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Rapporti

Troppi randagi nei canili, soprattutto al Sud

30 Agosto Ago 2018 1523 30 agosto 2018
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Per il terzo anno la Lav – Lega anti vivisezione – presenta un dossier che raccoglie i dati e i numeri delle strutture in tutta Italia. Emerge un Paese spaccato in due: il 72% degli animali nei rifugi è nel Mezzogiorno dove mancano i gattili e sono ancora pochissime le colonie feline registrate. Si chiede al ministro della Salute, Giulia Grillo, un Piano Nazionale di prevenzione del randagismo

Un fenomeno sotto gli occhi di tutti eppure non perfettamente conosciuto nelle sue dimensioni anche perché i dati ufficiali scarseggiano. Questo è il randagismo animale. Cani e gatti che o non hanno più un proprietario o non lo hanno mai avuto e che si aggirano nelle nostre strade e nelle campagne. Proprio per cercare di ovviare a questa assenza di informazioni la Lav ha chiesto a Regioni e Provincie autonome di indicare quante strutture di accoglienza per cani e gatti siano presenti sul loro territorio, quanti cani, dopo essere stati catturati, siano stati restituiti al proprietario, quanti fossero quelli presenti nei canili rifugio, il numero delle colonie feline, delle sterilizzazioni effettuate e quello delle adozioni.

Frutto di questa indagine, realizzata per il terzo anno consecutivo, il nuovo dossier di Ilaria Innocenti, responsabile Lav Animali Familiari da quale emerge un quadro tutt’altro che positivo. “Una conferma” sottolinea una nota dell’associazione animalista in cui si richiamano anche le due velocità italiane: un “Paese diviso sostanzialmente in due: da una parte, Centro-Nord Italia (a eccezione del Lazio) dove il randagismo canino è contenuto, mentre al Sud e nelle Isole il numero dei cani randagi è ancora rilevante. Ancora poche nel Mezzogiorno le colonie feline registrate”.

I dati ci dicono che nel 2017 il numero dei cani presenti nei canili rifugio è aumentato del 9,26% rispetto al 2016, e su 114.866 cani presenti in queste strutture, ben il 72% (82.342) si trova in quelle del Mezzogiorno.
91.021 i cani entrati nei canili sanitari nel 2017, e solo il 38% dei cani è stato restituito al proprietario. Anche in questo caso la percentuale più bassa di restituzione è stata registrata nel Sud Italia e nelle Isole, con appena il 6%, percentuale che aumenta al 39% nel Centro Italia, fino ad arrivare ad un 69% di media per le regioni del Nord.


Nella tabella il confronto tra animali entrati nei canili e quelli che sono stati restituiti (in arancio) nel 2017
Fonte Lav

Questa differenza è dovuta alla minore propensione alla registrazione in anagrafe degli animali d’affezione nelle regioni del Mezzogiorno. Per la Lav, comunque un dato incoraggiante è che le regioni che hanno registrato il maggiore aumento di cani iscritti in anagrafe nei primi 6 mesi del 2018, rispetto a quelli del 2017, sono quelle del Centro e del Sud: Umbria (+122%), Marche (+88%), Sicilia (+44%), Abruzzo (+11%), ma anche Lazio, Toscana e Calabria che fanno registrare un incremento pari al 10%. In nessuna regione, inoltre, si è registrata una flessione del numero delle registrazioni.

In Italia risultano 434 canili sanitari e 766 rifugi (114 canili assolvono entrambe le funzioni) per un totale di 1.200 canili, il 44% dei quali si trova nel Mezzogiorno, il 37% al Nord e il restante 19% al Centro. Inversa la situazione per quanto riguarda i gattili, quasi inesistenti al Sud e nelle Isole, che ne registrano appena 7 contro i 94 del Centro nord. Scarsa attenzione anche per le colonie feline (7.934 colonie registrate contro le 53.944 del Centro nord) e per la sterilizzazione dei gatti (poco meno di 15mila contro i poco più di 54mila del Centro-nord).

L’associazione riflette anche sul calo delle adozioni nel 2017: -3.704 cani rispetto al 2016, confermando il trend negativo evidenziato lo scorso anno, quando si era registrato un calo di 3.048 adozioni. Un fenomeno che riguarda tutte le regioni, ad esclusione di Lazio, Emilia-Romagna, Molise e Valle d’Aosta, e che trova una spiegazione anche nelle aumentate difficoltà degli italiani a causa della crisi economica. «Vivere con un cane o un gatto è considerato un lusso dal nostro Fisco. Mentre fiori recisi, francobolli da collezione e tartufi freschi godono di un’aliquota agevolata, su cure veterinarie e cibo per animali non tenuti a scopo di lucro si applica l’IVA ordinaria (22%) la stessa di champagne e automobili», chiosa Ilaria Innocenti nel dossier. Oltretutto le detrazioni Irpef per farmaci e cure veterinarie sono irrisorie, mentre il costo di un farmaco veterinario è in media cinque volte superiore rispetto a quello a uso umano. Per questi motivi la Lav ha anche lanciato la campagna #ipiùtassati, con cui chiede a Governo e Parlamento di ridurre l’aliquota per favorire la convivenza delle famiglie con un animale.

foto da lav.it

Il randagismo resta purtroppo un fenomeno lontano dall'essere superato nonostante i sensibili miglioramenti rispetto al 2006 (-23% di cani presenti nei canili rifugi). Secondo la Lav gli interventi, soprattutto al Centro sud e nelle Isole, da mettere in atto sono ormai urgenti, sia per gli animali coinvolti che sono costretti a una vita di stenti ed esposti a continui pericoli tra cui gli incidenti stradali che possono costituire un pericolo anche per l’incolumità pubblica, sia per il costo per la collettività. Nel 2017 si sono spesi 402mila euro al giorno per il mantenimento dei cani nei canili, (stima estremamente conservativa) nonché conclude l’associazione «un danno di immagine a livello turistico per le regioni in cui il fenomeno è più diffuso».

Per cercare di contrastare il fenomeno la Lav chiede al ministro delle Salute Giulia Grillo di prevedere con urgenza un Piano Nazionale di prevenzione del randagismo.
Dieci le linee guida a livello nazionale e locale che secondo l’associazione sono indispensabile all’interno del Piano:
raccogliere dati completi e certi da parte di tutte le Regioni;
realizzare un’Anagrafe nazionale canina e felina;
incentivare l’iscrizione dei cani in anagrafe degli animali d’affezione e rendere obbligatoria l’identificazione dei gatti tramite microchip;
applicare le norme esistenti, spesso disattese o solo in parte applicate;
promuovere le sterilizzazioni;
assicurare la presenza delle associazioni di volontariato nei canili per facilitare le adozioni;
predisporre incentivi per chi adotta, sotto forma di detrazioni, riduzione IVA, buoni e rimborsi;
adottare il modello di parco-canile;
promuovere l’accoglienza degli animali nelle strutture turistiche e nei luoghi pubblici;
contrastare il traffico di cuccioli e il commercio ambulante, nei negozi e on-line.

In apertura foto Pexels

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