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Cure palliative nel territorio di Brindisi, il punto della situazione

22 Agosto Ago 2018 1248 22 agosto 2018
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A due anni dalla vicenda che portò alla chiusura dell'équipe medico-sanitaria che operava da quasi vent'anni, Fondazione Ant torna sulla vicenda sulla quale lo scorso aprile è intervenuta anche una delibera dell'Anac. «A oltre due mesi di distanza e nonostante ripetute richieste niente sembra essersi mosso» commenta Raffaella Pannuti

Fondazione Ant Italia Onlus torna sulla vicenda che nel 2016 portò alla chiusura dell’équipe medico-sanitaria che da quasi vent’anni operava sul territorio di Brindisi nell’assistenza medico-specialistica gratuita ai malati di tumore: Asl Brindisi ha scelto di interrompere la convenzione - che dal 1998 aveva consentito ad Ant di fornire cure specialistiche e palliative a domicilio a quasi 800 malati di tumore ogni anno sul territorio brindisino - a seguito di un bando di gara per Assistenza Domiciliare Integrata di III livello che ha inglobato – insieme ad altri servizi - anche le cure palliative domiciliari ai pazienti terminali oncologici.



L’11 aprile scorso l’Autorità Nazionale Anti Corruzione, a seguito di segnalazione di Ant, ha richiesto con una delibera ad Asl Brindisi che, come stabilito dal bando di gara da oltre 36 milioni di euro che nel 2016 aveva affidato la gestione dell’assistenza domiciliare integrata a un raggruppamento temporaneo di partner privati (Società Cooperativa Sociale “Occupazione e Solidarietà” di Bari, Società Cooperativa Sociale “Sirio” di Bari, “THCS Telemedicine for Health Care Solutions S.r.l.” di Brindisi e la mandataria capogruppo “Coop. Soc. Onlus San Bernardo a r.l.” di Latiano), il personale: fosse impiegato a tempo pieno per 36 ore settimanali da ripartire comunque tra il personale della gestione precedente con contratti di lavoro subordinato alle dirette dipendenze del Partner privato. Si è potuto constatare, al contrario, - continua la delibera Anac - dalla documentazione relativa al personale impiegato nel progetto ADI che una parte consistente del personale viene utilizzata sulla base di rapporti di prestazione libero professionale.



L’attuale situazione, come ravvisato dall’Anac, appare dunque estremamente vantaggiosa per i partner affidatari e, contestualmente, rappresenterebbe un ingiustificato aggravio dei costi previsti contrattualmente a carico della Asl, tale da comportare un più che evidente grave danno all’Erario. Asl Brindisi fa sapere in una nota che attuerà una generica attività di controllo e verifica per la corretta esecuzione contrattuale del servizio in essere, attività che risulta a questo punto non solo superflua, stanti le verifiche e le annotazioni già emesse da Anac, ma soprattutto inidonea al fine richiesto dall’Autorità indipendente.



«A poco più di due mesi dalla delibera e nonostante ripetute richieste di assicurare la regolarità del contratto, niente sembra essersi mosso» commenta Raffaella Pannuti, presidente di Fondazione Ant. «Se Asl Brindisi decide di modificare il servizio di assistenza domiciliare ai malati di tumore, è indispensabile che questo cambiamento sia in meglio per i cittadini, i malati e le loro famiglie: la mia sensazione è che l’assistenza sia stata “scippata” ai cittadini stessi, nonché ad Ant, perché le regole imposte dal bando non sono attualmente rispettate. Chiediamo che Asl Brindisi faccia in modo che il gruppo di cooperative che hanno vinto il bando ne rispetti i termini», conclude il presidente Ant. «C’è una delibera di Anac che sottolinea come una parte consistente del personale sia utilizzata su base di rapporti di prestazione libero professionale e ne evidenzia il danno per l’erario. Non ci sembra corretto che non vengano rispettati i termini di legge: le risorse per questo tipo di assistenza sanitaria sono sempre poche, e devono essere utilizzate al meglio».

Il bando di Asl Brindisi era stato già all’epoca al centro di critiche per l’introduzione di criteri che di fatto precludono l’accesso al bando a gruppi facenti parte del privato sociale. La stessa Anac, con il suo presidente Raffaele Cantone, si era espressa sul tema: È emerso – scriveva Cantone nel settembre 2016 - che le stazioni appaltanti affidano frequentemente, con unica gara, servizi assistenziali diversi, sia per tipologia di attività che per destinatari degli interventi, richiedendo l’esecuzione di prestazioni complesse. Tale scelta operativa comporta l’introduzione di barriere all’accesso e determina forti restrizioni della concorrenza, precludendo la partecipazione alle procedure di affidamento degli operatori che, pur difettando delle capacità richieste per svolgere l’intera prestazione prevista dal bando di gara, avrebbero i requisiti necessari a eseguire almeno uno dei servizi richiesti. Come già evidenziato dall’Autorità (…) l’esigenza di soddisfare bisogni complessi dell’utenza non giustifica la scelta di affidare l’intero servizio a un unico operatore. Il rispetto dei principi di concorrenza e non discriminazione impone, infatti, l’adozione di accorgimenti che consentano, in ogni caso, la massima partecipazione degli operatori economici alle procedure di affidamento.



La storia di Fondazione Ant in Puglia risale al 1988 quando avviò, tra i primi, le cure palliative oncologiche domiciliari nelle Asl di Taranto e Brindisi. Questo avveniva ben prima che il legislatore lo riconoscesse – con la legge 38 sul dolore nel 2010 - come un diritto del cittadino nel nostro Paese. Questa assistenza, che nella Asl Brindisi è stata fornita a più di 7.000 pazienti e alle loro famiglie, a titolo completamente gratuito, solo dal 1998 viene riconosciuta e sostenuta dalla stessa Asl con una convenzione a parziale ristoro delle spese sostenute da Fondazione Ant. Nel corso dell’anno 2015, nella Asl Brindisi il gruppo di Fondazione Ant dedicato alle cure palliative domiciliari oncologiche ha seguito 779 pazienti.
Di questi i nuovi assistiti nell’anno sono stati 503, 442 hanno potuto concludere la malattia a casa, circondati dall’affetto dei propri cari. Le giornate di cura erogate sono state 104.952 e lo staff di Ant impegnato nel servizio era composto da 12 medici, 9 infermieri e 2 psicologi. Questo gruppo di lavoro ha seguito più di 300 pazienti ogni giorno

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