può degradare in invidia o evolversi in competizione.

La spiegazione di Girard offre così una spiegazione non estemporanea delle code. Anche di quelle che vediamo davanti all'Apple store inaugurato oggi a Milano. Lo sanno bene coloro i pionieri della nuova economica del desiderio mimetico che, come il finanziatore di Facebook Peter Thiel, hanno studiato direttamente con Girard, o coi i suoi testi - vedi Steve Jobs - si sono a lungo confrontati.