Tratta Jonathan Hyams Per Save The Children
Giornata mondiale

Tratta, l'80% delle nigeriane che arrivano via mare ne sono vittima

30 Luglio Lug 2018 1236 30 luglio 2018
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Lo rivelano gli ultimi dati dell'organizzazione internazionale per le migrazioni. Per l’Oim la riduzione degli sbarchi potrebbe essere l’occasione per riflettere sul sistema di identificazione, referral e protezione delle vittime di tratta in arrivo via mare

Nel XXI secolo è la tratta di esseri umani una delle forme di schiavitù più estese. Oggi, lunedì 30 luglio si celebra la Giornata mondiale contro la Tratta. Uno dei reati più grave a livello mondiale che viola i diritti delle persone. È un crimine transnazionale in grado di sconvolgere la vita di migliaia di persone causando inaudite sofferenze. Tra le vittime di questo crimine anche molte ragazze che arrivano via mare in Italia.
A dirlo anche i dati presentati negli ultimi anni dall’Oim, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, che hanno dimostrato come l’80% delle ragazze nigeriane giunte via mare sia destinato a essere vittima di sfruttamento - soprattutto sessuale - in Italia e in altri Paesi dell’Unione Europea. Un fenomeno estremamente grave e in crescita, soprattutto se si considera che tra il 2014 e il 2016 il numero delle donne provenienti dalla Nigeria è passato da 1.500 a oltre 11.000.

«Ad oggi il numero totale di arrivi via mare in Italia è diminuito dell’80% (18.130 di quest’anno contro i 94.448 dello stesso periodo del 2017)», afferma Federico Soda, Direttore dell’Ufficio di Coordinamento Oim per il Mediterraneo, «anche se rimane altissimo sia il numero di morti (1.111) sia il numero migranti che presentano gravi condizioni di vulnerabilità».

«In questo contesto dobbiamo osservare che, anche se il numero assoluto di vittime di tratta è calato di pari passo col numero degli arrivi, il personale Oim ai punti di sbarco e nei centri di accoglienza continua ancora a identificare molti casi», avverte Soda.

Per direttore Oim «proprio la diminuzione degli sbarchi può rappresentare un’occasione utile per avviare una riflessione sul sistema di identificazione, referral e protezione delle vittime di tratta in arrivo via mare, accolte principalmente all’interno di un sistema – quello per i richiedenti protezione internazionale – spesso inadeguato a rispondere alle specifiche esigenze necessarie alla tutela di questo particolare gruppo vulnerabile».

Soda conclude ricordando: «Questo momento è strategico per ripensare un sistema di tutela delle vittime di tratta che assicuri la tempestiva attivazione, già al momento dello sbarco, dei meccanismi di protezione e che consenta pertanto un’ancora più efficace emersione del reato e repressione del fenomeno».

In apertura foto di Jonathan Hyams per Save the Children

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