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Migrazioni

Violenze della polizia croata sui profughi, il caso arriva all'Europarlamento

30 Agosto Ago 2018 1730 30 agosto 2018
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Decine le testimonianze dirette di duri pestaggi, anche verso minorenni, e furti da parte degli agenti che scovano le persone nell'intento di passare illegalmente - in mancanza di vie legali - il confine dalla Bosnia. L'europarlamentare Schlein: "Presto un'interrogazione e l'immediata richiesta di un monitoraggio indipendente per fare luce sugli abusi"

Disastro umanitario senza fine. Al confine tra Bosnia e Croazia, a Bihac e Velika Kladusa, le condizioni di almeno 3mila persone in fuga dai propri Paesi d’origine (soprattutto afghani, pachistani, iracheni e iraniani) continuano a essere intollerabili nell’Europa vincitrice del Premio Nobel per i diritti umani. Se va meglio alle famiglie - circa 150 persone, più della metà bambini, che a lavori di ristrutturazione ultimati diventeranno 500 - che hanno trovato alloggio temporaneo nell’hotel Sedra riadattato a campo profughi temporaneo da parte di Oim, Organizzazione internazionale per le migrazioni (agenzia umanitaria dell’Onu), per gli altri permane la dura attesa all’addiaccio con tende o nel Daski Dom, studentato mai finito di costruire in un parco in piena città di Bihac. Vita.it, dopo essere stata a Velika Kladusa, a fine agosto ha visitato l’hotel Sedra e ha percorso le anguste scale della struttura Daski Dom (galleria foto in coda), assieme a una volontaria dell’ong italiana Ipsia, che collabora con la Croce rossa, presente sul luogo in particolare per la distribuzione dei pasti, mentre Oim ha installato bagni e docce. “Ho provato a passare la frontiera con la Croazia attraverso la foresta, la polizia croata mi ha picchiato e derubato”, spiega un signore afghano, con segni di contusioni ben visibili su gambe e braccia.

Non è isolato il suo racconto: ci sono parecchie testimonianze di persone percosse prima di essere respinte dal suolo croato. Persone che poi riprovano a passare: c’è chi ci ha provato più di dieci volte e vuole arrivare a tutti i costi in Germania o in Francia, disposta a tutto pur iniziare una nuova vita. Sono 8-10mila per persone transitate dalla Bosnia dalla fine della primavera, quando si è aperta quest’ultima rotta balcanica, almeno la metà quelle che sono riuscite a passare. Con l’unica modalità a disposizione, quella illegale, in assenza di quelle legali: pagando un trafficante che una volta usciti dalla foresta in suolo croato, le prelevi in auto per portarle al confine successivo, quello tra Croazia e Slovenia, e via dicendo fino al Nord Europa, attraverso l’Italia.

Di fronte a questa situazione umanitari assurda le istituzioni, in particolare quelle europee, cosa fanno? “Bisogna intervenire subito. Presenterò al più presto un’interrogazione parlamentare a Bruxelles”, annuncia l'europarlamentare Elly Schlein raggiunta da Vita.it. “Oltretutto tra non molto sarà inverno e in quei posti le condizioni si fanno davvero dure”. E le botte della polizia croata? “Bisogna indagare, risalire agli autori di questi fatti gravissimi”, esorta Schlein che è in contatto con le reti di volontari e le associazioni presenti al confine. “Anche la testata inglese Guardian ha denunciato la cosa, ed è delle ultime ore l’inchiesta video di Al Jazeera Balcani che mostra le ferite delle persone: l’Unione europea non può disinteressarsi di quello che sta accadendo. Dov’è Frontex?” chiede l’europarlamentare. Domanda che colpisce nel segno: l’Agenzia per il controllo esterno delle frontiere, che nell’ultimo anno ha aumentato il proprio organico di 10mila unità, ma non ha un ruolo attivo in quella frontiera. “Ci sono evidenti casi di violenza, è capitato di persone annegate nei fiumi, come si può giustificare questo modo di proteggere i confini lasciando zone di No man’s land, terra di nessuno, in cui i diritti sono sospesi?”.

Oltre alla prossima interrogazione parlamentare, Schlein chiederà alla Ue “l’avvio di una commissione indipendente di monitoraggio di quanto sta accadendo”, contattando poi gli omologhi croati per fare pressione sul proprio governo affinché indaghi sugli autori delle percosse subite dalle persone in fuga. “Anche perché lo status legale di queste persone è incerto, molti di loro sono stati vari mesi in Grecia in attesa di un ricollocamento che poi non è avvenuto”. Nel frattempo, anche Vita.it ha chiesto direttamente alla Commissione europea chiare risposte in merito: rimaniamo in attesa.

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