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Sarajevo

Papa Francesco: «Non serve il rumore dei proclami, ma leadership per un destino comune»

28 Luglio Lug 2018 1220 28 luglio 2018
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«Non serve il rumore dei proclami, che spesso rimangono vani; non occorre l’antagonismo tra chi gioca a fare il più forte. Abbiamo bisogno di una leadership che aiuti a scoprire e vivere un modo più giusto di stare al mondo come partecipi tutti di un destino comune». Questo il messaggio del Pontefice per la Conferenza di Etica teologica che si è aperta a Sarajevo

Nel messaggio inviato aIIa terza Conferenza internazionale di etica teologica (Catholic Theological Ethics in the World Church) aperta ieri a Sarajevo, Papa Francesco ha posto l'accento sulla necessità e il senso di una rinnovata leadership capace di costruire ponti, non muri.

«Non serve il rumore dei proclami, che spesso rimangono vani; non occorre l’antagonismo tra chi gioca a fare il più forte. Abbiamo bisogno di una leadership che aiuti a scoprire e vivere un modo più giusto di stare al mondo come partecipi tutti di un destino comune»

Papa Francesco

In particolare, richiamandosi ai punti focali dell congresso che si concluderà domani, Papa Francesco pone l'accento sulla sfida ecologica, «perché essa contiene in sé aspetti che possono causare gravi squilibri, non solo sull’asse del rapporto tra l’uomo e la natura, ma anche su quelli delle relazioni tra le generazioni e tra i popoli«. Tale sfida, come emerge dall’Enciclica Laudato si’, non è una tra le tante, ma, ricorda Papa Francesco, «è l’orizzonte di comprensione dell’etica ecologica e al tempo stesso dell’etica sociale. Per questo il richiamo che voi fate al tema dei migranti e rifugiati è molto serio e provoca una metanoia che riguarda la riflessione etico-teologica, prima ancora di ispirare atteggiamenti pastorali adeguati e prassi politiche responsabili e consapevoli».

In uno scenario «così impegnativo e complesso c’è bisogno di persone e istituzioni che assumano una leadership rinnovata. Non serve il rumore dei proclami, che spesso rimangono vani; non occorre l’antagonismo tra chi gioca a fare il più forte. Abbiamo bisogno di una leadership che aiuti a scoprire e vivere un modo più giusto di stare al mondo come partecipi tutti di un destino comune».

«Se mi chiedo come possa l’etica teologica offrire il proprio specifico contributo in tal senso», conclude il Papa, «apprezzo l’intuizione che vi proponete di attuare: fare rete tra persone che, nei cinque continenti, con modalità ed espressioni diverse, si dedicano alla riflessione etica in chiave teologica e si sforzano di trovare in essa risorse nuove ed efficaci. Con tali risorse si possono condurre analisi appropriate, ma soprattutto mobilitare energie in ordine ad una prassi compassionevole e attenta al dramma umano per accompagnarlo con cura misericordiosa».

Come tessere questa rete? Il Papa osserva che, per tesserla, «urge prima di tutto tra di voi costruire ponti, condividere percorsi, accelerare avvicinamenti. Non si tratta certo di uniformare i punti di vista, ma piuttosto di cercare con volontà sincera la convergenza negli intenti, nell’apertura dialogica e nel confronto sulle prospettive. Potrete avvalervi di una particolare forma di competenza, oggi più urgente e più complessa, che ho indicato nel Proemio della recente Costituzione apostolica Veritatis gaudium. Là richiamavo i criteri di fondo per un rinnovamento e un rilancio degli studi ecclesiastici e tra questi criteri sottolineavo l’importanza del "dialogo a tutto campo" (n. 4, b), che sta alla base dell’apertura inter- e transdisciplinare, così vitale anche per la teologia e per l’etica teologica. E inoltre indicavo «la necessità urgente di “fare rete” tra le diverse istituzioni che, in ogni parte del mondo, coltivano e promuovono gli studi ecclesiastici».

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