UNICEF Hebron 04 H2 Ahedizhiman
Istruzione

Palestina, il 25% dei quindicenni maschi abbandona la scuola

27 Luglio Lug 2018 1159 27 luglio 2018
  • ...

Un rapporto di Unicef Palestina, Istituto di Statistica dell’Unesco realizzato in collaborazione con il locale ministero dell’Istruzione sottolinea i diversi fattori per i quali i bambini interrompono gli studi. Gli adolescenti rappresentano circa la metà di tutti i bambini che non frequentano e il numero maggiore è in Cisgiordania

In Palestina abbandonano gli studi circa il 25% dei maschi di 15 anni e il 7% delle ragazze, mentre tra i 6 e i 9 anni la scuola è frequentata da quasi tutti i bambini. Sono alcuni dei dati del rapporto “State of Palestine: Country Report on Out-of-School Children” (Palestina: Rapporto sui bambini che non vanno a scuola - in allegato il testo in inglese). A realizzarlo Unicef Palestina e l’Istituto di Statistica dell’Unesco in collaborazione con il ministero per l’Istruzione. Nel rapporto si sottolineano i molteplici e spesso interconnessi fattori per cui i bambini non frequentano la scuola.

A guardare i dati emerge che gli adolescenti maschi, fra i 14 e i 15 anni, rappresentano circa la metà di tutti i bambini che, fino all’età scolastica obbligatoria di 15 anni, non vanno a scuola. Il rapporto, inoltre, sottolinea che un numero maggiore di ragazzi in questa fascia di età non stanno frequentando la scuola in Cisgiordania (18,3%), rispetto alla Striscia di Gaza (14,7%).

Il motivo principale dell’abbandono scolastico – si rileva - include un’istruzione di scarsa qualità, che spesso è vista come un fattore non rilevante nelle loro vite, violenza fisica ed emotiva a scuola, sia da parte degli insegnanti sia dei coetanei, e il conflitto armato.

«Raggiungere i bambini più a rischio di abbandono scolastico, come questi ragazzi adolescenti, e affrontare le problematiche che incontrano prima che sia troppo tardi, è fondamentale per farli continuare ad andare a scuola», ha dichiarato Genevieve Boutin, Rappresentante Speciale dell’Unicef in Palestina. «Creare lavoro per i giovani diplomati è pure una priorità, specialmente nella Striscia di Gaza, in cui oltre il 60% dei giovani sono disoccupati».

Foto di Anas El Baba/Unicef

«L’accesso a istruzione di qualità in un ambiente scolastico sicuro aiuterà tutti i bambini a continuare a frequentare la scuola e a sviluppare le conoscenze e le competenze necessarie per progredire nella vita», ha dichiarato Boutin.
Andare a scuola può anche rappresentare una sfida per gli adolescenti, maschi, in Palestina. In Cisgiordania, i bambini sono spesso costretti ad attraversare diversi checkpoint, blocchi stradali e di aggirare gli insediamenti israeliani solo per raggiungere l’aula. Questo più essere difficile soprattutto per gli adolescenti maschi, visto che hanno maggiori probabilità di essere fermati e interrogati lungo la strada per andare a scuola.

Nella Striscia di Gaza, le aule sono sovraffollate, con in media 37 alunni per classe. Fra coloro che sono iscritti dal primo al decimo anno scolastico, circa il 90% frequentano scuole organizzate su due turni. Ciò riduce le ore per l’apprendimento e la capacità degli insegnanti di supportare adeguatamente i bambini, soprattutto quelli che hanno difficoltà di apprendimento e comportamentali.

Il rapporto sottolinea inoltre che le violenze colpiscono l’istruzione in diversi modi. Oltre due terzi dei bambini che frequentano dal primo al decimo anno scolastico sono esposti a violenze emotive e fisiche nelle loro scuole e, a causa dei conflitti, per oltre 29mila bambini nel 2017 il loro percorso scolastico è stato interrotto a causa di 170 attacchi e minacce di attacchi su scuole, studenti o insegnanti, che colpiscono ulteriormente la frequenza scolastica.

Per realizzare il diritto all’istruzione di ogni bambino in Palestina, l’Unicef chiede di: migliorare la qualità dell’istruzione nelle scuole che hanno basso rendimento; aumentare l’accesso a servizi per l’istruzione su misura, fuori e dentro la scuola, fra cui programmi di recupero scolastico durante tutto l’anno; migliorare la formazione e il supporto tecnico agli insegnanti per un’istruzione che sia inclusiva; differenziare per target e personalizzare i servizi di supporto sia a scuola sia fuori, come consulenza, programmi di assistenza sociale e servizi sanitari; migliorare e ampliare i programmi di prevenzione alla violenza, fra cui formazione sull’educazione positiva per gli insegnanti; e infine, proteggere le scuole dalla violenza legata al conflitto, fra cui incursioni da parte delle forze militari e di sicurezza.

In apertura foto di Ahed Izhiman/Unicef

Contenuti correlati