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Fisco

5 per mille: l'1% delle scelte cambiate dai Caf

31 Luglio Lug 2018 1107 31 luglio 2018
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La Corte dei Conti ha presentato la relazione sulle attività di controllo svolte nel 2014 e 2015 dall’Agenzia delle Entrate sui comportamenti degli intermediari. In 87 casi sulle 8.502 dichiarazioni controllate, la scelta trasmessa dai Caf è stata difforme da quella fatta dal contribuente: nel 6,6% dei casi tali irregolarità sono andate a vantaggio di organismi collegati ai Caf

«L’infedele trasmissione e l’interferenza nel processo decisionale delle opzioni operate dai contribuenti nella scelta sul 5 per mille rappresentano un grave vulnus all’istituto, in quanto questo trova la sua ragion d’essere proprio nella libera scelta dei cittadini»: così la Corte dei Conti sintetizza il suo giudizio su quell’1% di pratiche in cui è stata verificata una irregolarità nella trasmissione delle scelte per il 5 per mille da parte dei Caf.

Porta la data del 18 luglio la deliberazione n. 14/2018/G della Corte dei Conti (qui e allegata anche in fondo all'articolo), dal titolo “La scelta del 5 per mille dell’Irpef 
da parte dei contribuenti e l’audit dell’Agenzia delle Entrate sui comportamenti degli intermediari”, un approfondimento a cinque anni dalla prima relazione del 2013, con cui la Corte dei Conti aveva riferito sulle modalità di gestione del 5 per mille nei suoi primi anni di applicazione, individuando gli elementi di debolezza della normativa e della sua applicazione. In questi anni l’Agenzia delle Entrate ha svolto un’approfondita attività di audit sul comportamento degli intermediari, alcuni dei quali «in potenziale conflitto di interesse con l’attività di raccolta delle volontà dei contribuenti in quanto essi stessi fruitori del 5 per mille o in stretto legame con i beneficiari». La relazione riferisce sull’attività ispettiva svolta negli anni 2014 e 2015.

Rispetto alla possibile interferenza nel processo decisionale dei contribuenti, nel 2014 sono state effettuate 73 verifiche e in 22 interventi è stata rilevata un’attività per promuovere una scelta: in 15 casi è stata rilevata la presenza di materiale pubblicitario presso il Caf (materiali che orientavano sempre verso enti collegati al Caf, 4 volte il personale del Caf ha consigliato verbalmente un beneficiario (due volte verso un ente collegato), in due casi c’era un menu a tendina per agevolare l’operatore in fase di inserimento dati e in un caso una direttiva per veicolare la scelta. In un Caf di Rovigo, riferisce la Corte dei Conti, al contribuente era sottoposto alla firma, come ricevuta, un modello 730/1 con la scelta a favore di un’associazione determinata e nel caso in cui i contribuenti avessero voluto esprimere una diversa preferenza, avrebbero dovuto cancellare sul cartaceo il codice fiscale prestampato e sostituirlo con un altro.

In un Caf di Rovigo al contribuente era sottoposto alla firma, come ricevuta, un modello 730/1 con la scelta a favore di un’associazione determinata e nel caso in cui i contribuenti avessero voluto esprimere una diversa preferenza, avrebbero dovuto cancellare sul cartaceo il codice fiscale prestampato e sostituirlo con un altro.

La relazione scrive che «un notevole numero di scelte a favore delle associazioni collegate ai Caf proviene dai contribuenti assistiti da questi ultimi; va considerato che l’alto numero di opzioni a favore di esse potrebbe risultare per la comune matrice ideologica. Dai verbali redatti presso alcune delle sedi, è emerso, tuttavia, che i Caf hanno spesso fatto ricorso a forme di ‘sensibilizzazione’ dei contribuenti attraverso un modus operandi non neutro». Su 8.502 dichiarazioni controllate nel 2014, in 3.559 casi la scelta effettuata è stata favore di enti collegati o ‘conosciuti’ dagli operatori del Caf, pari al 41,80%. La percentuale sale al 77,5% per i Caf di Anmil, si attesta al 43% per i Caf di Mcl e scende al 24,4% per quelli delle Acli. Le entrate dei beneficiari ‘collegati’ provengono, negli anni 2012 e 2013, per la quasi totalità dai Caf di riferimento: 97% per le Acli e per Mcl, 76% per Anmil, 88% per Acai, 95% per Rete Iside (dati 2013). «Nell’adunanza del 28 giugno 2018», scrive la relazione, «il rappresentante della Consulta dei Caf ha dichiarato la disponibilità ad affrontare il problema anche attraverso una modifica legislativa».

Quanto alla trasmissione scelte differenti da quelle fatte dai contribuenti, questo è accaduto in 87 casi, l’1% delle 8.502 dichiarazioni controllate. In 485 casi sono state rilevate irregolarità, pari al 5,7 %: l’1% riguarda la trasmissione di scelte diverse da quelle effettuate dal contribuente, mentre in 398 casi (4,6%) le schede relative alle scelte non sono state conservate e pertanto non è stato possibile accertare la volontà dei contribuenti (il tema quindi è la non tracciabilità del processo). Nelle 87 scelte difformi, in 16 casi i contribuenti avevano effettuato la scelta compilando la scheda (730/1), ma dalla ricevuta Entratel risulta che il Caf non le ha trasmesse, inviando la dichiarazione con ‘scelta non espressa’.
 In 51 casi non hanno espresso alcuna scelta sul modello 730/1, ma il Caf ha inviato le dichiarazioni con le scelte (in alcuni casi per una categoria generica; in altri invece è indicato anche uno specifico beneficiario
) e in 20 casi i contribuenti hanno effettuato la scelta generica alla categoria e/o specifica a un beneficiario, ma, dalla ricevuta di trasmissione, è risultato, già in sede locale, che il Caf ne aveva trasmessa una diversa. Quante di tali irregolarità sono andate a vantaggio di organismi collegati ai Caf? 32, pari al 6,6% delle irregolarità rilevate, di cui 29 come scelte non espresse ma trasmesse e 3 scelte espresse ma non trasmesse correttamente.

