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Musica

Officine Buone, quando i volontari donano il talento

31 Luglio Lug 2018 1640 31 luglio 2018
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Un talent show come strumento attraverso il quale i giovani fanno volontariato negli ospedali e diventano artisti. A creare questa rete di 300 giovani e il festival che vanta più concerti in Italia, la onlus - fondata a Milano da Ugo Vivone - che ora ha anche lanciato un serie tv che andrà in palinsesto a settembre su Mtv. L’intervista

Trecento giovani, cento concerti organizzati all'anno, 36 ospedali coinvolti in 15 città italiane e altri due a Londra. Sono questi i numeri di Officine Buone la onlus fondata a Milano da Ugo Vivone, ingegnere calabrese con il pallino per la musica. Una realtà sociale che al cuore ha l'idea di donare, invece che tempo o denaro, talento. Ne abbiamo parlato con il suo fondatore e presidente. L'intervista


Ugo Vivone

Come nasce Officine Buone?
Da una mia esigenza personale. Sono arrivato a Milano a 24 anni, dalla Calabria, e come tantissimi altri ragazzi avevo voglia di esprimermi. Faccio l’ingegnere ma ho sempre desiderato fare il musicista. Il grande problema è che sono pochissimi i palchi a disposizione dei ragazzi per potersi esibire. L’idea mi è venuta per caso quando, per motivi famigliari, mi sono trovato a dover frequentare l’Istituto nazionale dei tumori

Ha trovato una soluzione al problema degli artisti emergenti in ospedale?
Sì, sembra assurdo. Ma un’amica mi chiese di provare ad organizzare un mio concerto di pianoforte all’Istituto. Lo abbiamo fatto e quell’evento mi ha fatto capire che era un’esperienza incredibile. Dava a chi era in ospedale un momento importante di svago e serenità ma io che lo facevo oltre ad aver trovato un palco e quindi a sentirmi realizzato come artista scoprivo anche che questo mio desiderio così diventava utile. Era il 2008. Da lì è nata la onlus che ha come scopo proprie questo: mettere a disposizione dei giovani gli strumenti per donare agli altri il proprio talento. Coinvolgiamo le energie dei ragazzi, che normalmente hanno paura di fare volontariato in ospedale, aiutandoli a fare anche quello che sognano.

Però il progetto nel tempo è diventato qualcosa di più che una semplice calendario di concerti in ospedale…
Sì, dopo una prima fase embrionale fatta di esperimenti quattro anni fa è arrivato l’altro momento importante di questa storia. Ci siamo immaginati un format che si chiama Special Stage. È un talent proprio come XFactor con la differenza che invece di essere in tv i giovani possono suonare i propri brani davanti a un pubblico fisico. Ad ogni data si esibiscono tre di loro all’interno di uno dei 36 ospedali italiani che fanno parte del progetto in 15 città e in 2 ospedali londinesi. C’è una giuria composta per metà di chi è in ospedale in quel momento, quindi pazienti, medici e infermieri. L’altro 50 per cento è la giuria tecnica composta da personalità importanti della musica. Negli ultimi tre anni sono stati 50 gli artisti che hanno partecipato. Nomi come Caterina Caselli e Ornella Vanoni che sono anche madrine del progetto. Abbiamo avuto tra gli altri Brunori Sas, Malika Ayane, Emal Meta e Niccolò Fabi.

E la competizione come funziona?

Dopo tutte le esibizioni si determina una classifica. Alla fine dell’anno abbiamo un finalista per ogni città. I finalisti si sfidano con un evento dedicato che sancisce il vincitore assoluto. In palio un premio in denaro e la possibilità di esibirsi e aprire concerti di artisti importanti.

E com’è la risposta dei giovani?
Hanno partecipato, fino ad oggi, più di 300 ragazzi. Mi fa piacere raccontare che nessuno di loro ci ha mai chiesto in che posizione erano in classifica. È un talent atipico. La forza del volontariato è anche questa: la soddisfazione di aiutare l’altro è superiore alla competitività. Questi ragazzi in più stanno creando una community molto forte, che è unita da questo impegno sociale. Un progetto di volontariato seriamente musicale insomma. Siamo stati premiati nel 2016 come miglior festival italiano e siamo la realtà che fa più date di tutti in Italia, con 100 appuntamenti l’anno.

Avete anche cominciato un progetto cinematografico. Di che si tratta?
Sì abbiamo deciso di far diventare lo Special Stage anche una serie tv. Abbiamo sceneggiato 5 puntate raccontando la storia di un volontario per caso che decide di fare del bene dopo essersi innamorato di una dottoressa. Il titolo è “Involontario”. Un prodotto professionale che sarà presentato il 17 settembre su Mtv.

E per il l futuro che altro state preparando?
Prevediamo di sviluppare un altro format importante che è Special Cook. È lo stesso concetto di Special Stage ma la sfida è a suon di ricette in corsia. In questo caso gli ospiti saranno i cuochi stellati. È la novità su cui stiamo investendo tanto. E poi stiamo già pensando alla prossima serie da girare.

Dal punto di vista economico come vi sostenete?
Il progetto è stato studiato in modo che sia sostenibile. Tutti quelli che lavorano con noi sono appassionati di musica che fanno volontariato. Quindi non c’è alcun costo perché ciascuno mette la propria professionalità e le proprie attrezzature a disposizione gratuitamente. Compresi i ragazzi che partecipano alla gara. Poi negli anni abbiamo attratto finanziatori come Siae, che ha riconosciuto in questo progetto un sostegno gli artisti emergenti e per questo mette a disposizione i palchi che oggi doniamo agli ospedali. C’è poi un altro aspetto che non va sottovalutato

Quale?
Negli anni abbiamo attratto molte aziende che vi fanno da sponsor. Spesso capita che queste imprese ci chiamino per fare l’intrattenimento dei loro eventi. Così Officine Buone guadagna per l’intermediazione e i nostri giovani guadagnano andando a suonare.

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