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Salute

Celiachia: ecco i nuovi tetti massimi di spesa

29 Agosto Ago 2018 1520 29 agosto 2018
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Novità per i 200mila celiaci diagnosticati: conseguentemente al calo dei prezzi degli alimenti senza glutine, i tetti di spesa vengono ridotti in media del 19%, con un risparmio per lo Stato di 30 milioni di euro. Il decreto è in Gazzetta Ufficiale. AIC: «La riduzione non è una sforbiciata lineare, ma una revisione razionale che lascia immutata la copertura del 35% dell’apporto calorico giornaliero da carboidrati privi di glutine e mantiene l’attenzione su fasce d’età con bisogni particolari»

Le date a questo punto sono certe: entro il 28 febbraio 2019 il Registro nazionale dei prodotti specificamente formulati per celiaci erogabili a carico del SSN verrà rivisto e poi entro tre mesi dalla sua pubblicazione le Regioni potranno applicare i nuovi tetti di spesa previsti.

È stato infatti pubblicato ieri in Gazzetta ufficiale (n. 199 del 28 agosto 2018) il decreto che fissa nuovi limiti massimi di spesa per l'acquisto di prodotti senza glutine. Si tratta di un decreto atteso, la cui pubblicazione non ha riservato sorprese rispetto a quanto era già stato reso noto in primavera, dopo il parere positivo da parte della Conferenza Stato Regioni (10 maggio).

Il nuovo decreto conferma il diritto all’erogazione gratuita degli alimenti, sebbene con una riduzione media dei tetti di spesa del 19%. I nuovi tetti di spesa sono stati fissati infatti in 56 euro per la fascia di età fra i sei mesi e i 5 anni (+24% rispetto ai precedenti 45 euro), in 70 euro per i bambini tra i 6 e i 9 anni, restano pressoché invariati nella fascia adolescenziale, particolarmente critica per l’accettazione di un regime alimentare speciale (100 euro per i maschi e 90 euro per le femmine tra i 10 e i 13 anni che salgono a 124 per i maschi e 99 per le femmine tra i 14 e i 17 anni). Per gli adulti, i tetti massimi sono di 110 e 90 euro tra i 18 e i 59 anni e poi di 89 e 75 euro per gli over60. «La riduzione non è una sforbiciata lineare alle risorse per i pazienti, ma una revisione razionale che lascia immutata la copertura del 35% dell’apporto calorico giornaliero da carboidrati privi di glutine e che mantiene l’attenzione su specifiche fasce d’età con bisogni particolari», aveva commentato già a maggio l’Associazione Italiana Celiachia (AIC).

La revisione dei tetti massimi di spesa si era resa necessaria dopo le modifiche della normativa europea, che nel 2013 aveva abolito i prodotti dietetici e dopo il calo che hanno avuto i prezzi dei prodotti senza glutine: rispetto al 2006 il costo di pane, pasta e farina ha registrato un calo del 7% nel prezzo medio globale in farmacia e fino al 33% nella grande distribuzione.

L’Associazione Italiana Celiachia (AIC) nei mesi scorsi ha collaborato con il Ministero della Salute afffinché i tagli fossero in linea con le reali esigenze dei celiaci e perché non venisse meno la garanzia della copertura del 35% dell’apporto calorico giornaliero da carboidrati privi di glutine. «Anche grazie al lavoro di AIC, la bozza del decreto salvaguarda una corretta terapia e assistenza ai pazienti, pur prevedendo un risparmio per lo Stato stimato in oltre 30 milioni di euro, che garantisce la sostenibilità della spesa per l’assistenza ai celiaci», dice Giuseppe Di Fabio, presidente AIC. Questo risparmio costituirà una riserva di risorse per i bisogni terapeutici dei pazienti che saranno diagnosticati nel futuro, «in crescita al ritmo del 10% annuo, con 400mila nuove diagnosi attese». I pazienti celiaci diagnosticati secondo i dati pubblicati dal Ministero della Salute sono 198.427, ma i pazienti attesi sono circa 600.000.

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