Nel 2015 invece sono stati effettuati 146 interventi, che hanno riguardato: Caf Centrimpresa, Caf Cisl, Caf Cisal, Caf Unsic, Caf Fenapi, Caf Coldiretti e Caf Italia. Sono state vagliate le scelte di circa 12.500 contribuenti, attraverso le dichiarazioni relative agli anni d’imposta 2012-2014. Sono emerse le stesse tipologie di irregolarità del 2014: numerosi casi di mancata conservazione delle schede; in diversi interventi presso le sedi territoriali è stato rinvenuto materiale pubblicitario a favore delle associazioni collegate ai Caf e rilevata l’esistenza di direttive e indicazioni da parte delle strutture centrali dei Caf per promuovere le associazioni collegate
. Nel 2015 il monitoraggio ha riguardato anche le scelte sull’8 per mille.

La presentazione degli esiti dell’audit del 2015 è per soggetto. Con riferimento al Caf Coldiretti (1.782 schede relative a scelte del 5 e dell’8 per mille controllate) in 22 casi la trasmissione dei dati ha riportato una scelta del 5 per mille difforme da quella espressa dal contribuente. In tre Caf è stata rilevata la presenza di locandine pubblicitarie e suggerimenti offerti ai contribuenti che manifestavano incertezze circa il beneficiario, volti a sensibilizzare la scelta in favore di Inipa.

Con riferimento al Caf Cisal (2.541 schede controllate) in 78 casi la trasmissione dei dati ha riportato una scelta del 5 per mille difforme da quella indicata. Presso la sede di San Bonifacio il 96% delle dichiarazioni trasmesse ha riportato come beneficiario l’Università telematica Pegaso: è emerso che il responsabile ha suggerito ai contribuenti manifestanti incertezze di effettuare tale scelta. Presso le sedi di Caserta, Roma, Napoli, Pagani, Padova, Potenza, Macerata, Sesto S. Giovanni, Cremona e Bari si è accertata l’esistenza di materiale pubblicitario (locandine, cartelline, calendari, penne) a favore dell’Università telematica Pegaso, mentre a Bari e Bitonto è stata rilevata l’esistenza di una nota interna del Caf Cisal con l’invio di un volantino di pubblicità per la destinazione del 5 per mille alla stessa.

Presso la sede di San Bonifacio del Caf Cisal il 96% delle dichiarazioni trasmesse ha riportato come beneficiario l’Università telematica Pegaso: è emerso che il responsabile ha suggerito ai contribuenti manifestanti incertezze di effettuare tale scelta.

Con riferimento al Caf Cisl (5.787 schede vagliate), in 12 casi la trasmissione dei dati ha riportato una scelta del 5 per mille difforme da quella espressa e nelle sedi di Lecce, Adria, Vicenza, Cavarzere, Conegliano, Ancona, Cuneo e Alessandria è stata accertata la presenza, nelle sale d’attesa, di materiale pubblicitario a favore di associazioni collegate al Caf (Anteas-Adiconsum-Iscos).

Rispetto al Caf Unsic (2.553 schede), irregolarità nella trasmissione della scelta effettuata sono emerse in 17 casi. A Potenza e Brugherio i responsabili delle sedi hanno suggerito ai contribuenti manifestanti incertezze nella scelta di effettuarla a favore di Unipromos, mentre a Milano la responsabile ha dichiarato che, nonostante l’invito del Caf nazionale a sensibilizzare i contribuenti a favore di Unipromos, non sono stati tenuti comportamenti in tal senso. La responsabile della sede di Ascoli Piceno invece suggeriva ai contribuenti manifestanti incertezze di effettuare la scelta a favore dell’associazione Raggio Verde, estranea al Caf. Infine con riferimento al Caf Fenapi (353 schede controllate) sono stati riscontrati 4 casi in cui la trasmissione dei dati ha riportato una scelta difforme da quella espressa dal contribuente.

La relazione (capitolo II, Attività legislativa e amministrativa successiva alle relazioni della corte dei Conti sul 5 per mille) in sintesi definisce «quantitativamente apprezzabile» il fenomeno della trasmissione di scelte difformi dalla volontà dei contribuenti, tale «da raccomandare ai Caf di dotarsi di presidi e strumenti idonei ad evitare tali eventi». I verbali con le contestazioni «sono stati trasmessi all’ufficio competente all’irrogazione delle eventuali sanzioni» e ma alla data del 28 giugno 2018 «i rappresentanti dell’amministrazione – peraltro presente solo attraverso la struttura di audit - hanno precisato che, ad oggi, non si è ancora proceduto in tal senso». Analogamente, « benché per la gravità di quanto riscontrato, l’Agenzia abbia dichiarato nel corso dell’indagine l’intenzione di segnalare i fatti alla Procura della Repubblica per consentirne “ogni opportuna valutazione in merito all’eventuale rilevanza penale”, nell’adunanza del 28 giugno 2018 i rappresentanti dell’audit hanno comunicato che l’Agenzia ha soprasseduto su tale possibilità».

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