Plastic Coast © Global Warming Images WW Ff
WWF

Mari "plastic free" la petizione anche su Change.org

20 Agosto Ago 2018 1418 20 agosto 2018
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L'organizzazione rilancia la raccolta firme per salvare gli oceani dalla plastica. Donatella Bianchi, presidente di WWF Italia: «Abbiamo 7.500 buoni motivi per chiedere di tutelare i nostri mari», tanti sono i km di coste italiane. Quattro le raccomandazioni rivolte al governo. Una ricerca recente ha inioltre scoperto emissioni di gas serra da detriti esposti a sole e aria

«Abbiamo 7.500 buoni motivi (tanti sono i km di costa italiani) per chiedere di tutelare i nostri mari dall’inquinamento da plastica». A dirlo Donatella Bianchi, presidente di WWF Italia. «In mare e negli oceani perfino la plastica biodegradabile è una minaccia, come dimostrato da recenti ricerche. L'inquinamento da plastica è un problema globale causato dall'eccessivo consumo di plastiche e da una cattiva o mancata gestione dei rifiuti. La Petizione che stiamo rilanciando in questi giorni e che vogliamo rendere virale, mira a rendere “plastic free” il Mediterraneo a cominciare dai mari italiani con quattro richieste al Governo italiano. l’Italia ha anche un motivo in più per mantenere alta la sua capacità di intervento su questo tema, visto che a dicembre ospiteremo la riunione (COP21) delle parti contraenti alla Convenzione di Barcellona per la tutela del Mediterraneo in cui sicuramente i temi dell’economia circolare e dell’inquinamento da plastica avranno una loro centralità».

Il Wwf ha lanciato, oltre che sul sito www.wwf.it, la petizione change.org/plasticfree anche sulla piattaforme social Change.org, in cui avanza quattro richieste al Governo perché venga mantenuta e rilanciata la leadership del nostro Paese per un Mediterraneo pulito e per sostenere l’azione del ministro dell’Ambiente Sergio Costa che ha già avviato una campagna per liberare innanzitutto la pubblica amministrazione dalla plastica ed ha annunciato un testo di legge per tutelare il mare innanzitutto da questo inquinamento.

Secondo una ricerca pubblicata poco prima di Ferragosto sulla rivista scientifica PlosOne dal titolo “Production of methane and ethylene from plastic in the environmentla plastica più comune che usiamo (e gettiamo) sotto forma di sacchetti, ma anche alcuni giocattoli, tappi, pellicole alimentari o flaconi per detersivi e alimentari, una volta rilasciata nell’ambiente libera sotto l’azione del sole, e soprattutto dell’aria, metano e etilene. La situazione peggiore se l’irradiamento solare avviene in ambiente asciutto: la produzione di etilene è 76 volte maggiore che non in ambiente acquatico. Tuttavia in acqua, dopo un periodo di almeno 150 giorni, la plastica produce anche idrocarburi gassosi. Tutti danni all’ambiente che si aggiungono a quelli già noti sulle materie plastiche gettate in mare, capaci di aggregare e trasportare numerose altre sostanze tossiche (metalli pesanti, pesticidi, etc.) oltre a quelle tipiche della plastica.

È questo un altro tassello alla lunga lista degli impatti sull’ambiente provocati da questo vero e proprio “highlander” dei mari, un motivo in più per combattere il rilascio di plastica in ambiente e trasformare il nostro stile di vita in un quotidiano “plastic free style”. La plastica rappresenta il 95% dei rifiuti del mare e ha dei primati incredibili di ‘resistenza’ nell’ambiente marino: un bicchiere resta in mare fino a 20 anni, una busta fino a 50 mentre un filo da pesca può durare fino a 600 anni. L’Italia ha vietato l’utilizzo di shopper di plastica per la spesa dal primo gennaio 2011, dall’inizio del 2018 ha vietato l’uso di sacchetti di plastica per gli alimenti, dal primo gennaio 2019 sarà vietato l’uso di cotton fioc non biodegradabili e dal primo gennaio 2020 l’uso di microplastiche nei cosmetici. Ma non basta, sottolinea l’associazione, per salvare le nostre spiagge e i nostri mari serve di più e con tempi molto più stretti.

Questa estate il Wwf ha anche organizzato il Plastic Free Tour: già oltre 30 gli eventi di pulizia delle spiagge con oltre 1.000 volontari e cittadini coinvolti che hanno liberato oltre 12 chilometri di spiagge e coste da rifiuti e detriti.

Il WWF ricorda che nel mondo si produce plastica da oltre 70 anni, 8 milioni di tonnellate finiscono ogni anno negli oceani e, secondo il recente Report Wwf, anche il Mediterraneo sta subendo impatti devastanti su specie e habitat: 134 sono le specie vittime dell’ingestione da plastica, tra cui tartarughe marine e cetacei. L’Europa è il secondo produttore di plastica al mondo; 2,1, sono i milioni di tonnellate di imballaggi di plastica consumati ogni anno dagli italiani.

In vista della nuova legge annunciata dal ministro Costa queste le 4 richieste, raccomandazioni di Wwf al governo
1. il Governo italiano faccia pressione sulla Commissione Europea perché divenga al più presto realtà la Proposta di Direttiva, annunciata il 28 maggio scorso, che chiede a tutti gli Stati membri di vietare 10 prodotti di plastica monouso (tra cui posate, piatti, cannucce, contenitori per alimenti e bevande), scongiurando un danno ambientale su scala europea di 22 miliardi di euro e ottenendo risparmi per i consumatori per 6,5 miliardi di euro entro il 2030;
2. venga introdotta nel nostro Paese una cauzione sugli imballaggi monouso che stimoli i consumatori a riconsegnare i piccoli imballaggi di plastica a circuiti ben congegnati che favoriscano il loro riciclaggio, diminuendo così i rifiuti, con l’obiettivo del 100% di imballaggi in plastica riciclabili o riutilizzabili entro il 2030.
3. siano messe fuori produzione in Italia le microplastiche da tutti i prodotti (a cominciare dai detergenti) entro il 2025, confermando il divieto delle microplastiche nei cosmetici dal primo gennaio 2020, stabilito dalla Legge di Bilancio 2018.
4. sia finanziato il censimento degli attrezzi da pesca "fantasma", cioè dispersi in mare, e il loro recupero e il corretto smaltimento in adeguate strutture portuali.

In apertura foto © Global Warming Images / WWF

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