Personaggi

Vincino, la satira senza prosopopea

22 Agosto Ago 2018 1218 22 agosto 2018

È stato il fondatore del Male e protagonista di Cuore. Per 20 anni ha disegnato vignette per Il Foglio. Veniva da Lotta Continua ma 20 anni fa si divertì a disegnare per un giornale di giovani cattolici. Ecco chi era il grande vignettista che ieri ci ha lasciati

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È stato il fondatore del Male e protagonista di Cuore. Per 20 anni ha disegnato vignette per Il Foglio. Veniva da Lotta Continua ma 20 anni fa si divertì a disegnare per un giornale di giovani cattolici. Ecco chi era il grande vignettista che ieri ci ha lasciati

Lo vedevamo arrivare con il suo fare sempre gentile e insieme arruffato. Aveva sempre una borsa a tracolla che potevamo immaginare piena di chissà quante vignette o idee di vignette. Erano gli inizi degli anni 90 e Vincino aveva accettato di collaborare con un giornale un po’ corsaro fatto da un gruppo di giovani. Si chiamava Il Sabato, non apparteneva certo all’area culturale da cui lui proveniva, ma poco gli importava. Si sentiva libero e gli piaceva molto fare queste scorribande che facevano girare la testa ai suoi amici di un tempo. Vincenzo Gallo, in arte Vincino, è morto ieri, causa una lunga malattia. Non ha fatto pesare in nessun modo questo suo addio, continuando a lavorare sino all’ultimo come se nulla fosse. E in questo modo di andarsene c’è tutto il suo spirito, aperto e libero da ogni tentazione di protagonismo. Lo specchio di un personaggio come Vincino è quel suo segno ingarbugliato, quasi che le sue matite fossero sempre come lui, un po’ disubbidienti e non seguissero i comandi della mano.

Vincino è stato un protagonista della satira in Italia, in prima linea nell’esperienza del Male (di cui è stato direttore, arrivando a far vendere al giornale 160mila copia) e poi di Cuore. Uomo di sinistra, ma senza ma quei vizi di saccenteria intellettuali tipica di tanti suoi colleghi. Vicino non era mai uno con la verità in tasca. Per lui la satira non aveva compito di fornire risposte e tanto meno di emettere sentenze ma semmai di scompigliare gli scenari. Per fare satira, diceva, si deve essere incazzati con il mondo: se non c’è incazzatura non nasce niente.

Nel segno di quel suo trasversalismo libertario, l’ultima lunga stagione della sua vita è stata segnata dal lavoro quotidiano per Il Foglio. Più che una militanza, una sorta di “fratellanza” nel segno dell’amicizia e del comune sentire con il suo fondatore Giuliano Ferrara.

Lo stile umano e artistico di Vincino lo si poteva cogliere in quella disponibilità a mettersi negli angoli delle pagine, quasi a riempire gli spazi con quei suoi disegni che sembravano casuali e che invece ogni volta nascondevano sorprese. È stato uno stile all’insegna della simpatia umana anche rispetto ai propri bersagli. Satira per lui non era mai demonizzazione, anche se tra le sue matite finivano personaggi che sarebbe stato un gioco gettare in pasto all’indignazione. Ma a dispetto di quel suo fare arruffato, di quel disordine che regnava sul suo tavolo, Vincino alla fine era un uomo umanamente sempre elegante. Un signore, si sarebbe detto un tempo. Un signore che all’alba di quegli anni 90 si era anche divertito a disegnare per quella strana banda di ragazzi cattolici senza patria.