Stop Killer Robots 2
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Killer robots: davvero vogliamo affidare ai robot la decisione di uccidere un uomo?

29 Agosto Ago 2018 1007 29 agosto 2018
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«Se la tendenza verso l'autonomia continuerà con il ritmo attuale a breve l’intervento umano inizierà a svanire dal ciclo decisionale per alcune azioni militari, forse mantenendo solo un ruolo di supervisione limitato o semplicemente impostando parametri ampi per ciascuna missione»: a Ginevra 70 Paesi riuniti per discuterne. Mentre la società civile dice: «una dichiarazione politica non basta, serve un Trattato di messa al bando»

Si è aperta lunedì a Ginevra la sesta riunione della Convenzione ONU sulle armi convenzionali (CCW), convocata per discutere di sistemi di armi autonome letali, con 70 Paesi partecipanti. E si moltiplicano le voci della società civile e del mondo della ricerca affinché gli Stati membri delle Nazioni Unite avviano dei negoziati per arrivare a un Trattato che proibisca i Killer Robots, cioè sistemi d’armi che una volta attivati avrebbero la capacità di selezionare e attaccare obiettivi senza l’intervento umano. La Campagna internazionale “Stop Killer Robots” - di cui Rete Disarmo è parte - sollecita gli Stati partecipanti all’incontro internazionale a votare un esplicito mandato negoziale verso una norma internazionale di divieto. «È sempre più evidente che l’opinione pubblica si oppone fortemente all’idea che sia permesso a delle macchine di selezionare bersagli e utilizzare forza letale senza alcun controllo umano significativo. Permettere una tale evoluzione sarebbe aberrante, immorale, un affronto al concetto di dignità umana e ai principi di umanità», ha dichiarato Jody Williams, premio Nobel per la pace nel 1997 e presidente della Nobel Women's Initiative. «È arrivato il tempo per i Governi di ascoltare le crescenti richieste per una nuova norma internazionale che proibisca i cosiddetti Killer Robots».

L'opinione pubblica si oppone fortemente all’idea che sia permesso a delle macchine di selezionare bersagli e utilizzare forza letale senza alcun controllo umano significativo. Permettere una tale evoluzione sarebbe aberrante, immorale, un affronto al concetto di dignità umana e ai principi di umanità

Jody Williams, premio Nobel per la pace nel 1997

Le gravi sfide legali, operative, morali, tecniche e di proliferazione sollevate dalle armi letali completamente autonome hanno avuto ampia attenzione sin dal primo incontro del CCW sul tema, nel maggio 2014 e tuttavia dopo più di quattro anni gli Stati non hanno ancora concordato la risposta normativa necessaria per affrontare il problema umanitario e le sfide di sicurezza internazionale sollevate dai Killer Robots. Recentemente l’Austria e altri Stati hanno proposto di avviare negoziati nel 2019 su un nuovo trattato di divieto, per mantenere un controllo umano significativo sui sistemi di armamento, portando a 26 il numero di Paesi che hanno esplicitamente chiesto una norma di divieto sulle armi completamente autonome.

Praticamente tutti gli Stati che hanno preso parola nei dibattiti avuti finora, compresa l’Italia, hanno sottolineato la necessità di mantenere il controllo umano sui sistemi d'arma e l'uso della forza. Il punto è “come”. Francia e Germania hanno rifiutato di aderire alla richiesta di un divieto normativo, proponendo invece una dichiarazione politica sul concetto di controllo umano, proposta che la Campagna “Stop Killer Robots” ha respinto come non appropriata e non ambiziosa. Anche l’Italia, finora, ritiene che la strada da seguire sia quella di dichiarazioni politiche non di norme vincolanti. Francia, Israele, Russia, Regno Unito e Stati Uniti ad aprile hanno esplicitamente rifiutato di iniziare negoziati verso una nuova legge internazionale sulle armi completamente autonome: queste ed altre potenze militari stanno investendo ingenti fondi in droni armati e altri sistemi d'armamento con livelli decrescenti di controllo umano. La preoccupazione della società civile internazionale è che progressi tecnologici e nell'intelligenza artificiale rendano sempre più pratico progettare sistemi di armi capaci di operare senza alcun controllo umano significativo. Se la tendenza verso l'autonomia continuerà con il ritmo attuale a breve l’intervento umano inizierà a svanire dal ciclo decisionale per alcune azioni militari, forse mantenendo solo un ruolo di supervisione limitato o semplicemente impostando parametri ampi per ciascuna missione.

L’intenzione della Rete Italiana per il Disarmo è quella di chiedere anche al Parlamento italiano di discutere il tema e promuovere una leadership dell’Italia sulla messa al bando delle armi completamente autonome

Francesco Vignarca, coordinatore di Rete Disarmo

Il Parlamento Europeo ha recentemente votato una risoluzione che richiede la messa al bando dei Killer Robots e una simile mozione è stata approvata dal Parlamento del Belgio: «L’intenzione della Rete Italiana per il Disarmo è quella di chiedere anche al Parlamento italiano di discutere il tema e promuovere una leadership dell’Italia sulla messa al bando delle armi completamente autonome», sottolinea Francesco Vignarca, coordinatore di Rete Disarmo. «Lo scorso anno si è avuto un primo dibattito con risultati deboli e non soddisfacenti. Speriamo che il nuovo Parlamento affronti la questione sotto una prospettiva diversa».

La Campaign to Stop Killer Robots (di cui Rete Italiana per il Disarmo è membro italiano) è una coalizione globale di organizzazioni non governative lanciata nell'aprile 2013 che sta lavorando per vietare preventivamente la produzione e l’utilizzo delle armi completamente autonome “FAWS” (note anche come sistemi d’arma autonomi letali “LAWS”). La campagna si oppone al fatto che sia permesso a delle macchine di disporre della vita umana sul campo di battaglia o negli intervento di polizia, nel controllo delle frontiere e in altre circostanze similari.