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Salvini: «Allarme reati di stranieri». Ma non è vero

30 Luglio Lug 2018 1603 30 luglio 2018
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Nonostante l'ultima dichiarazione del ministro, i reati sono in calo e stabile è la percentuale di autori stranieri. In aumento invece le aggressioni verso il 'diverso', in particolare con pelle nera: "evidente il nesso con le dichiarazioni dei politici, ma la via d'uscita c'è e passa attraverso il loro potere di frenare con autorevolezza i seguaci", indica Livio Neri, avvocato dell'Asgi

L’ultima aggressione verso “lo straniero” – ma potrebbe avvenire oramai in ogni momento, anche ora - è ancora calda, l’1.30 della notte tra domenica 29 e lunedì 30 luglio, per le vie di Moncalieri, Torino. Vittima una persona che straniera non è: Daisy Osakue, 23 anni, atleta nata in Italia da genitori nigeriani e campionessa italiana di lancio del disco. Di pelle nera, certo, in questa Italia del 2018 che sembra fare enormi passi da gambero, senza riconoscere che nel mondo di oggi il colore della pelle non dice aprioristicamente nulla sulla provenienza di un essere umano. “Cercavano una persona straniera”, la sua testimonianza appena dimessa dall’ospedale con un bendaggio all’occhio colpito da brevissima distanza con un uovo lanciato da un’auto in corsa. Auto che avrebbe, secondo gli investigatori, già colpito nello stesso modo in altre situazioni la notte stessa. “Non c’è allarme razzismo”, commenta il ministro del Lavoro Luigi di Maio. “Condanno il gesto e non vedo l’ora di vedere l’atleta tornare a gareggiare”, le parole del ministro dell’Interno Matteo Salvini. “Così come condanno tutte le aggressioni. Ma l’immigrazione non aiuta”, ha continuato Salvini, con quel “ma” che oramai fa parte di un metodo comunicativo rodato, che vuole tenere l’allarme migratorio sempre in primo piano per riscuotere consensi anche attraverso la percezione di insicurezza dei cittadini. “L’unico allarme sono i reati degli immigrati”, aveva detto Salvini solo ieri 29 luglio. Ma un rapido fact checking ci dice che il dato complessivo dei reati più comuni è in calo – rapine meno 37 per cento, furti meno 14 per cento - nell’ultimo decennio (2008-2017) e soprattutto non è in aumento la percentuale di quelli commessi da stranieri, che si attesta a poco meno del 30 per cento.

“La percezione di insicurezza alimentata da dichiarazioni e clima politico insostenibile non è supportata dai dati. Bisogna ribadirlo in ogni sede e richiedere a gran voce una moderazione complessiva dei toni”, sottolinea con decisione Livio Neri, avvocato con anni di esperienza in tematiche migratorie e membro di Asgi, Associazione studi giuridici sull’immigrazione. I fatti si susseguono con cadenza preoccupante come dimostra questa mappa di google sulle “aggressioni razziste” costantemente aggiornata: dall’1 giugno a oggi 30 luglio sono state 23 le aggressioni fisiche, otto quelle con pistole ad aria compressa, ben due gli omicidi. “E’ vero che c’è più attenzione mediatica a questi misfatti, ma non basta per spiegare il fenomeno: è evidente che le dichiarazioni politiche sopra le righe incidono”, continua Neri. “I commenti violenti, inaccettabili, inseriti dalgi utenti sotto i post di Salvini, per esempio, possono portare a una sconnessione tra virtuale e reale per alcuni individui che poi compiono atti reali superando il confine della legalità”. È chiaro che ognuna di queste aggressioni “avrà un autonomo rilievo penale e la giustizia farà il suo corso sia per l’atto in sé ma anche per l’eventuale carattere discriminatorio”, ma il punto di arrivo è più profondo e in questo l’avvocato di Asgi è più che chiaro: “siamo in un momento storico inedito in cui è ai massimi livelli il potere di influenza per una persona che ha milioni di seguaci sui social network. Questo potere è da riconoscere a sé stessi e agire di conseguenza, essendo consapevoli dei rischi”.

Il consiglio di Neri a Salvini è nero su bianco: “E’ urgente moderare i termini. Che non significa censurare le idee. Mi spiego meglio: a livello politico può continuare a dire che il suo obiettivo è espellere le persone con documenti irregolari, ma a livello di comunicazione deve stare attento a come lo dice, a che reazioni provoca”. Questione di limiti? “Questione di autorevolezza: frenare i propri seguaci, riprenderli quando esagerano è una qualità che Salvini può e deve avere, come persona ancora prima che come capo di un partito o ministro dell’Interno”, rimarca Neri. “Non porre limiti è dannoso e i risultati li stiamo vedendo. Riconoscere che certi slogan esaltano i deliri di alcune persone non è segno di debolezza, anzi, e quindi è imperativo invitare le persone a fermarsi un attimo prima della deriva”.

Gli avvocati di Asgi, da anni, cercano di interrompere la spirale d’odio razziale penalmente rilevante promuovendo cause - e, spesso, vincendole, qui un esempio – anche contro figure istituzionali che si macchiano di dichiarazioni o atti incostituzionali o lesive dei diritti altrui. “Non passa giorno senza che ci confrontiamo su quanto sta accadendo in questo periodo. A oggi non abbiamo provveduto ad alcuna denuncia ma stiamo raccogliendo ogni frase, ogni evidenza utile: oggi sono tanti gli strumenti legali per reprimere gli atti discriminatori”, rileva Neri. “Detto questo, però, è importante capire che l’obiettivo non è fare causa ma uscire dal disagio di quanto sta avvenendo, quindi il richiamo è a tutta la politica, che può avere in se la capacità di farlo”. Ma con un’opposizione debole, per Neri stesso “ impaurita dal consenso di chi incassa alimentando le paure della gente”, come si può fare? “Vedo che parti di società, a partire da molti singoli cittadini, stanno reagendo prendendo posizione contro questi avvenimenti e per tornare a un dialogo civile. Questa è la strada, anche a costo di venire attaccati con frasi che ammazzano il confronto’ come ‘sei radical chic’, ‘portateli a casa tua’ o altro. Se nei social network lo spazio di confronto è sempre più limitato, nella realtà invece c’è”, conclude l’avvocato Asgi. “Io stesso lo sperimento fermandomi anche molto tempo, quando si può, a confrontarmi a tu per tu con le persone, è successo anche poche sere fa con un lavoratore di una pizzeria. Anche tra idee diverse, serve ritrovare il modo di discutere sano, magari duro ma rispettoso l’uno dell’altro”.

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